PUGLIA

Verso nuove formule?

Per contenere gli effetti della crisi economica 2 regolamenti e 7 avvisi

La Giunta regionale pugliese a metà novembre ha deliberato 2 regolamenti e 7 avvisi – per circa 356 milioni di euro – che compongono quella che è stata definita “manovra anticiclica” per contrastare la crisi economica. I regolamenti disciplinano gli aiuti alle piccole e medie imprese (Pmi), e agli investimenti e all’avvio di microimprese da parte di soggetti svantaggiati (tra cui giovani, donne, disoccupati). Gli avvisi riguardano gli aiuti a Pmi per la ricerca; contratti di programma per le grandi imprese per investimenti industriali e ricerca; medie imprese e consorzi di Pmi per programmi integrati di agevolazione (iniziative industriali, risparmio energetico, ricerca, servizi, e-business); consorzi agroalimentari, turistico-alberghieri ed export manifatturiero per la promozione all’estero; confidi e fondazioni per il contrasto all’usura. Anche Confindustria regionale ha proposto una serie di iniziative per scongiurare la crisi in una Regione che nel biennio 2006-07 ha aumentato il Pil del 4% e dove, nelle prossime settimane, i grandi gruppi industriali si stima che conteranno circa 10 mila cassintegrati. Più aiuto ai deboli. “La manovra dice cose importanti”, ma “mancano misure dirette di contrasto alla povertà” per gli 800mila poveri stimati e “interventi diretti sulle famiglie”. E’ l’opinione di Antonio Russo, presidente provinciale delle Acli di Foggia. “Nella crisi economica generale esiste una problematicità più antica, quella del Sud” dove, “in presenza di crisi, i risvolti non possono che essere i licenziamenti”. Perciò “si spera che il sistema delle Pmi non venga compromesso, altrimenti la povertà salirà”. L’economia pugliese ha “province con difficoltà maggiori rispetto al passato”, come quella di Foggia, a differenza di Bari e Lecce. Nel recente passato, l’economia regionale “ha viaggiato un po’ meglio di quelle di altre Regioni”. I provvedimenti della Giunta “sono importanti in senso generale”, ma questa crisi “l’avvertiranno di più le famiglie, che sono già penalizzate. Per esse “una misura più precisa avrebbe affrontato di petto il problema”. Per Russo “occorre innanzitutto salvare l’esistente” e cioè “le aziende sane”. Ecco che l’introduzione del regolamento “de minimis” “permette di aiutare le aziende attraverso il sistema dei crediti bancari”. In secondo luogo, occorre “rendere più appetibile il tessuto imprenditoriale”. Guardare al futuro. La possibilità di far nascere “microimprese per soggetti svantaggiati, che potrebbero essere espulsi dal sistema” potrebbe permettere di “recuperare persone che altrimenti sarebbero irricollocabili”. Ciò, inoltre, potrebbe evitare che “in una situazione già provata” da “lavoro nero, sommerso e sfruttato” altre persone “tentino di ricollocarsi in maniera non regolare”. Le iniziative regionali “possono dare risposte per i settori in cui intervengono”. “Oggi – continua – non abbiamo ancora contezza” di quanto la crisi dei mercati internazionali potrà influire e quindi le risorse messe a disposizione “potrebbero non essere sufficienti”. Le iniziative per la ricerca “vanno bene, perché indicano la capacita di guardare al futuro” per una Regione che “può confrontarsi con mercati nuovi come quello africano”. La crescita del Pil e l’aumento dell’export nel biennio 2006/07 “dicono che la Puglia si va affermando sui mercati internazionali e quindi è una strada che deve continuare a percorrere”. Il contrasto all’usura, sostiene Russo, “è una misura di politica di contrasto alle difficoltà delle persone più povere e delle aziende”. Il contributo dei cattolici. “Meraviglia di come la Puglia possa deliberare per conto suo senza che abbiano deliberato organismi internazionali ed europei”, dice Aldo Lobello, incaricato regionale per la pastorale sociale e del lavoro. Occorre “trovare nuove formule, perché sono superate quelle che prevedono più mercato e meno Stato oppure meno mercato e più Stato”. La crisi economica proviene da “eventi strutturali e non di circostanza”, perciò “dobbiamo trovare soluzioni definitive”. Lobello chiama in causa “gli studiosi del mondo cattolico che dovrebbero mettere a punto modelli di sviluppo nuovi. Puntare sulle energie alternative potrebbe essere una soluzione”. In questo settore il sostegno messo in campo dalla Regione “è ancora debole, cosi come lo è quello per l’imprenditoria giovanile, che è fondamentale” perché “è la molla che fa scattare i giovani a rischiare in proprio”. Un’altra soluzione potrebbe essere quella dello “spostamento dalla economia tradizionale a quella sociale, per far uscire dalla condizione di indigenza i più deboli, gli svantaggiati, le donne”. Poiché la Chiesa non ha bisogno di inseguire i consensi, continua, “possiamo gridare che non si può barattare la salute con il lavoro”. “Ritengo – conclude – che la Regione possa essere in grado di uscire dalla impasse grazie anche alla riflessione dei cattolici”.a cura di Antonio Rubino(03 dicembre 2008)