PE - DALAI LAMA

Parole altre nell’emiciclo

Una voce ha richiamato i valori spirituali e l’impegno per la pace

Prima di prendere la parola si ferma un attimo, congiunge le mani, come in preghiera. Poi sorride e inizia un discorso in una lingua incomprensibile per i presenti. L’Aula del Parlamento europeo di Bruxelles resta muta, così come gli interpreti. Poi il Dalai Lama chiarisce: “Vorrei parlare nella mia lingua, ma credo che nessuno mi capirebbe. Allora mi esprimerò in inglese”. Gli eurodeputati tirano un sospiro di sollievo e battono le mani. Comincia così, con grande informalità, la visita del leader tibetano all’Assemblea dei 27, dove è stato invitato il 4 dicembre a tenere un discorso nell’ambito dell’Anno europeo del dialogo interculturale. “Ricercare i valori profondi”. “Io sono solo un essere umano, uno dei sei miliardi di esseri umani nel mondo. Aspiro alla felicità, come ogni persona”. Il Dalai Lama, invitato dall’Europarlamento, consegna ai deputati e ai giornalisti una “nota scritta”, che riguarda soprattutto la situazione tibetana. Poi parla a braccio dalla tribuna dell’emiciclo e affronta numerosi temi fra cui il dialogo tra le religioni, la pace tra i popoli, il ruolo delle donne nella società. “Ogni persona, di qualunque cultura, popolo, religione, ha diritto ad avere una vita felice. Vedo però che nella società di oggi si dà troppa importanza agli aspetti materiali e poco a quelli spirituali. Ebbene, per essere felici bisogna costruire la pace mentale”. L’oratore afferma: “Vedo troppo stress, troppe ambizioni, troppa avidità oggi nel mondo. Bisogna ricercare maggiormente i valori profondi, che si trovano nelle fedi religiose, ma non solo. Essi risiedono nel cuore delle persone, nella solidarietà”. Invita ad avere fiducia nell’esperienza e nella tradizione, nella ricerca scientifica e a “promuovere l’armonia umana e religiosa” Rispetto, libertà e autonomia. Nel presentare l’ospite agli eurodeputati riuniti a Bruxelles, il presidente del Parlamento Ue Hans-Gert Poettering lo definisce “un esempio di pace e di non violenza”. Il politico tedesco ricorda quindi le tre precedenti visite del capo religioso all’Eurocamera e ribadisce il sostegno dell’Unione alla causa tibetana: “Varie volte questa Assemblea ha votato risoluzioni che intimavano alla Cina di riconoscere i diritti e l’identità culturale e religiosa del popolo del Tibet”, spiega. “Il Parlamento riconosce l’unità territoriale della Cina, della quale il Tibet fa parte. Ma non smetteremo mai di difendere la libertà e i diritti del suo popolo”, afferma Poettering rivolgendosi al Dalai Lama. Nei giorni scorsi il governo di Pechino aveva disdetto il summit con l’Ue, previsto per il 1° dicembre, in ragione di questa visita in Europa da parte del leader spirituale. A tale proposito, il Dalai Lama puntualizza: “Noi non cerchiamo l’indipendenza dalla Cina, non siamo separazionisti. Noi chiediamo rispetto, libertà e autonomia. Ricordo che la Costituzione cinese tutela formalmente le minoranze. Non siamo contro la legge” della Repubblica popolare cinese. Le religioni portano messaggi di pace. “Tutte le grandi fedi sono portatrici di un messaggio di pace, tutte ricercano valori profondi e l’armonia interiore. Abbiamo le religioni cristiane e le altre religioni non cristiane; tutte, se ben intese, portano a praticare l’amore, la compassione, il perdono”. Il Dalai Lama viene più volte interrotto dagli applausi degli eurodeputati. A proposito dei rapporti fra popolo tibetano e autorità cinesi, afferma ancora: “Noi vogliamo contribuire a una società armoniosa, unita, stabile. Ma come si possono costruire questi obiettivi sotto un regime di paura e di angoscia?”. L’oratore chiede libertà e diritti “per tutti in Cina”, dichiara di nutrire “una grande fiducia nel popolo cinese”, ma sottolinea le chiusure del governo di Pechino: “Perché la Cina rifiuta la nostra linea non violenta. Eppure, la crisi del 10 marzo scorso” – quando si registrarono scontri di piazza a Lhasa, capoluogo tibetano – “ha di nuovo messo in risalto la gravità della situazione. Noi vogliamo collaborare con la Cina, ma forse qualcuno s’illude di poter risolvere il problema in punta di fucile”. E conclude: “La Cina sta crescendo per importanza economica e politica. Ma per essere una superpotenza mondiale deve dimostrare un’adeguata autorità morale” Il futuro di un popolo. La visita del Dalai Lama mobilita il Parlamento europeo. Gli incontri finora organizzati dall’Assemblea per l’Anno del dialogo interculturale hanno suscitato un discreto interesse, ma per questo incontro l’attesa è stata superiore. Dietro la figura del leader spirituale i deputati e la stampa internazionale hanno intravisto la questione tibetana, hanno richiamato le carenze cinesi nel campo della democrazia e dei diritti umani, hanno rivisitato i fatti di Lhasa del marzo 2008, i tentativi di dialogo tra tibetani e governo di Pechino, le Olimpiadi… “Noi siamo per metodi e cultura non violenta”, ribadisce fuori dall’emiciclo il Dalai Lama. “È su queste basi che chiediamo alla Cina le nostre libertà e i diritti che ci spettano, per il nostro futuro”.