LAZIO

Giustizia sociale, non assistenza

Una proposta di legge sul reddito minimo garantito

“La Regione riconosce il reddito minimo garantito allo scopo di favorire l’inclusione sociale per i lavoratori disoccupati, inoccupati o precariamente occupati, quale misura di contrasto alla disuguaglianza sociale e all’esclusione sociale nonché strumento di rafforzamento delle politiche finalizzate al sostegno economico, all’inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nel mercato del lavoro”. Questo il principio e la finalità che si pone la Regione Lazio nella proposta di legge: “Istituzione del reddito minimo garantito. Misure di sostegno al reddito in favore dei disoccupati, inoccupati o precariamente occupati”. Si tratta di un testo appena approvato dalla Commissione lavoro, pari opportunità, politiche giovanili e politiche sociali, che riunisce sette proposte di legge.Il testo prevede per disoccupati, inoccupati e precari con reddito inferiore ai 7.500 euro l’anno, misure di sostegno diretto, come l’erogazione di sussidi per 5.400 euro l’anno, e indiretto, come agevolazioni per servizi culturali e sportivi, trasporti pubblici, pagamento delle forniture di pubblici servizi, gratuità dei libri scolastici, contributi per ridurre l’incidenza dell’affitto. La norma poi stanzia 30 milioni di euro per il triennio 2008-2010, istituendo un fondo regionale per il reddito minimo garantito. Reddito minimo che è definito “quell’insieme di forme reddituali dirette ed indirette che assicurino un’esistenza libera e dignitosa”. Infine, si stabilisce l’adozione di un regolamento, una volta entrata in vigore la legge e previa consultazione, tra l’altro, delle rappresentanze istituzionali degli enti territoriali e delle parti sociali, per definire requisiti, modalità e verifiche sull’attuazione.Uno strumento interessante. “Un’iniziativa importante, ma che va inserita all’interno di una logica integrata e sistemica”. Questo il convincimento di Lidia Borzì, presidente delle Acli Lazio, che sottolinea comunque il suo essere “assolutamente favorevole a tale proposta di legge anche perché, benché nel Lazio vi sia un trend positivo di crescita del lavoro, quello che aumenta è il cosiddetto lavoro atipico. Pertanto avere uno strumento di sostenibilità della flessibilità è molto interessante”. Il reddito minimo garantito, afferma Borzì, “è uno strumento decisamente poco diffuso in Italia a differenza del resto dell’Europa. Rispetto ai dati sulla povertà è un primo mezzo di contrasto della povertà che però va gestito in modo integrato con strumenti attivi, di aiuto alle famiglie e alle persone. Per fare alcuni esempi: formazione permanente e adeguata, sussidi per la casa, asili, interventi per la conciliazione dei tempi per lavoro e famiglia”. Il testo, comunque sia, “è fondamentale, soprattutto rispetto al quadro del nostro Paese, in cui la ricchezza è in mano a pochi, in cui le disuguaglianze sono alte”. Pertanto, afferma l’esponente delle Acli, “creare strumenti di contrasto alla povertà è importante, ma tale strumento del reddito minimo garantito deve essere inserito in una logica integrata, così non si tratterà di una mera norma assistenzialistica”. Bene, quindi, “che la proposta di legge sia indirizzata in favore delle persone più povere. Se così non fosse si estenderebbe troppo il campo dei beneficiari, rischiando di determinare al contrario effetti negativi, come per esempio il non stimolare la ricerca di un lavoro”. Un passo avanti. “Si tratta di un importante passo avanti nel riconoscimento di un principio. Anche se non posso non rilevare come le risorse stanziate siano del tutto insufficienti”. Ad affermarlo è Dario Roncon, segretario Cisl Lazio. “Nella nostra Regione ci sono un tasso di disoccupazione e di precarietà molto elevati – aggiunge – e proprio in relazione a questa situazione i fondi che vengono stanziati sono una goccia nel mare, notevolmente insufficienti, potendo garantire un sostegno al reddito solo a poche migliaia di cittadini”. L’esponente della Cisl rileva come “dopo molti mesi di discussione finalmente è stata approvata dalla competente Commissione la proposta di legge. È un importante passo avanti verso la sperimentazione di innovative forme di welfare basate su nuovi diritti di cittadinanza. È un testo che va nella direzione di un effettivo contrasto a forme di povertà e di difficoltà economica soprattutto in questo periodo contrassegnato dalle molte crisi aziendali aperte, dal progressivo aumento della povertà, da intere fasce di cittadini che fanno fatica a far quadrare il bilancio familiare e ad arrivare a fine mese”. Proprio per questo l’auspicio di Roncon è che il “vaglio dell’aula consiliare avvenga nel più breve tempo possibile, perché si arrivi in tempi brevi alla sua definitiva approvazione”. In conclusione, secondo il segretario regionale Cisl, “appare evidente l’importanza di stabilire un regolamento per la definizione delle graduatorie, tenuto conto che le risorse disponibili per l’entità del sostegno possono contribuire al reddito di non oltre 2.000 cittadini, anche se il potenziale bacino di utenza è notevolmente superiore”.a cura di Alessia Meloni(14 novembre 2008)