FRANCIA

Minaccia o speranza?

Religioni e società: la 83ª Settimana sociale a Lione dal 21 al 23 novembre

“Le religioni, minaccia o speranza per le nostre società?”: è questo il tema su cui si confronteranno i 4000 partecipanti alla 83ª Settimana sociale dei cattolici di Francia, che si svolgerà al Centro congressi di Lione dal 21 al 23 novembre. Quest’anno vi saranno ospiti europei, tra cui una nutrita delegazione dall’Est. Saranno rappresentate la maggior parte delle religioni, per consentire un ricco dialogo interreligioso. Diversi gli interventi in programma. Tra questi spiccano quelli dei sociologi Danièle Hervieu-Léger e Jean-Louis Schlegel, dei teologi Paul-Michaël Zulehner, Jean-Paul Willaime ed Enzo Bianchi, della pastora della Chiesa riformata di Francia, Agnès von Kirchbach, e di personaggi politici quali Jacques Barrot, già vicepresidente della Commissione europea, e Tony Blair, ex premier del Regno Unito. Sarà presente anche il card. Peter Erdö, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). I laboratori tratteranno: la gestione della religione nello spazio pubblico; la religione nei media e l’espressione culturale; la religione, l’educazione e la formazione dei cittadini; religione e coesione sociale; religione e società di fronte alla scienza e ai dilemmi etici; le religioni e il corpo. Al termine della sessione verrà stilato un messaggio rivolto ai partecipanti e alla società in generale. Le Settimane Sociali di Francia sono nate nel 1904 con lo scopo di far conoscere il pensiero della Chiesa e contribuire al dibattito sociale. L’iniziativa fu di Marius Gonin e Adèodat Boissard, due laici cattolici preoccupati di far conoscere il pensiero sociale della Chiesa e di applicarlo all’attualità. La scelta dei temi delle Settimane riflette, dunque, questa esigenza, come dimostrano i temi delle ultime 8 edizioni (www.ssf-fr.org):2000: Vivere e lavorareIl lavoro è il tessuto della vita economica e componente essenziale, ma non esclusivo, del destino di ogni essere umano. Esso cambia con le tecniche e si evolve con le mentalità. Questi mutamenti sono stati al centro della sessione del 2000, nella quale non sono stati nascosti drammi come quello della disoccupazione. 2001: Biologia, medicina e società: che faremo dell’uomo?Con i progressi della genetica si prepara una rivoluzione: l’uomo può intervenire sulla vita stessa. Tra entusiasmo e preoccupazione, è dovere dell’uomo interrogarsi sulle questioni fondamentali che si aprono quando tutto diventa possibile: che diritto abbiamo sulla vita nascente? E quale verso quella terminale? Cosa guarire e cosa curare? Da qui dipende il volto della nostra civiltà.2002: La violenza. Come vivere insieme? La violenza è ovunque e da sempre. Ma appare ancora più scoraggiante nei suoi nuovi aspetti: quella giovanile, quella subita dai più piccoli, dai più indifesi, la violenza dell’ingiustizia economica e del terrorismo internazionale. Ogni cosa è messa in discussione, famiglia, scuola, giustizia ma anche poteri politici e organizzazioni internazionali. Siamo più violenti? Tra persone, razze, religioni e Stati? E perché? Capire la nostra violenza è il primo atto per ritrovare la chiave per vivere insieme. 2003: Il denaroLa sessione ha dato l’opportunità di capire meglio il denaro in un momento in cui spaventa e agita fantasmi. La sessione ha cercato di ristabilire la sua giusta importanza senza elevarlo a idolo delle nostre società consumistiche, proponendo la riabilitazione del dono come risposta alle sfide dell’economia mondiale e della globalizzazione.2004: L’Europa. Una società da inventareÈ l’anno del centenario e si parla di Europa come di una società da inventare, ma che aspira a diventare uno spazio privilegiato di speranza umana. L’Europa lo può essere solo se diventerà una dimensione preziosa per la nostra identità, un luogo di democrazia partecipativa e di ecumenismo esigente e fraterno. Il suo destino è nelle nostre mani.2005: Trasmettere. Condividere valori, suscitare libertàLa trasmissione è fondamentale, ma non è possibile che nella fiducia reciproca. La sfida della trasmissione alla quale l’uomo fa fronte da sempre è vista con preoccupazione dai nostri contemporanei. Partendo dalla trasmissione del gusto della vita si scopre che questa non ha un risultato immediato: il suo tempo è quello lungo della germinazione. 2006: Che cosa è una società giusta? La sessione ha invitato ad una riflessione, ma anche ad un’attuazione pratica. Nei lavori sono stati invitati quattro candidati alle elezioni presidenziali 2007, perché spiegassero la loro visione di società giusta e rispondessero alle domande contenute nel manifesto delle Settimane Sociali “12 proposte per un società più giusta”.2007: Vivere diversamente. Per lo sviluppo sostenibile e durevoleIl concetto di sviluppo sostenibile non può essere ridotto solo alla dimensione ambientale. Per la prima volta ci si rende conto che senza una visione di sostenibilità, senza attenzione alle generazioni future, lo sviluppo rischia di uccidere. Affinché il nostro mondo sia sostenibile, deve essere anche solidale. È in ballo un nuovo modello di civiltà che bisogna inventare, dove frugalità non è sinonimo di restrizione ma di fraternità.