SPAGNA
Assemblea plenaria dei vescovi mentre un giudice decide la rimozione del crocifisso dalla scuola
Mentre ha suscitato molto clamore e disappunto nella società spagnola la sentenza di un giudice del tribunale di Valladolid, Alejandro Valentin, che ha ordinato a una scuola pubblica della città, “Macias Picavea”, di rimuovere i crocifissi affissi alle pareti, accogliendo la richiesta della Associazione culturale scuola laica, ma con la posizione contraria del consiglio scolastico (cfr SIR Quotidiano, 24-25 novembre), è iniziata il 24 novembre l’Assemblea plenaria autunnale della Conferenza episcopale spagnola. “Non sono pochi quelli che manifestano una giustificata inquietudine di fronte al pericolo di un deterioramento della convivenza serena e riconciliata che abbiamo raggiunto già nella nostra società”. Lo ha detto il card. Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale spagnola, nella sua prolusione.Vigilare sempre. Ricordando come la storia della Spagna degli ultimi due secoli sia stata caratterizzata da tensioni che più di una volta si sono tramutate in scontri fratricidi, il cardinale ha evidenziato come “grazie a Dio, l’attuale situazione internazionale e nazionale non sia più la stessa. Ma è sempre necessario vigilare per evitare alla radice atteggiamenti, parole, strategie e tutto quello che possano alimentare confronti che possano finire per essere violenti”. Per il porporato, “è necessario coltivare lo spirito di riconciliazione, di sacrificio e generoso” che caratterizzò “la vita sociale e politica negli anni chiamati della transizione alla democrazia”. A volte, ha aggiunto il card. Rouco Varela, “è necessario sapere dimenticare. Non per ignoranza o vigliaccheria, bensì in virtù di una volontà di riconciliazione e di perdono davvero responsabile e forte; una volontà basata negli alti ideali della pace che si alimenta della giustizia, della libertà e, perché no, del perdono e dell’amore fraterno”. “È quello che può chiamarsi un’autentica e sana purificazione della memoria”, ha aggiunto il porporato, per il quale “è necessario liberare i giovani, per quanto possibile, delle zavorre del passato, non caricandoli con vecchie questioni e rancori, bensì aiutandoli a fortificare la volontà di piena concordia e di amicizia”.In periodo di crisi. Un altro motivo di preoccupazione è la crisi economica. “la crisi economica” attuale ha, per il card. Rouco Varela, senza dubbio, cause di ordine tecnico “ma siccome l’economia è intessuta anche di relazioni umane”, nessuna situazione economica può essere considerata “come frutto di leggi inesorabili completamente estranee al comportamento umano”. Non solo in tempo di crisi “è necessario prestare attenzione alle responsabilità morali degli attori sociali che, in un modo nell’altro, siamo tutti”. “È forse il momento di riflettere sulle origini morali della crisi – ha proseguito il cardinale – esaminando se il relativismo morale non abbia fomentato condotte non orientate a criteri obiettivi di servizio al bene comune e all’interesse generale” o ancora se la vita economica non sia dominata dalla smania del guadagno rapido e sproporzionato ai beni prodotti; se lo spreco e l’ostentazione, privata e pubblica, non siano presentati con troppa frequenza “come supposta prova di efficienza economica e sociale”.Non si chiede una politica teocratica. È ora di riflettere, ha continuato il porporato, “anche sulle esigenze morali che la crisi c’impone, pensando ad un futuro migliore. Occorre un rinvigorimento delle persone come individui morali, capaci di orientare la loro vita e la loro condotta secondo il vero bene personale e sociale, che non può confondersi mai con i propri gusti o interessi”. Ma “la condotta orientata al bene presuppone la conoscenza del bene: del vero bene dell’uomo”. Perciò, “è necessario il riconoscimento di Dio come bene supremo”. Avanzare nel conseguimento di un maggiore benessere non è male, ma il “progresso” materialista non può essere “l’unico criterio di condotta e di umanità”. Il card. Rouco Varela vuole spazzare il campo da ogni possibile equivoco: “Non propugniamo quello che si chiama una politica teocratica; non rivendichiamo il controllo della situazione da parte della Chiesa”. “La Chiesa – ha chiarito il porporato -si interessa della giustizia aiutando le persone e i popoli ad aprirsi alla fede in Dio. In questo modo offre un aiuto insostituibile alla purificazione della ragione che, in quanto ragione politica, deve sapere e potere realizzare la giustizia”. L’amore, ha sostenuto il card. Rouco Varela, non può essere regolato né imposto da nessuna normativa statale o economica. A maggior ragione, nei momenti di crisi in cui soffrono soprattutto le fasce più deboli. Per il porporato, non è superfluo ricordare che “la prima e basilare scuola di solidarietà” si trova in “famiglia. Quando la famiglia non riceve l’appoggio culturale, sociale e legale adeguato, si stanno otturando le fonti della linfa morale del cittadino, attore dell’ordine sociale giusto”.