ARMENIA
In Europa la maggior parte degli stermini di interi popoli
La visita, del 24 novembre, di Aram I, Katholicos di Cilicia degli Armeni, a Benedetto XVI ha riportato alla memoria il ricordo del genocidio armeno (1915-1916), una delle grandi tragedie che si sono consumate in Europa insieme a quelle degli ebrei con Hitler, dei gulag ai tempi di Lenin e Stalin, della grande carestia (holodomor) in Ucraina sotto il regime sovietico (1932-1933), per arrivare alle più recenti pulizie etniche nei Balcani (1990-1999). Nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell’Impero Ottomano, all’incirca 1.500.000 persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 sono stati preceduti dai pogrom del 1894-96 e del 1909. Il 24 aprile viene ricordato ogni anno nella capitale dell’Armenia, Yerevan, l’anniversario dell’inizio del Metz Yeghérn (il “Grande Male”, il genocidio) con una processione a Dzidzernagapert, la “Collina delle rondini”, dove è sorto il mausoleo che ricorda le vittime dello sterminio. Qui dal 1996 vengono anche tumulate nel Muro della Memoria le ceneri o la terra tombale dei giusti e dei testimoni che prima, durante e dopo il genocidio hanno aiutato le vittime, cercato di fermare i massacri o testimoniato e denunciato al mondo, a rischio personale, il genocidio. Sir Europa ha raccolto la testimonianza di Pietro Kuciukian, medico, scrittore e fondatore del Comitato internazionale dei Giusti per gli Armeni e promotore del Giardino dei Giusti. La forza della memoria. “L’esperienza del Giardino dei Giusti – racconta – nasce nel 1995 quando mi sono recato in Armenia insieme a Mischa, il figlio di Armin Wegner, l’ufficiale tedesco – quindi di un Paese, la Germania, alleato della Turchia e complice del genocidio – che aveva scattato le foto più importanti del genocidio degli armeni nel 1915. In quel viaggio portammo con noi le ceneri del padre per la tumulazione. Armin Wegner fu un giusto: testimone involontario della deportazione e del massacro degli armeni, eludendo ordinanze e divieti, rischiando la pena di morte, fotografò i campi dei deportati, raccolse lettere di supplica dei condannati cercando di inoltrarle alle ambasciate, scrisse pagine drammatiche testimoniando l’orrore. Tornato in Germania cercò invano di far conoscere al mondo il dramma degli armeni. Il genocidio rimase impunito e un altro si stava preparando. I segnali erano leggibili. Wegner inviò una lettera a Hitler supplicando di non ripetere la tragedia degli armeni con gli ebrei. I suoi appelli gli costarono la prigionia, con torture, e l’esilio. Wegner oggi ha un suo albero allo Yad Vashem e una via con una lapide a lui intitolata a Yerevan in Armenia.Un abbraccio di riconciliazione. Durante la cerimonia della tumulazione delle ceneri di Armin Wegner nel “Muro della Memoria” a Yerevan, Mischa fu circondato dalla folla. ‘Il popolo armeno – gli fu detto – non dimenticherà mai tuo padre come non dimenticherà tutti coloro che lo hanno aiutato a ricostruire il suo passato”.Di fronte all’abbraccio tra un tedesco e un armeno – prosegue il racconto di Kuciukian – ho visto con chiarezza che la memoria dei giusti e dei testimoni, riguardava l’identità dei sopravvissuti ma soprattutto la possibilità di riconciliazione tra i popoli. Anche perché la famiglia di mio padre, a Costantinopoli, fu salvata da un turco. Da quel momento ho continuato a portare altri Giusti che hanno aiutato gli armeni come Anatole France, accademico di Francia e premio Nobel, il norvegese Fridtjof Nansen, premio Nobel per la pace, primo commissario della Lega delle Nazioni per i rifugiati, Henry Morgenthau, ambasciatore degli Usa a Costantinopoli, il pastore tedesco Johannes Lepsius, fondatore di orfanotrofi nell’Armenia storica, e altri ancora…”.La foresta dei Giusti. “Abbiamo poi esteso questa esperienza del Giardino dei Giusti a tutti i genocidi (Rwanda) e fondato una organizzazione “La Foresta dei Giusti” (gariwo.net). In alcuni luoghi-simbolo, come Yerevan in Armenia, Sarajevo in Bosnia Erzegovina, a Milano e da poco anche a Padova (Italia), si sta seguendo l’esempio del primo Giardino dei Giusti creato a Gerusalemme presso il memoriale di Yad Vashem, per onorare i non ebrei che si sono opposti alla Shoah. A Yerevan c’è una lapide ed un albero per Giovanni Paolo II”.Una importante lezione all’Europa. “Il genocidio armeno, ma non solo questo, ha molto da dire e insegnare all’Europa” è la convinzione del medico per il quale “se un giorno la Turchia dovesse riconoscere il genocidio sarebbe un passo molto in avanti per la democratizzazione di questo Stato. Nonostante i più grandi genocidi siano stati perpetrati in Europa, oggi nel Vecchio Continente, sono stati fatti grandi passi avanti sul piano della democrazia. Sono certo che genocidi come questi non avverranno più. E sono anche favorevole all’ingresso della Turchia nell’Ue. Lo dico da armeno, questo per noi vorrà dire confinare con l’Europa. L’Armenia si sente in Europa”.