CHIESE E CRISI FINANZIARIA
Austria: introdurre la deducibilità delle donazioniLe organizzazioni caritative austriache continuano ad esercitare pressione sulle forze politiche, affinché consentano la deducibilità fiscale delle donazioni. A tal fine, il 25 novembre, i rappresentanti delle Ong hanno consegnato a Günther Stummvoll, presidente della Commissione per la finanza del Parlamento austriaco, un Dvd in cui sono registrate le dichiarazioni dei vari partiti. Infatti, durante la campagna elettorale tutti i gruppi attualmente rappresentanti in Parlamento si erano detti favorevoli alla deducibilità delle donazioni. Con il Dvd, si intende ora invitare i partiti a tener fede a quanto annunciato, in quanto il programma di governo di Spö/Övp non contiene alcun riferimento a provvedimenti in tal senso. Durante la consegna del Dvd, Stummvoll ha assicurato che la deducibilità verrà inserita nella grande riforma fiscale prevista per il 2010, escludendo tuttavia la possibilità che ciò possa avvenire già dal 2009, come auspicato dalle Ong. Sulla dichiarazione di Stummvoll, Franz Küberl, presidente della Caritas, intervistato dall’agenzia di stampa cattolica austriaca Kathpress, ha espresso scetticismo: “La realizzazione ci è stata promessa così tante volte, che noi insistiamo affinché la deducibilità venga introdotta prima possibile. Non accetteremo più promesse consolatorie e aumenteremo la pressione”. E davanti al Parlamento si è svolta, sempre il 25 novembre, una manifestazione di protesta cui hanno partecipato, tra gli altri, i rappresentanti di Caritas, Diakonie, Hilfswerk, Licht für die Welt, Croce Rossa, SOS Kindersdorf, Volkshilfe e Medici senza frontiere. Slovenia: “assicurare pace, stabilità, solidarietà””L’attuale crisi finanziaria conferma il ruolo insostituibile dei principi etici dell’onestà e della giustizia, della responsabilità e della ragionevolezza negli affari finanziari, soprattutto in quelli a rischio”. Lo afferma la Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale slovena (Ces), in una nota a firma del suo presidente, mons. Anton Stres, ricordando come già un anno fa, in occasione della giornata mondiale del risparmio, avesse “richiamato alla necessità di fondamenti economici sani, del risparmio e dell’uso corretto del denaro”. Alla base dell’attuale situazione, rileva la nota, la separazione dei “flussi finanziarti dal mercato reale e dalla sana ragione” operata per “realizzare subito un alto profitto”. La Commissione dichiara di apprezzare “gli sforzi dei governi e delle istituzioni al fine di ridurre le conseguenze della crisi, in particolare le caparre della Repubblica di Slovenia e dell’Unione Europea con cui si interviene per ristabilire il mercato finanziario”. Rivolge inoltre un appello “a tutte le istituzioni politiche, economiche e finanziarie” affinché si rafforzino “i meccanismi che possono impedire il peggioramento della situazione e assicurare la pace, la stabilità nella società, la solidarietà nei legami sociali”.Svizzera: per un sistema finanziario più eticoLe organizzazioni caritative svizzere “Fastenopfer” (“Sacrificio quaresimale”) e “Brot für alle” chiedono un codice di comportamento a livello internazionale per i finanziamenti allo sviluppo e l’introduzione della Tobin tax. Nell’imminenza della Conferenza Onu a Doha (Qatar), le organizzazioni hanno diffuso il 25 novembre una dichiarazione in cui viene criticato l’atteggiamento mostrato in Svizzera nei confronti della crisi finanziaria attuale. “Fa pensare il fatto che quando il Sudamerica o l’Asia vennero sconvolti dalla crisi finanziaria, nel nostro Paese l’interesse era rivolto solo alle eventuali perdite in borsa. Inoltre” – denunciano le associazioni” – i Paesi industrializzati hanno preso tempo. I milioni di persone nel sud del mondo, trascinate nella povertà dalla crisi, non interessavano”. “Diversa la situazione della crisi finanziaria attuale”, osservano. “In questo caso si è visto che il Nord sa reagire in modo rapido ed efficace. In pochissimo tempo, la comunità internazionale ha stanziato circa 3.000 miliardi di Franchi svizzeri per il salvataggio del sistema bancario. È un importo 30 volte maggiore di quello che i Paesi ricchi spendono ogni anno per gli aiuti allo sviluppo”. Le organizzazioni hanno sottolineato l’occasione della Conferenza Onu per “creare un sistema finanziario internazionale più equo” e hanno denunciato al contempo “la considerevole fuga di capitali dai Paesi poveri”, di cui “una parte rilevante approda nei conti bancari svizzeri”. Accanto all’introduzione di un codice di comportamento internazionale, le organizzazioni hanno rivendicato l’introduzione della Tobin Tax, l’importa minima sulle transazioni su divise. “Con un tasso minimo di 0,005%, ogni anno si raccoglierebbero 33 miliardi di dollari. Questo denaro, insieme con il budget ordinario, potrebbe finanziare gli obiettivi di sviluppo dell’Onu”.