LUSSEMBURGO
Documento da imprenditori e lavoratori cattolici
Quali alternative al sistema economico-finanziario occidentale, attraversato da una crisi senza precedenti? Alcune risposte vengono fornite da éthiEco, iniziativa comune di Alcic (Associazione lussemburghese dei dirigenti e dei lavoratori autonomi), Aluc (Associazione lussemburghese degli universitari cattolici), Cpmt (Centro della pastorale per il mondo del lavoro), Cvx (Comunità di vita cristiana), ErwuesseBildung, Fondazione Caritas del Lussemburgo e dalla Commissione “Justice et Paix” del Lussemburgo. In un documento intitolato “Una finanza a dimensione etica”, éthiEco ha illustrato le cause dell’attuale crisi finanziaria, proponendo soluzioni etiche a misura d’uomo. Ne riportiamo alcuni passaggi.Benefici troppo avidi. Una delle cause principali di questa crisi finanziaria è l’orientamento (per lo più a breve termine) delle attività finanziarie alla ricerca di un beneficio troppo avido che può pregiudicare il normale funzionamento dell’economia. […] Se questa evoluzione era prevedibile, non lo erano invece i termini e la portata della crisi. I protagonisti del mondo finanziario (responsabili bancari e speculatori) e politico (nella loro funzione regolatoria) ne dovevano essere coscienti. Oggi, la loro responsabilità congiunta non può più essere negata. La loro imprevidenza dovrebbe essere esaminata anche in una prospettiva più ampia, per interrogarsi sulle finalità della finanza. Il compito di regolamentazione, che spetta ai responsabili politici, comprende anche la dimensione sociale, se non addirittura etica; più concretamente, la finanza dovrebbe essere a servizio dell’economia, dovrebbe considerare l’impatto a lungo termine del proprio modello di gestione e assumere più direttamente le responsabilità legate ai rischi sistemici e ai loro effetti collaterali. Garantire una maggiore coerenza dei politici. Non si può isolare la crisi finanziaria e i mezzi utilizzati per uscirne, prescindendo dagli altri problemi del pianeta e i mezzi adoperati per risolverli. Per ridurre la povertà in base agli obiettivi del millennio (Millennium goals), mancano 35 miliardi di dollari all’anno, una somma 20 volte minore rispetto a quanto messo a disposizione in un sol colpo dagli Stati Uniti per aiutare le banche, o 40 volte minore rispetto a quanto gli Stati europei sono disposti ad investire per salvare il sistema bancario europeo. Parimenti, meno di 3 miliardi di dollari all’anno sarebbero sufficienti per garantire un trattamento adeguato a 19 milioni di bambini gravemente malnutriti in tutto il mondo. I responsabili politici che vogliano mettere la finanza e l’economia a servizio dell’uomo e dello sviluppo sostenibile dovrebbero sentirsi interpellati, sia per quanto concerne la proporzionalità dei mezzi investiti, sia in termini di coerenza politica. Al fattore della coerenza si aggiunge anche quello dell’efficienza. La crisi bancaria richiede l’intervento massiccio dei responsabili politici poiché esiste un rischio sistemico. La persistenza, addirittura l’aggravamento delle ineguaglianze sociali e della miseria nel mondo nascondono a loro volta rischi sistemici molto reali, anche se più latenti, per l’umanità. La riduzione della povertà contribuirebbe certamente alla pace mondiale e alla lotta contro il terrorismo internazionale. Essa avrebbe inoltre un effetto positivo sul potere d’acquisto dei meno abbienti e contribuirebbe pertanto alla crescita economica mondiale. Economia e finanza “etiche”. Nel corso delle ultime settimane abbiamo sentito regolarmente analisti e responsabili politici e finanziari evocare la perdita della fiducia. Gli attori del settore finanziario e i responsabili politici che ora corrono in aiuto del settore bancario dovrebbero fare un’analisi approfondita per identificare i diversi fattori (inclusi gli eccessi) che hanno causato questa perdita di fiducia. […] Dovrebbero chiedersi fino a che punto l’assenza dell’etica abbia fatto diffondere i comportamenti che hanno originato questa perdita di fiducia. La fiducia non s’impone: può crollare molto rapidamente (lo abbiamo visto), ma si costruisce molto lentamente. Reintrodurre la fiducia in un sistema economico e finanziario equivale a riconsiderare le finalità e le priorità delle azioni economiche e finanziarie. A cosa serve la finanza? Che cosa deve produrre, primariamente? Come vogliamo utilizzare le risorse, soprattutto quelle rare (aspetto ecologico)? […] Conviene reintegrare le questioni etiche nella riflessione economica. Per intensificare questo processo è indispensabile che sia i responsabili politici sia la società civile si prendano carico di sensibilizzare coloro che decidono a livello politico, economico e finanziario sulla dimensione etica. Inoltre, ogni cittadino è chiamato a considerare le proprie azioni concrete e ad attuare i criteri etici nel suo comportamento e nella propria responsabilità individuale e collettiva.