VENETO
Tre proposte di legge per anziani e famiglie
In Veneto aumentano gli anziani, in linea con la media nazionale. Secondo l’Istat nell’intero Nordest, almeno per un altro decennio, cresceranno in particolare le persone oltre 85 anni di età. Aumenteranno quindi uomini e donne non autosufficienti per problemi insorti con l’avanzare dell’età, da aggiungere a coloro che hanno disabilità gravi, dovute anche a incidenti stradali o sui luoghi di lavoro.Le proposte di legge. Se risulta sempre più oneroso far fronte alle domande di sostegno, soprattutto economico, delle persone non autosufficienti, la volontà delle istituzioni è quella di evitare i tagli e continuare a sollevare singoli e famiglie da oneri pesanti. La Finanziaria regionale 2008, che per la non autosufficienza ha stanziato 580 milioni di euro, 30 in più della precedente, ha anche istituito un apposito Fondo per la non autosufficienza, entrato in vigore a luglio, in cui confluiscono le risorse dell’analogo fondo nazionale (7,6 milioni di euro per il 2007), e che riguarda in particolare i settori della residenzialità e della domiciliarietà. In attesa dell’approvazione di una legge apposita e di una normativa nazionale, il fondo sarà gestito sulla base di un provvedimento della Giunta concertato con le parti interessate. Due i progetti di legge regionali relativi al Fondo: “Disposizioni per l’istituzione del fondo regionale per la non autosufficienza e per la sua disciplina” e “Istituzione del fondo per il sostegno delle persone non autosufficienti”. Una terza proposta riguarda la ricerca, con interventi a favore dell’Istituto nazionale per la longevità attiva e la non autosufficienza. Le proposte mirano a rafforzare il sistema dei servizi alla persona, permettendo se possibile di scegliere la tipologia di prestazione cui accedere, sotto forma di servizio o di contributo economico. Il Fondo contribuirebbe all’erogazione di prestazioni e servizi socioassistenziali e sociosanitari, ma non strettamente sanitari. Vi rientrano quindi l’assistenza domiciliare integrata, il telesoccorso, la residenzialità sociosanitaria e altri servizi. Il Fondo sarebbe alimentato, oltre che da risorse pubbliche, anche da risorse private come lasciti ed erogazioni di fondazioni bancarie.Necessaria una politica familiare. “Dell’istituzione del Fondo si è parlato molto nel recente passato a livello nazionale e regionale, ma poi si è fatto poco”, spiega Giusy Di Gioia dell’associazione “Anziani a casa propria dall’utopia alla realtà onlus”, un’organizzazione di volontariato che cerca di fare in modo che gli anziani possano trascorrere la vita nella propria casa. “Noi riteniamo – afferma – che il nocciolo della questione sia l’attuazione di una vera e articolata politica familiare, che metta assieme le tante risorse disponibili. Si deve decidere con chiarezza quale strada si preferisce: gli istituti o la domiciliarietà? Sembrava che gli assegni di cura fossero una soluzione, ma sono talmente ridotti e accessibili a persone con redditi talmente bassi, che non permettono nemmeno di assumere un’assistente domiciliare”. Dove trovare ulteriori risorse? “La nostra proposta – continua Di Gioia – è di destinare all’anziano non autosufficiente la quota di rilievo sanitario che le Regioni erogano agli istituti per anziani: con queste risorse e la pensione, molti potrebbero rimanere a casa”. Quali i benefici per la famiglia? “Un familiare potrebbe restare a casa dal lavoro e assistere l’anziano ed eventuali figli. Oppure, una badante potrebbe aiutare l’intera famiglia. L’esasperazione di persone non sostenute può favorire invece l’insorgere di problemi familiari, con conseguenze anche gravi, come la rottura dei legami matrimoniali”.Grandi aspettative. “Già è un bene che un fondo per la non autosufficienza esista – afferma Paolo Costantin, direttore dell’istituto per anziani Costante Gris di Mogliano Veneto (Treviso) – ma la Regione Veneto era comunque all’avanguardia in questo settore. È già da tempo previsto un fondo che, con risorse proprie, permette di effettuare interventi a favore delle persone non autosufficienti”. La speranza di Costantini è che questa tradizione positiva possa essere almeno perpetuata. “Mi aspetterei – continua – un maggiore controllo sulla spesa delle risorse e sui risultati, da verificare secondo parametri certi, per limitare sprechi e dispersioni. Ogni ente ha i suoi pullmini per il trasporto, oppure i suoi accordi per i pasti: si potrebbe risparmiare facendo sistema, centralizzando i servizi”. La legge regionale 11 del 2001, che assegnava compiti e funzioni alle autonomie locali, andava in questa direzione: “La linea di fondo dovrebbe essere quella di spendere meno per le attività organizzative e di più per quelle dirette alla persona”, conclude Costantini. “Non c’è solo una questione di quantità ma anche di qualità”, spiega Silvana Bortolami, sociologa e responsabile dell’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Azienda ospedaliera di Padova. “Nel Veneto si è cercato, in questi anni, di raggiungere uno standard dei servizi molto elevato. C’è quindi una grande aspettativa: ma per garantire servizi di questo tipo anche le risorse devono essere adeguate”. a cura di Emanuele Cenghiaro(21 novembre 2008)