CALABRIA
La legge per contrastare usura e ‘ndrangheta
Al fine di consentire “uno sviluppo economico e sociale libero da condizionamenti illegali e con l’intento di contrastare il sempre più crescente fenomeno mafioso” la Regione Calabria con la legge n.31 del 16 ottobre scorso promuove la realizzazione di interventi volti a “prevenire” e “combattere” il fenomeno dell’usura e dell’estorsione ed istituisce misure di “solidarietà in favore delle vittime di reati”, con particolare riferimento alla criminalità organizzata, all’estorsione e all’usura. Tali misure integrano quelle già previste dalle leggi nazionali. A tal proposito la Regione istituisce il “Fondo regionale di prevenzione del fenomeno dell’usura e di solidarietà alle vittime della criminalità e dei loro famigliari”. La legge istituisce anche “la Giornata regionale della memoria delle vittime della criminalità organizzata”.Un intervento socio-educativo. Una legge che è “sintomo di una sensibilità cresciuta nella società calabrese e che ha, seppur tardivamente, condotto la classe politica regionale a misurarsi contro la ‘ndrangheta non solo con i proclami ma anche con gli strumenti normativi”. È il commento di Vincenzo Linarello, presidente del Consorzio sociale “Goel” di Locri. Per Linarello, è “ovvio che questa legge ha più un valore simbolico che di riparazione effettiva; in alcuni drammi che la nostra gente ha subito i danni economici, affettivi e umani sono stati così devastanti da non poter certamente essere compensati dalle azioni previste da questa legge. Ma comunque è un passo avanti, e come tale va apprezzato”.Certo, aggiunge il fondatore del Consorzio che raggruppa una serie di cooperative sociali costituite da giovani del luogo, “le contraddizioni non mancano: da un lato questa legge si pone vicino alle vittime quando i drammi si sono ormai consumati, dall’altro però le politiche di prevenzione sono ancora del tutto assenti nei nostri territori”. Da qui l’urgenza di “un massiccio intervento socio-educativo che intercetti i giovani prima che lo faccia la ‘ndrangheta. Stride una Regione che da un lato emana questa buona legge e dall’altro non è ancora riuscita ad attivare i piani di zona per i servizi socio-assistenziali per cui in tutte le aree più a rischio non esistono politiche di prevenzione sociale rivolte a minori, adolescenti e giovani”.Un segnale di buona volontà. “Speriamo che questa legge – commenta mons. Antonino Iachino, vicario generale di Reggio Calabria – Bova e per oltre vent’anni direttore della Caritas diocesana – raggiunga al più presto i risultati che si propone. È un segno di buona volontà nei confronti della popolazione di una Regione troppo mortificata nella sua speranza e, quindi, rassegnata e molto spesso succube della delinquenza organizzata che soffoca ogni tentativo di vero sviluppo”. Per mons. Iachino, la gente ha “paura” di attivare imprese, di “inventare lavoro autonomo, di progettare iniziative di sviluppo”. Per il sacerdote ogni giorno in Calabria si registrano atti di intimidazione: “Chi vuole lavorare è costretto a pagare il pizzo alla criminalità organizzata, che è presente ovunque e che conosce tutto, tacendo per non rischiare la vita e non perdere almeno il pane quotidiano. Prosperano e si arricchiscono – spiega ancora mons. Iachino – soltanto le imprese criminose, che temono solo il sequestro dei beni che, come tutti sanno, non è facilmente attuabile per la lentezza del lavoro investigativo e giudiziale, ma anche per misteriose connivenze a tutti i livelli”. Togliere il velo di silenzio. “Bene fa la Regione a dare con una legislazione appropriata dei segnali forti di una presenza delle Istituzioni locali – commenta il delegato regionale dell’Azione Cattolica, Carmine Gelonese -. Una presenza che si fa sostegno alle vittime della mafia e dell’usura non solo dal punto di vista finanziario, ma anche con una serie di strumenti, alcuni derivanti da precedente legislazione e altri nuovi, che costituiscono un buon complesso di iniziative e opportunità per singoli cittadini e associazioni”. Secondo Gelonese, è “importante” indicare per legge che la Regione si costituisce parte civile in tutti i processi di mafia, come “necessarie sono tutte le forme previste di sostegno alle organizzazioni riconosciute” perché per le vittime di questi fenomeni “la solitudine e la mancanza di risorse fanno male quanto la violenza subita, se non di più”. La legislazione, secondo Gelonese, è “un supporto: la società, l’associazionismo, la scuola, le Istituzioni locali devono fare la loro parte, ogni giorno, togliendo il velo di silenzio e anche impegnandosi perché le opportunità di questa legge e delle altre locali e nazionali vengano conosciute e utilizzate senza ritardi e ostacoli”. Il rappresentante dell’Ac auspica che la Giornata della memoria sia frutto del “lavoro di squadra con le associazioni che operano sul territorio e a livello nazionale”. a cura di Raffaele Iaria(26 novembre 2008)