ECUMENISMO
Celebrare i santi nell’unità delle Chiese cristiane
Si è concluso con un messaggio indirizzato a tutte le Chiese cristiane il simposio “Una nube di testimoni: opportunità per una commemorazione ecumenica” che si è tenuto nei giorni scorsi presso il monastero di Bose (Italia), per iniziativa della comunità monastica e della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec). Al fine di “contribuire alla riconciliazione delle memorie e alla reciproca comprensione tra i cristiani”, il messaggio invita le comunità ecclesiali ad accordare più spazio alla commemorazione comune dei testimoni della fede e a ricordare nelle proprie celebrazioni anche quelli di altre confessioni. All’iniziativa hanno partecipato circa ottanta teologi e responsabili di Chiese – ortodossi, cattolici, protestanti, anglicani e pentecostali – di tutti i continenti.Santi di una Chiesa divisa. “Le persone che le Chiese riconoscono come santi, ci mostrano cosa è vero per tutti i cristiani, ci offrono la definizione di ciò che significa la vita da battezzati. Ma che dire dei santi di una Chiesa divisa?”: è l’interrogativo posto dall’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, nel testo inviato ai partecipanti al simposio. “In Occidente e in Oriente – prosegue il testo – ci sono persone che hanno patito sofferenza e morte per mano di cristiani – cattolici, ortodossi, anglicani, protestanti – e sono stati riconosciuti come martiri: come possiamo celebrare la memoria di qualcuno che è morto per nostra stessa mano?”. Secondo Williams: “I martiri ci invitano ad identificarci con il Cristo presente accanto ad ogni uomo vittima di violenza ed esclusione e a riconoscere la nostra complicità nella violenza e nella prospettiva distorta che l’ha generata”. “Quando celebriamo i santi in un contesto ecumenico – ha concluso Williams – celebriamo la Chiesa che sarà e non è ancora: il corpo escatologico di Cristo del quale tutti coloro che lo hanno servito nella verità sono ugualmente partecipi, anche se sono stati divisi tra loro nella storia”.Una comune testimonianza. “Sono diverse le sfide da affrontare per introdurre una commemorazione ecumenica dei testimoni della fede”. È quanto affermato da Tamara Grzdelidze, della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), intervenendo al simposio. Una di queste “riguarda la differenza tra le tradizioni nel ruolo attribuito ai testimoni. In alcune di esse i santi o i testimoni sono invocati nella preghiera; altre hanno sviluppato modi diversi di ricordarli”. L’altra sfida è “evitare di creare una lista alternativa e fissa di testimoni. È importante tenere in mente che i ‘bordi’ della ‘nube’ sono sempre in movimento ed è al di là delle capacità umane definirne la capienza”. Ogni Chiesa, secondo Grzdelidze, “può decidere di commemorare i testimoni in varie occasioni ecumeniche ma è importante che le comunità locali diano sostanza a tali commemorazioni”.”L’inizio di un processo che conduca a ricordare insieme la nube di testimoni – ha proseguito Grzdelidze – è uno dei passi che possiamo intravedere per l’unità delle Chiese”. Infatti “la commemorazione ecumenica diventa una comune testimonianza cristiana al mondo con il riconoscere i credenti in ogni Chiesa” e “un passo verso la riconciliazione nei casi in cui la storia abbia trasformato gli eroi di una Chiesa nei nemici dell’altra”.La riconciliazione delle memorie. “Nel 1650 – ha ricordato il teologo ginevrino Dagmar Heller – il valdese Giovanni Luigi Pascale fu bruciato a causa della sua fede nei pressi di Castel Sant’Angelo a Roma: questa potrebbe essere una opportunità per i cattolici e i valdesi romani di commemorarlo insieme”. Si potrebbe anche, secondo Heller “produrre insieme dei calendari e delle biografie, magari ponendo l’accento sui casi di comune martirio come è avvenuto per i tre preti cattolici e un pastore protestante che nel 1943 ad Amburgo furono uccisi uno dopo l’altro, così che letteralmente il loro sangue si mischiò al suolo”. Al di là di ogni intento, va tenuto presente che “le storie e le spiritualità diverse permangono”. La commemorazione dei santi, ad esempio “non è molto diffusa nelle Chiese luterane a causa dell’accento posto da Lutero sulla Bibbia come sola fonte della fede e della dottrina della giustificazione per la quale la salvezza arriva solo attraverso Cristo”. Allo stesso modo, ha sottolineato l’archimandrita e docente di teologia a Parigi Job Getcha “è impossibile per la Chiesa ortodossa commemorare nella liturgia i santi di altre confessioni fino al giorno in cui la piena unità tra questa confessione e l’Ortodossia non sarà restaurata”.Un cammino da proseguire. A livello ecumenico, secondo Heller, è quindi necessario “conoscere e capire la differente comprensione dei santi, a livello teologico e pratico”, “spingere le Chiese locali a guardare la storia dei propri santi e a ricordarli insieme alle altre Chiese”, “guardare alle figure che possono essere problematiche per le altre Chiese”, “cercare testimoni che possono essere esempi comuni di fede”. Si potrebbe, infine, ha concluso Heller “individuare nel 1° novembre o in un’altra data il giorno per una comune celebrazione della nube dei testimoni”.