Repubblica Ceca, Ucraina, Bosnia-Erzegovina

Repubblica Ceca: dichiarazione sul razzismo”Nella Repubblica Ceca si moltiplicano le manifestazioni razziste”. È quanto ha dichiarato, nei giorni scorsi, mons. Vaclav Maly, presidente del Consiglio “justitia et pax” della Conferenza episcopale ceca. Si tratta di “manifestazioni razziste di ostilità nei confronti di determinate comunità, in particolare dei rom”, ha spiegato il vescovo, aggiungendo di ritenere che “sia mio dovere morale prendere posizione e far sentire la mia voce di fronte a simili manifestazioni. Che uno sia ceco, slovacco, vietnamita, rom o ebreo, non dice nulla circa le qualità umane che possiede. Cristo dice che l’albero è conosciuto dai frutti. Cerchiamo, dunque, di essere attenti per quanto riguarda le manifestazioni di razzismo, di intolleranza e di xenofobia. L’esperienza del XX secolo – ha concluso mons. Maly – ci mette ancor di più in guardia”. Ucraina: giustizia storica per i greco-cattolici”I numerosi episodi di repressione contro i fedeli e i ministri della Chiesa greco-cattolica ucraina, compresa la deportazione in Siberia, l’espropriazione dei beni, e la distruzione delle chiese sono elementi che provano l’attività finalizzata alla liquidazione forzata della Chiesa greco-cattolica ucraina”. Lo ha dichiarato il sindaco di Leopoli, Andrii Sadovyi, in una lettera al presidente ucraino, Victor Yushchenko, nella quale chiede “giustizia storica” per la Chiesa greco-cattolica ucraina e la concessione del riconoscimento di “Chiesa repressa”. Sadovyi ha ricordato inoltre che “il regime di quel periodo storico ha ispirato l’organizzazione, nel mese di marzo del 1946, del cosiddetto Sinodo della Chiesa greco-cattolica ucraina, il quale ha proclamato la sua annessione alla Chiesa ortodossa russa, nonostante che nessuno dei vescovi greco-cattolici ucraini avesse partecipato a tale assemblea, in quanto erano già in prigione”. Secondo l’ufficio stampa del Consiglio comunale di Leopoli, il sindaco ha paragonato le azioni del regime sovietico contro i greco-cattolici ad “un genocidio”: “Genocidio contro un popolo, contro una nazione o contro una Chiesa sono nozioni equivalenti, che richiedono una dovuta valutazione da parte delle generazioni di oggi”. Nel 2009, la Chiesa greco-cattolica ucraina segnerà 20 anni da quando ha ripreso legalmente l’attività, dopo un lungo periodo di persecuzione. Bosnia-Erzegovina: problemi e segni di ripresa”La famiglia cattolica in Bosnia-Erzegovina, a prescindere dalla crisi che ha scosso il Paese, è ancora un fattore importante per l’educazione religiosa dei giovani”. A questa conclusione sono arrivati i partecipanti al convegno “La spiritualità delle famiglie cattoliche in Bosnia-Erzegovina – stato e prospettive”, organizzato il 22 novembre scorso a Sarajevo, dalla Facoltà di teologia cattolica. Al convegno sono intervenuti mons. Mark Josipovi?, decano della facoltà, e fr. Zdenko Spaji?. Durante il convegno si è ricordato come era la famiglia durante la Jugoslavia comunista e il suo ruolo nel processo di educazione religiosa dei giovani, e si è analizzato lo stato attuale delle famiglie cattoliche in Bosnia-Erzegovina. Inoltre, sono state presentate le linee guida della pastorale della famiglia nel magistero della Chiesa. I due relatori hanno insistito sulla necessità, per la Chiesa cattolica in Bosnia-Erzegovina, di avviare una pastorale organica, che possa promuovere e coordinare le iniziative a livello diocesano, decanale e parrocchiale. Inoltre, è stato sottolineato il fatto che in Bosnia-Erzegovina i cattolici sono in calo, e i motivi sono tre: la diminuzione delle nascite, la mancanza di ritorno in Patria da parte dei profughi e degli sfollati, e l’aumento dell’immigrazione. “Bisogna lavorare in sinergia, la Chiesa e le autorità politiche, per fermare questo processo, altrimenti sarà un disastro”, hanno affermato i relatori. Durante il convegno sono stati presentati anche i risultati di un sondaggio su famiglia, educazione religiosa e vocazione, realizzato dalla Facoltà di teologia cattolica di Splitu, nel quale sono stati intervistati 160 giovani. Il 90% degli intervistati ha dichiarato di aver ricevuto educazione religiosa in famiglia e 86% ha detto di avere a casa una Bibbia. Inoltre 78% dei giovani sono convinti che Dio li ama, e il 12,90% di loro hanno dichiarato di aver sentito a volte la vocazione alla vita consacrata.