ISLAM
Presentata a Bruxelles una ricerca sulle donne musulmane in Europa
Non si possono classificare nelle categorie di “femministe moderne” e “conservatrici-retrograde”. La loro realtà è molto più sfumata di quello che si pensa. Sono cittadine europee e ne sono fiere. Sono indipendenti e determinate, dicono di vivere la loro fede con libertà, ma fanno ancora molta fatica, per reticenza e pudore, a denunciare situazioni di disagio e di discriminazione vissute da loro o da altre donne all’interno delle loro famiglie e comunità. Ma soprattutto hanno gli stessi “sogni” e le stesse aspirazioni di tutte le donne europee. È quanto emerge da una interessante ricerca “qualitativa” sulle donne musulmane in Europa, – “potenzialità, problemi ed aspirazioni” – condotta da una ricercatrice italiana, Sara Silvestri, per il centro studi e ricerca della Fondazione Re Baldovino. La ricerca – presentata lo scorso 27 novembre a Bruxelles – ha preso in esame le risposte date ad un questionario da parte di 49 donne musulmane di diverse appartenenze etniche: Pakistan, Bangladesh, Marocco, Egitto, Somalia, Turchia, Ciad. Le donne sono state intervistate a Bruxelles, Londra, Torino, Roma e hanno un’età compresa tra i 20 e i 40 anni. SIR Europa ha intervistato la curatrice della ricerca, Sara Silvestri, esperta di islam in Europa e docente di religione e politica a City University London.Chi sono innanzitutto le donne musulmane in Europa?“Sono donne, poi sono musulmane di varie origini etniche e tradizioni religiose, e di varie condizioni sociali e familiari. Quindi si tratta di un panorama assai variegato e non riconducibile a una tipologia sola. Non è neanche opportuno categorizzarle in due compartimenti, come spesso si fa, della serie o sono «moderne» o sono «retrograde». È importante iniziare a pensare all’Islam e alle donne musulmane come individui esposti agli stessi problemi, ansie, aspirazioni e sogni degli altri abitanti dell’Europa”.Che rapporto hanno con la loro religione?“Di nuovo, non c’è un modo standard di essere musulmana e praticante. Quindi pensare che coloro che portano il velo siano «religiose» e le altre no è sbagliato. Quello che è emerso dalla ricerca è che sempre più donne musulmane si sono incuriosite della loro religione, si sono impegnate a seguirla in modo più determinato e anche a studiarla. Contrariamente agli stereotipi che le dipingono «sottomesse» all’islam, hanno dimostrato di avere una relazione con la propria religione molto personalizzata. Molte vi trovano una risorsa per affermarsi come individui. Alla mia domanda «cosa ti piace e non ti piace della tua religione?» tutte hanno affermato di «amarla» e di considerarla una parte integrante della loro vita. Sono state invece assai più critiche verso le comunità di appartenenza, delle quali apprezzano lo spirito di solidarietà e le celebrazioni comunitarie ma non sopportano alcuni atteggiamenti restrittivi, i pettegolezzi, l’eccessiva chiusura agli altri e i pregiudizi. Un curioso aspetto rilevato dalla ricerca è che i pregiudizi vanno in due direzioni. Molte delle donne che ho sentito hanno lamentato di essere esposte a pregiudizi su due fronti: gli europei le considerano arretrate, oppresse e incolte; i membri delle comunità invece le accusano di non rispettare le leggi, nutrono atteggiamenti culturali retrogradi riguardo alle donne, alle altre comunità musulmane di tradizione diverse e, in generale, verso i non musulmani”. Quanto sono diffuse le situazioni di violenza e sottomissione denunciate?“È un tema delicatissimo e riuscire a fare uno studio scientifico sulle violenze familiari, al di là del fatto che possano avvenire in contesti musulmani o no, è assai difficile. Per vari motivi. Alcuni Paesi europei hanno raccolto statistiche per gruppo etnico o nazionale dei fatti denunciati, ma non c’è nessuna correlazione diretta. Al di là poi della comunità religiosa o etnica d’origine, c’è una tendenza all’omertà anche da parte delle donne stesse, che oltre a sentirsi umiliate per l’accaduto hanno vergogna di venire fuori e paura delle potenziali ripercussioni sui loro figli. Inoltre, non ci sono dati chiari che indichino come il fenomeno della violenza avvenga più di frequente in famiglie musulmane che non in famiglie di altri credo religiosi. In generale – e questo non vale solo per i musulmani – sono riservate su temi cosi delicati, magari non hanno il coraggio di parlarne neppure agli amici più stretti”. Cosa desiderano e quali sono i loro sogni più frequenti?“Nei loro sogni sono eccezionalmente… ordinarie. Vogliono vivere bene, in pace, nel rispetto della legge e rispettate dalla legge. Vogliono avere un marito con cui possano stabilire un progetto di vita preferibilmente alla luce dei valori musulmani, desiderano delle famiglie unite e felici, dei figli che si integrano bene a scuola e nel lavoro. Queste donne si sentono europee, sono orgogliose di vivere nei nostri Paesi, ne apprezzano le libertà e le leggi e vorrebbero essere considerate innanzitutto come donne”.