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Qualcosa sta cambiando

Europa e Settimana Sociale di Francia: quale dialogo tra religioni e società?

Oggi le religioni costituiscono una speranza e non una minaccia. Ciò che vive in Europa è, infatti, la fecondità della Parola, la memoria viva delle Chiese, e tutto ciò è indispensabile perché le nostre società ritrovino una bussola sicura per le loro scelte. In Europa le società si sono confrontate con il miraggio di mille libertà e davanti a questo miraggio non sanno più come orientarsi, non hanno più fiducia nella politica: le religioni possono contribuire a ritrovare il senso della comunità e i valori comuni. In questa prospettiva le Chiese avranno un ruolo fondamentale se saranno un cammino verso Dio, se sapranno insegnare ad apprezzare ciò che Dio dona all’uomo. La loro presenza dice che il credente non è qualcuno che decide di avere la verità ma qualcuno che è consapevole di ricevere la verità da Dio.La 83° Settimana sociale di Francia ne dà in tal senso conferma. Abbiamo voluto esplorare il rapporto tra le società e le religioni, dal momento che queste ultime sono percepite come una minaccia mentre costituiscono una grande speranza per le società. Sono convinto che stiamo per assistere ad un cambiamento, e che sia veramente maturo il tempo per un nuovo e fecondo dialogo tra religioni e società, soprattutto per quelle europee. Le religioni sono consapevoli di essere minoritarie, coscienti della propria fragilità come del fatto di non essere depositarie della verità, ma di cercarla, così come le società. Non c’è la religione da una parte e la società dall’altra; siamo religiosi nella società di cui facciamo parte, e abbiamo una comune aspirazione alla verità.Nel mondo di oggi l’Europa ha una chance. In qualche maniera la crisi internazionale rivela l’importanza dell’Europa come di un’utopia politica che si incarna. Il mondo ha bisogno di trovare delle strutture decisionali, cerca di trovare il modo per realizzarle, nel rispetto dei rapporti tra Paesi ricchi e poveri. L’Europa è là come un esempio. Sullo scenario mondiale è venuto il suo momento. Essa incarna anche una antica tradizione religiosa ed ecclesiale, un faro di spiritualità che, se nell’odierno contesto pluralista non può avere la tentazione del potere, può illuminare e contribuire a formare ad un livello profondo i valori comuni, e aiutare gli europei ad avere fiducia in se stessi, a capirsi e a ritrovare un cammino di riconciliazione.Conosciamo i due polmoni dell’Europa, l’Est e l’Ovest. In questa settimana la ricchezza di questi due polmoni si è espressa in un ascolto reciproco dell’Europa dell’Est e dell’Ovest. L’Europa dell’Est ci ha testimoniato che è la fede l’elemento essenziale della vita: quando tutto appare fragile non resta che la nostra apertura a Dio. Un qualcosa che forse noi qui nell’Europa dell’Ovest abbiamo smarrito.L’Africa è stata presente in questa sessione anche grazie alle proposte del card. Philippe Barbarin che ci ha invitato a guardare alla grande sofferenza di quei popoli.Dove si gioca la joint venture tra fede e società, tra il Regno e il mondo? Certamente anche nell’attenzione privilegiata per i poveri che è un mezzo per annunciare la Buona Notizia a tutti, specie ai più deboli.Che cos’è l’Africa, se non il monito che nel mondo c’è un luogo di povertà assoluta? Se a questo luogo non viene dato il giusto spazio attraverso l’amicizia e la solidarietà, il mondo non sarà mai completo.Una società frammentata, che perde la propria unità, nella quale molti non credono più a niente, in cui si vive nell’egoismo, è una società che fa paura. E la paura incoraggia nelle religioni l’elemento integralista. Occorre pertanto evitare di cadere in questa tentazione, perché il senso religioso spinge a pensare e agire nella certezza che non siamo depositari della verità ma è la verità che ci possiede e così ci chiede di cercarla e di incontrarla anche attraverso il contatto con gli altri fratelli.