Olanda: la forza della famigliaApprezzamento per l’attenzione rivolta dal governo alla famiglia e per aver ascoltato sia le chiese che gli operatori pastorali nella stesura del documento La forza della famiglia sulla politica familiare, presentato all’inizio di novembre dal ministro Rouvoet. Questo è quanto che emerge dai vescovi olandesi, riuniti in sessione plenaria la scorsa settimana a Zeist. Comprensione anche per il fatto che non tutti gli aspetti del problema siano stati presi in considerazione, vista la sua ampia portata, continuano i vescovi. È stata apprezzata “la volontà di sostenere in modo attivo le famiglie da parte del governo con misure pianificate quale l’ampliamento dei permessi parentali, ambienti di lavoro favorevoli alle famiglie, sostegno all’istruzione, risoluzione di conflitti all’interno della famiglia”. Per alcuni di questi aspetti, ricordano i vescovi, “la Chiesa rappresenta già un partner per il governo, con la preparazione pastorale e al matrimonio, l’aiuto alle famiglie con situazioni difficili. I corsi a cui il documento si riferisce sono già presenti in alcune diocesi e parrocchie” e i vescovi ricordano la loro “disponibilità a collaborare con il ministro per trovare soluzioni sull’utilizzo dell’esperienza religiosa per raggiungere gli obiettivi delle politiche familiari”. Va ricordato comunque, continuano i prelati, che “la disponibilità a collaborare alla politica familiare lascia immutato il fatto che la visione del matrimonio e della famiglia della Chiesa cattolica sia diversa da quella espressa nella nota”, in quanto, ricordano “per la Chiesa il matrimonio è un patto che gli sposi stringono per formare una comunità comprensiva per tutta le vita e per la sua propria natura il matrimonio mira alla felicità dei coniugi e all’educazione dei figli”, e a questo proposito i vescovi sottolineano il diritto ogni bambino a un padre e a una madre. Oggetto primario della nota sono “i problemi familiari e le soluzioni per risolverli, ma”, continuano, “agli uomini serve più aiuto di quanto ne possano dare le sole persone” e proseguono incoraggiando l’utilizzo di personale professionale nel campo della vita, come già accade per le cure sanitarie per gli uffici familiari di cui si propone l’istituzione”. In conclusione i vescovi esprimono le proprie preoccupazioni sull’effetto implicito del matrimonio e della famiglia e ricordano che anche i media e il commercio sono chiamati alla propria parte di responsabilità per creare un ambiente favorevole alle famiglie e ai bambini. Una raccomandazione, infine, per i genitori, in quanto “che il governo, la società nel complesso e i singoli individui si impegnino per promuovere una Olanda favorevole alla famiglia non può essere considerata un’interferenza non voluta perché li aiuterà ad assumersi correttamente le proprie inalienabili responsabilità”.Portogallo: mediatori sociali per le comunità ziganePer il prossimo anno 2009, l’Alto Commissariato per l’Immigrazione e il Dialogo Interculturale (Acidi) ha lanciato un progetto pilota che prevede l’istituzione di dieci mediatori socio-culturali, i quali si occuperanno delle relazioni con le comunità zigane in alcuni distretti municipali del Paese. Con una visita di due giorni compiuta nella città di Beja, nella regione del Basso Alentejo, l’alta commissaria, Rosário Farmhouse, ha voluto rendersi personalmente conto della situazione reale e delle difficoltà di rapporto esistenti tra le comunità zigane e quelle locali: “Nell’ambito della politica di vicinanza e attenzione che il Commissariato ha istituito con le autorità comunali e i governatori civili, ho potuto ricavare una migliore percezione delle principali sfide che riguardano l’integrazione: l’educazione, la casa ed il lavoro”. “Ci sono effettivamente delle incomprensioni e dei problemi di comunicazione, che derivano principalmente dai diversi punti di vista con i quali vengono affrontate le problematiche concrete” – ha affermato l’esponente ministeriale: “Per ovviare a queste difficoltà d’integrazione, l’Acidi, ha dunque deciso di avviare un progetto di mediatori socio-culturali che, almeno inizialmente, riguarderà le aree dove esiste una maggiore rappresentatività delle comunità zigane, per poi estendersi ulteriormente in futuro”. “Questi mediatori riceveranno una formazione specifica su delle competenze di base, che sarà sviluppata e con la collaborazione dell’Istituto per l’Impiego e la formazione professionale (Iefp), e che approfondirà particolarmente le tematiche concernenti la prevenzione dei possibili equivoci comunicativi e relazionali”.