L’Ue in breve

Città, sviluppo urbano e problema-casaTre giorni per discutere di sviluppo urbano, “città sostenibili”, problema della disponibilità di alloggi e pianificazione territoriale. A Marsiglia si sono dati appuntamento dal 24 al 26 novembre i ministri dei 27 competenti per le politiche abitative e urbane e la politica di coesione. La presidenza di turno francese aveva annunciato l’incontro con l’obiettivo di un primo possibile coordinamento delle azioni che interessano il vissuto dei cittadini, con evidenti ricadute sociali e ambientali. La prima riflessione è stata infatti centrata sulle politiche abitative, tenendo particolarmente conto del problema dell’accesso alla casa per le persone in difficoltà. La seconda parte della riunione si è portata sulla “città sostenibile e solidale, in linea con la carta per uno sviluppo urbano integrato, adottata a Lipsia”. Qui si sono imposti temi come la coesione e l’inclusione sociale, la mobilità, l’energia, l’urbanistica. Secondo la presidenza Ue, “l’Unione ha saputo ridurre i divari di sviluppo delle regioni che la compongono attraverso la politica di coesione economica e sociale. Di fronte alle nuove sfide come la globalizzazione, l’esclusione, la demografia e il mutamento climatico, essa deve, da un lato, articolare meglio gli strumenti della politica regionale con le politiche comunitarie e, dall’altro, tenere maggiormente in considerazione i problemi specifici legati al funzionamento delle città, in relazione con il territorio nel quale sono situate”. Lingue straniere: progressi in EuropaCresce il numero di alunni che apprendono le lingue straniere nella scuola primaria e aumentano i paesi in cui ci si orienta per insegnare almeno due lingue agli studenti. Ma, in genere, il numero delle ore dedicate a queste materie continua a risultare piuttosto modesto. Sono alcuni dei risultati cui è pervenuto uno studio della Rete Eurydice, presentato nei giorni scorsi dalla Commissione europea. La ricerca, condotta nei 31 paesi che partecipano al programma comunitario “Lifelong Learning”, è commentata da Ján Figel’, commissario per l’istruzione: “Anche se registriamo progressi, c’è ancora del lavoro da fare per dare a tutti gli studenti la possibilità di imparare due lingue straniere a scuola. Questo è l’obiettivo che gli Stati membri si sono posti a Barcellona nel 2002”. Leonard Orban, commissario al multilinguismo, aggiunge: “Il multilinguismo è una questione che riguarda tutta la società europea. Incomincia con la scuola e continua molto oltre poiché dobbiamo padroneggiare un numero crescente di lingue per promuovere la coesione sociale e la prosperità”. Tra i punti fissati dalla ricerca emerge che “l’insegnamento della lingua straniera inizia prima”; “nella maggior parte dei paesi a scuola si insegnano due lingue straniere”; “l’inglese è insegnato al 90% degli alunni in tutta Europa”, seguito da francese e tedesco. Nella maggior parte dei casi – spiegano i ricercatori di Eurydice – i bambini imparano una lingua straniera a partire dall’età di 8-10 anni. “Resta il fatto però che il tempo consacrato all’insegnamento della lingua straniera nelle scuole elementari rimane limitato (in generale meno del 10% del tempo di insegnamento) e varia notevolmente tra paese e paese”. Un’osservazione finale riguarda invece la scarsa propensione alla mobilità degli insegnanti della materia, per aggiornarsi e fare continua pratica con persone di lingua-madre.Riforma della Pac e quote latteGraduare l’applicazione della riforma della Pac; procedere verso una futura abolizione delle “quote latte”; finanziare i settori rurali più innovativi. L’accordo generale raggiunto la scorsa settimana dalle istituzioni Ue è inteso a “costruire il futuro dell’agricoltura europea”. I negoziati tra i 27 avevano preso avvio nella prima parte del 2008 sotto presidenza slovena e giungono ora a una conclusione mediante la mediazione giocata dalla presidenza francese. Numerosi i punti stabiliti, fra cui l’applicazione degli strumenti efficaci di regolazione dei mercati, la creazione di strumenti “di gestione dei rischi e delle crisi alimentari e sanitarie”, la possibilità di riorientare i fondi verso i settori, le zone o i tipi di produzione più fragili. È inoltre previsto un “pacchetto relativo al latte che vada verso l’abolizione progressiva delle quote lattiere”. Un capitolo importante concerne il potenziamento delle misure di sviluppo rurale. “La modulazione – hanno spiegato il ministro francese Michel Barnier e la commissaria Mariann Fischer Boel – che trasferisce i fondi dal primo pilastro della Pac (aiuti diretti) verso il secondo (sviluppo rurale), viene aumentata del 5% entro il 2013, in modo da permettere il finanziamento di sei nuovi settori come la lotta contro il cambiamento climatico, la biodiversità, la gestione dell’acqua e le bioenergie, l’innovazione e l’adeguamento del settore lattiero”.