L’unica ragione di vita

ANNO PAOLINO

Cristo è l’unica ragione di vita. Questo annuncio – accompagnato dalla testimonianza – deve raggiungere tutti, indistintamente. Con il dialogo, la preghiera, l’ascolto, il silenzio, l’accoglienza, l’impegno concreto per chi fa più fatica. In Paolo, apostolo e santo, c’è tutto questo. Lo interpretano le parole del vescovo emerito di Biella, mons. Massimo Giustetti, già docente di Sacra Scrittura, studioso di San Paolo e autore di una recente pubblicazione dal titolo “Cristo e il cristiano secondo San Paolo”. Mons. Giustetti ha proposto, ieri sera (13 novembre), su invito dell’Azione Cattolica biellese, una “conversazione” dal titolo: “Camminate secondo lo Spirito. Le vie di spiritualità laicale secondo San Paolo”. A margine dell’incontro “Il Biellese” (bisettimanale cattolico) ha rivolto alcune domande a mons. Giustetti.

Eccellenza, San Paolo ha ancora qualcosa da dire oggi?
“Credo che questo Anno Paolino sia veramente un dono della Provvidenza. San Paolo è una persona eccezionale. Basterebbe guardare gli Atti degli Apostoli, le Lettere di Paolo… troviamo una ricchezza straordinaria di esperienza, indicazioni, sollecitazioni per autenticare sempre di più la vita della Chiesa e la nostra vita di cristiani. Se Paolo ha sempre avuto moltissimo da dire, credo che oggi, nel periodo in cui stiamo vivendo, acquisti una collocazione singolare per l’autenticità, l’apertura, l’intensità della sua vita e di ciò che ha detto e insegnato”.

Benedetto XVI ha denunciato più volte la dittatura del relativismo. Paolo non era certo un indifferente…
“Non lo era… La sua vocazione, chiarissima, a lui affidata dal Signore, era quella di portare il Vangelo a tutti, su tutte le strade del mondo: «Mi sono fatto tutto a tutti». Non dovrebbe essere anche oggi così? Paolo ha da dire importanti cose che vanno al di là di una visione relativistica della verità delle cose di Dio e della Chiesa”.

Una conversione non facile quella di Paolo…
“La conversione di Paolo è stata molto singolare. Direi, unica. Paolo stesso dice che è stato ghermito improvvisamente dal Signore. Davanti a questo intervento di Cristo su di lui, la risposta di Paolo è stata prontissima. La sua vita è cambiata rapidamente e radicalmente, in un attimo. Anche noi abbiamo bisogno di conversione, ma manchiamo di fiducia e di perseveranza. Dovremmo guardare a Paolo imparando un po’ la sua decisione per rompere e vincere la nostra mediocrità”.

È definito “Apostolo delle genti”. In un tempo in cui si parla di immigrazione, accoglienza, rifiuto, integrazione… come leggere queste realtà con gli occhi di Paolo?
“L’attenzione di Paolo è rivolta a tutti, egli è stato mandato a tutti, così come la Chiesa. Fra questi tutti ci sono – per fare un riferimento ad oggi – gli immigrati e i poveri. Anche noi dobbiamo imparare da lui ad avere questa sensibilità. L’apertura verso le genti, specialmente verso coloro che sono lontani da Dio, in difficoltà o nella povertà, dovrebbe caratterizzare anche il nostro apostolato”.

Il Sinodo dei vescovi, da poco concluso, ha ribadito l’attenzione alla Parola e al silenzio. Come tutto questo si è coniugato nella predicazione dell’apostolo Paolo?
“La parola di Paolo, detta e scritta, è ricchissima, però possiamo immaginare anche il suo silenzio. Un silenzio riflessivo; il silenzio davanti a tanti problemi delle comunità iniziali, che ha dovuto affrontare. Amo immaginare Paolo durante i lunghi viaggi: ha percorso migliaia di chilometri e avrà fatto soprattutto silenzio in attesa di arrivare là dove incontrava le persone e si apriva la porta alla Parola”.

Paolo, nonostante le tante prove, non si scoraggia…
“Eh, se manca la speranza… Guardiamo a Paolo: le prove, le sofferenze, le difficoltà… Credo che pochissimi apostoli abbiano avuto le difficoltà e le sofferenze che ha avuto Paolo. Nelle sue Lettere ci sono pagine in cui fa degli elenchi molto persuasivi delle sue prove e delle sue sofferenze. Per esempio, nella prima Lettera ai Corinzi, Paolo si incarica di fare l’elenco preciso di tutto quello che ha dovuto affrontare. La sua forza? È Cristo. Nella seconda Lettera ai Corinzi, capitolo 9, dice: «Noi non ci scoraggiamo, siamo sempre pieni di fiducia». Paolo è anche una figura alla quale dobbiamo guardare quando ci troviamo un po’ scossi, stanchi, sfiduciati. È esempio chiarissimo per ciascuno di noi proprio per quanto riguarda la tenacia, la fiducia, la costanza e la capacità di accettare anche le sofferenze e le incomprensioni. Oggi, in modo particolare, dobbiamo aiutarci, ispirandoci a Paolo, ad essere più fiduciosi in un impegno di vita cristiana autentica, che determini qualcosa nella vita e nell’ambiente nel quale viviamo”.

(14 novembre 2008)