COMECE
La crisi dei valori all’origine di altre crisi: la riposta della Chiesa cattolica
“La crisi economica in atto è un segnale di crisi dei valori della nostra società: il senso dell’esistenza non può essere subordinato alla voglia di guadagno. Il denaro non è tutto. Così occorre ripensare il nostro standard di vita e non trascurare mai le responsabilità verso i più poveri”. Adrianus Van Luyn, vescovo di Rotterdam e presidente della Comece, traccia un bilancio della sessione plenaria svoltasi dal 12 al 14 novembre a Bruxelles, dove i vescovi europei hanno discusso anche dei cambiamenti climatici, della situazione dei cristiani nel mondo, della crisi georgiana e del Trattato di Lisbona.Sobrietà e attenzione ai poveri. Nel comunicato finale dell’Assemblea autunnale, la Commissione degli episcopati della Comunità europea rileva che “la crisi finanziaria ha manifestato una più profonda crisi spirituale e un errato sistema di valori” che sono sempre più assoggettati alla logica del profitto. Per questo, le Chiese europee invitano alla “moderazione”, “virtù centrale” che costituisce “il cuore per questo cambiamento di stile di vita”. Ai cristiani spetta il compito di dimostrare che “la sobrietà può essere sinonimo di qualità di vita e di felicità, perché aiuta a distinguere l’essenziale dal superfluo”. Nello stesso documento la Comece diffonde un appello ai deputati del Parlamento europeo affinché includano “la protezione della domenica” nella direttiva sull’orario di lavoro che sarà presentata al voto dell’Assemblea a metà dicembre. I vescovi ribadiscono che “il rispetto per la domenica di riposo” rappresenta “uno dei fondamenti del modello sociale europeo” e “un modo per bilanciare lavoro e vita familiare”. “Negli ultimi anni – si legge nel comunicato – la domenica come giorno di riposo settimanale è stato minacciato dalla legislazione in molti Stati membri”, a causa di “concezioni politiche” guidate da posizioni “liberali e consumistiche”. Domenica, giorno di festa. Il giorno festivo, aggiunge mons. Piotr Jarecki, vescovo ausiliare di Varsavia e vicepresidente Comece, “va inteso come spazio per il riposo, come momento specifico da dedicare alla famiglia, alle relazioni sociali e al trascendente”. Sempre su tale direttiva Ue (dove si prevede di innalzare il limite massimo di lavoro settimanale fino a 65 ore), Johanna Touzel, portavoce della Comece, spiega a SIR Europa: “Un’eccessiva estensione dell’orario di lavoro va comunque contro la dignità dell’uomo e del lavoratore” e dunque procede in senso contrario alla conciliazione della vita familiare e professionale “sulla quale da tempo i vescovi insistono” e che corrisponde alla richiesta di evitare il lavoro domenicale. Mons. Vaclav Maly, vescovo ausiliare di Praga, aggiunge: “La dottrina sociale ci ricorda come il lavoro non può essere l’attività esclusiva delle persone”. Per questo si invoca “una mobilitazione da parte degli eurodeputati su questo versante”.I cristiani nel mondo. Nello testo finale della sessione, la Comece insiste affinché l’Ue riconosca “il ruolo centrale del cristianesimo nella tradizione e nella storia dell’Iraq e sollevi continuamente, nei suoi contatti e nelle discussioni con il governo iracheno, la questione della tutela della comunità cristiana, oggi minacciata di estinzione, e delle altre minoranze religiose in Iraq”. I vescovi constatano che l’Ue “nelle sue relazioni con i paesi terzi, compie ancora insufficienti sforzi nell’affrontare con determinazione il problema della violazione della libertà religiosa delle minoranze in altre parti del mondo”. Jarecki aggiunge che nel corso della sessione si è trattato della difficile presenza dei cristiani in diverse altre nazioni, fra cui l’India, l’Iran e la Terra Santa. L’Assemblea ha fra l’altro potuto confrontarsi con il vice presidente della Commissione Ue, Jacques Barrot, il quale ha spiegato che l’Ue sta valutando un progetto per accogliere 20mila rifugiati cristiani dell’Iraq. Su questi argomenti l’Assemblea Comece ha incaricato il proprio Segretariato di costituire un gruppo di esperti con il compito di “prendere in considerazione il principio di reciprocità in materia di libertà religiosa”. La relazione finale sarà presentata alla prossima Assemblea nel marzo 2009.“Giornate sociali” a Danzica. Padre Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Comece, annuncia inoltre “una grande conferenza sociale europea”, per discutere di “Europa e solidarietà”. La sede prescelta è la cittadina polacca di Danzica e il periodo sarà dall’8 all’11 ottobre 2009. Dinanzi ai vescovi riuniti nella nuova sede Comece, nel “quartiere europeo” di Bruxelles, Bobby McDonagh, rappresentante dell’Irlanda presso l’Ue, ha spiegato ai vescovi la situazione nel suo paese dopo il “no” al Trattato di Lisbona. A questo proposito mons. Jarecki afferma: “Ci è parso che la situazione in Irlanda sia un po’ contraddittoria”. L’opinione pubblica sembra infatti “ancora molto favorevole all’Ue” benché dal voto referendario sia emerso un altro esito. “Si è parlato anche della carenza di informazione oggettiva sull’Ue nei mass media” dell’isola, il che avrebbe favorito le posizioni euroscettiche durante il voto popolare.