PIEMONTE
Provvedimenti straordinari per salvare le aziende “in sofferenza”
Insediamento di un comitato anticrisi formato da associazioni imprenditoriali e sindacati, facilitazioni nell’accesso al credito per le imprese, stanziamenti per migliorare la competitività delle aziende piemontesi. Sono alcuni degli ultimi provvedimenti straordinari che la Regione Piemonte ha varato per fronteggiare la situazione di sofferenza delle fabbriche e delle imprese piemontesi. Fiat, Pirelli, Michelin, Pininfarina, Bertone, Motorola e tante altre imprese di dimensioni minori (per un totale di 40 aziende e circa 15 mila lavoratori) da settimane stanno annunciando tagli e licenziamenti del personale, dando forma ad una crisi industriale che ha come suo epicentro l’area metropolitana di Torino. La situazione economica del Piemonte è preoccupante: le aziende oltre i 100 mila euro di fatturato presentano dati di bilancio definiti “inquietanti” dalla stessa presidente della Regione, Mercedes Bresso.Il provvedimento. Dopo l’istituzione il 20 ottobre di un tavolo anticrisi presieduto dalla Regione (delibera 54-9879) entrato in esercizio il 5 novembre, a fine ottobre la Giunta regionale ha varato due bandi da 15 e 10 milioni di euro per incrementare l’efficienza e la produttività delle imprese con l’utilizzo di tecnologie informatiche (delibera 14-9896 del 27/10). Il 3 novembre la Giunta ha approvato poi un provvedimento (n°34-9962) che stanzia 20 milioni di euro di risorse fresche per aumentare fino ad alcune centinaia di milioni la possibilità di accesso al credito delle imprese. “È anche allo studio – secondo l’amministrazione regionale – un intervento per ridurre i tassi di interesse per le imprese per rallentare la crescita dell’indebitamento”. L’opinione della Chiesa. Anche la Chiesa piemontese è in prima linea per affrontare la crisi occupazionale e produttiva. Secondo don Daniele Bortolussi, direttore dell’Ufficio regionale per la pastorale sociale e del lavoro, che fa capo alla diocesi di Torino (rappresentata al tavolo anticrisi istituito dalla Regione), “gli operatori cattolici stanno tentando di rispondere in modo molto concreto alle conseguenze della crisi che tocca le famiglie: le strutture già in vita come i centri d’ascolto, Caritas e San Vincenzo continuano il loro prezioso lavoro mentre la rete delle parrocchie su tutto il territorio regionale è un ottimo referente anche per il monitoraggio delle situazioni di crisi”. “Va osservato, però – spiega Bortolussi – che questo momento di difficoltà per l’economia piemontese deve stimolare enti locali e associazioni di diversa ispirazione a collaborare in modo strutturato”: affrontare la crisi quindi, ma anche creare le condizioni di sistema perché i periodi di difficoltà non si ripetano. “Perché – ricorda il direttore dell’ufficio regionale – le fabbriche piemontesi non sono in sofferenza da ieri, ma (soprattutto nel settore dell’auto) risentono di una crisi di lungo periodo”.Confronto positivo. Per la segretaria generale della Cisl Piemonte, Giovanna Ventura, “la crisi attuale è molto diversa dal passato perché colpisce in modo indiscriminato tutti i principali settori produttivi, anche quelli ad alta specializzazione”. “Le norme straordinarie a tutela del lavoro – specifica Ventura – devono essere mirate al sostegno dello sviluppo sostenibile, alla promozione di un mercato del lavoro integrato con il sistema della formazione e alla sicurezza sui luoghi di lavoro”. Nelle scorse settimane Ventura ha giudicato, insieme agli altri rappresentanti sindacali, “in modo positivo il confronto che la Regione Piemonte intende avviare con il Governo centrale riguardo alle misure di sostegno al reddito e sull’occupazione, per l’allargamento della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria, per le misure selettive di sostegno alle imprese”.Lo spettro dell’usura. Infine, aspetto non secondario nello scenario economico attuale è rappresentato dal credito al consumo, che coinvolge molte famiglie in difficoltà, costrette ad indebitarsi per pagare anche le piccole spese ordinarie. Secondo i dati regionali il valore dell’indebitamento delle famiglie piemontesi è “di otto miliardi di euro ed è un segnale di difficoltà che può profilare una caduta della domanda”. Anche le Fondazioni antiusura del Piemonte, in buona parte di ispirazione cattolica, segnalano un incremento di questa modalità di “non oculata gestione delle risorse familiari” che sta prendendo sempre più piede, facilitata dalla libertà di manovra di molte società finanziarie che prestano denaro fidandosi di scarse garanzie e a tassi spesso vicini a quello d’usura.a cura di Andrea Ciattaglia(14 novembre 2008)