ECUMENISMO
I cristiani in Europa dopo Sibiu: un incontro in Italia
Una grande concordia sul ruolo dei cristiani in Europa dopo Sibiu: è quella che si è registrata, il 25 novembre, nell’incontro promosso sulla terza assemblea ecumenica europea tenutasi nella città rumena nel 2007, nell’ambito del convegno italiano dei delegati diocesani per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (Roma, 24-27 novembre). Mons. Vincenzo Paglia, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, Domenico Maselli, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei), e Jonathan Boardman, decano per l’Italia della Chiesa d’Inghilterra, sono stati concordi nell’evidenziare le sfide per i cristiani oggi nel vecchio continente: “la salvaguardia dell’ambiente”, “l’accoglienza degli immigrati”, “il peso che possono avere insieme le confessioni cristiane sulle istituzioni europee per una società più equa”, “il contrasto alla povertà”, “la lotta al fondamentalismo”, “l’impegno per la pace”. Sul Monte Sinai. “Nel cammino ecumenico è come se fossimo sul Monte Sinai, pensando agli israeliti fuggiti dall’Egitto. Se fossero andati subito nella terra di Cana si sarebbero scontrati di nuovo con le truppe egiziane. Allora, il Signore li ha tenuti fermi per un po’ di anni sul Sinai. Lo stesso vale per il cammino ecumenico: l’importante è non arretrare, anzi da questo periodo di «sosta» dobbiamo prendere nuova forza e nuovo slancio”. È l’opinione di Domenico Maselli. “Oggi – ha sostenuto Maselli – dobbiamo concentrare le forze, più che sul generico movimento di unità, su alcuni punti nodali”. Il primo è l’ecologia. “L’impegno di tutti i cristiani per il creato – ha aggiunto – può produrre significativi risultati. Basti pensare, in un periodo di crisi come l’attuale, quanto potrebbe pesare l’impegno delle nostre comunità per il risparmio energetico”. Un altro settore d’intervento comune è quello dell’accoglienza degli immigrati. In questo caso “può essere importante anche la pressione che le Chiese cristiane possono fare sulle istituzioni europee”. Un terzo impegno che viene da Sibiu è quello “per la pace”. Mentre un allarme riguarda “gli omicidi dei cristiani nel mondo”.Impegni concreti. Dopo una rapida panoramica sulle Chiese anglicane e sui loro rapporti con le altre Chiese cristiane, Jonathan Boardman ha sottolineato che un nuovo impegno di “carattere pratico su varie questioni può vedere unite le Chiese cristiane dopo Sibiu nei confronti del Parlamento europeo”. I cristiani possono far sentire la loro voce innanzitutto “sulle questioni ambientali e sul clima”. Non meno importante è la “sfida alla povertà”: “Sono stati fatti dei progressi in questo senso con i movimenti di cancellazione del debito, soprattutto per il Giubileo del 2000, ma c’è ancora troppo povertà”. Altra questione è il “fondamentalismo religioso”. “Occorre trattare le altre fedi con rispetto. Il viaggio verso l’unità – ha osservato Boardman – non è solo un fatto di testa, ma di cuore”. La Bibbia in Europa. Un segno concreto di unità è stato evidenziato da mons. Vincenzo Paglia, annunciando “un incontro tra la Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo della Cei e il consiglio direttivo della Fcei”. Un piccolo passo, che evidenzia di come ci troviamo sulla buona strada. Da mons. Paglia, poi, è venuto in particolare un invito a sostenere “la necessità di una quarta assemblea ecumenica, dopo quelle di Basilea, Graz e Sibiu”. “Un tale appuntamento – ha spiegato il presule – è importante per noi cristiani, ma soprattutto per l’Europa, che rischia di perdere se stessa poiché si sta svuotando delle sue dimensioni costitutive, delle sue radici”. Tra i frutti di Sibiu, il vescovo ha ricordato la celebrazione comune della Giornata della salvaguardia del creato, l’impegno a favore degli immigrati e per la pace. Prioritaria “una riscoperta della centralità della parola di Dio nella vita cristiana”, come opportunamente sottolineato dal recente Sinodo dei vescovi sulla Parola. Mons. Paglia ha anche offerto alcuni dati, al tempo stesso “sorprendenti e drammatici”, dell’inchiesta della Federazione biblica in 16 Paesi europei. Da un lato, “c’è una grande sete della parola di Dio, tanto che tutti ritengono la Bibbia un libro indispensabile alla vita, tanto che in tutti i Paesi (tranne la Francia) si auspica che venga studiata a scuola”. Dall’altro lato, alla domanda “se negli ultimi dodici mesi le è capitato di leggere un brano biblico” le risposte non sono state incoraggianti: “In Italia hanno risposto «sì» 17 persone su 100, in Inghilterra 36, in Russia 35, in Spagna 20”. Ai praticanti è stato poi chiesto dove ascoltano la Parola di Dio: l’80% solo la domenica a messa, mentre a livello personale solo il 3%. E come si prega? Più del 90% “con parole mie o con preghiere di devozione”; con la Bibbia “solo il 7-8%”. Occorre, perciò, rilanciare la lettura della Bibbia, “oggi campo dove ritrovare anche l’unità”.