SARDEGNA

Gli oratori dimenticati?

Due proposte rimangono ancora nei cassetti

In Sardegna sono in ripresa le attività degli oratori dopo un lungo periodo di crisi. Ma a questo non si affianca un’attenzione normativa da parte delle istituzioni locali, in primis del Consiglio regionale, che non ha prodotto norme in favore degli oratori. Giacciono due proposte di legge consiliari in attesa di essere portate in discussione: la n. 6/2004, “Norme per la tutela ed il sostegno delle attività con finalità sociali ed educative svolte dalle parrocchie e dalle comunità religiose mediante gli oratori”, e la n. 288/2007, “Norme in materia di valorizzazione dei centri di aggregazione giovanile e riconoscimento della funzione sociale e educativa svolta dagli oratori”. L’impronta delle due proposte è simile e pone l’accento sul ruolo congiunto che Regione Sardegna e Conferenza episcopale sarda svolgono per valorizzare gli oratori con lo stanziamento di fondi legati alla realizzazione di opere, corsi formativi e di perfezionamento sia per i responsabili e gli animatori sia per giovani disagiati. Ma, a pochi mesi dalla fine della legislatura, pare mancare la volontà politica di trasformare in legge queste proposte.Riproporre i valori dell’oratorio. “Non saprei spiegare perché la Sardegna non si sia ancora dotata di una legge che regolamenti e faciliti l’attività degli oratori – afferma don Roberto Atzori, responsabile della pastorale per gli oratori della diocesi di Cagliari -; credo che a livello personale siano tutti d’accordo nell’esprimere il desiderio di una legge regionale dalla quale si capisca che l’oratorio non è solo un luogo vicino alla chiesa, ma è soprattutto cultura, accoglienza degli immigrati, dei poveri, dei lontani dalla fede, di chi ha bisogno di sentirsi amato. E da noi di questi giovani purtroppo ce ne sono tanti”. C’è la volontà nelle parrocchie di recuperare ciò che si è abbandonato negli anni scorsi: “Si prende coscienza oggi dell’importanza dell’oratorio – continua don Attori -, perciò cerchiamo di riproporlo e di offrire ai ragazzi non solo uno spazio ma un discorso educativo”. Se l’accoglienza è alla base del recupero della funzione sociale dell’oratorio, “quello che noi chiediamo alle istituzioni – dice il sacerdote – è di capire che l’oratorio è uno di quei luoghi che fanno crescere, che valorizzano le persone. Penso alle nostre realtà sarde fatte di mancanza di spazi, di disoccupazione, di assenza di socialità e proposte di sviluppo umano: l’oratorio non è solo sport (oggi lo fanno tutti), aiuta anche con lo sport l’intera società”.Formazione costante degli animatori. Secondo Giorgio Musu, del direttivo del Centro giovanile Santa Barbara di Iglesias, “quei progetti difficilmente verranno discussi entro la fine della legislatura, anche perché sono tutti impegnati ad organizzare candidature e liste!”. “Noi – spiega – abbiamo l’abitudine di fare il passo secondo la nostra gamba, di essere autosufficienti. A livello educativo, da quando il centro è nato 21 anni fa, la formazione degli animatori è uno dei punti fermi del nostro progetto, perché la scommessa si vince con la formazione: è lì che si creano le prospettive del futuro. Partendo da ciò che ha detto il Papa a Cagliari quando ha parlato dell’emergenza educativa come priorità del cristiano”. Il centro è l’unica realtà della diocesi di Iglesias con una gestione laicale: “Il responsabile legale nominato dal vescovo – chiarisce Musu – è un laico; il nostro rapporto con le istituzioni è ottimo, ma abbiamo sempre mantenuto le doverose distanze, cioè «non svendiamo neanche una virgola del nostro progetto educativo, pastorale, ecclesiale» per avere 1.500 euro per un’iniziativa”. Comunque, conclude, “l’oratorio deve vivere perché è un progetto vincente”.Essere disponibili. “Un oratorio non ha come problema primario la gestione economica – dichiara don Silvio Foddis, parroco del Ss. Redentore di Arborea (Oristano) -: per me se arrivano contributi comunali o regionali, ben vengano, anche se non ne abbiamo mai chiesti. Le difficoltà maggiori nascono dalla mancanza di animatori, c’è sempre meno voglia da parte dei giovani di dedicare il proprio tempo agli altri, di assumersi responsabilità di questo genere. Gli stessi genitori, per quanto siano preoccupati dell’avvenire dei propri figli e pur vedendo l’importanza e le necessità di un luogo come l’oratorio, hanno molta difficoltà a rendersi disponibili, e non sempre solo per gli impegni di lavoro. Un’altra difficoltà è legata ai ragazzi stessi: abituati ad avere tutto non vedono più l’oratorio importante per la loro crescita. Poi magari ci sono momenti in cui lo sentono loro, come quando venne ventilata la chiusura dell’opera salesiana di Arborea (avvenuta nel 2006, ndr ). Allora ci fu una sollevazione generale, ma poi non è che ci sia stato un rimboccarsi le maniche per farsi carico delle responsabilità”.a cura di Massimo Lavena(21 novembre 2008)