ROMANIA
Gli universitari e l’immagine mariana consegnata ai coetanei australiani
“Il passaggio dell’icona di Maria Sedes Sapientiae dalla Delegazione rumena a quella australiana ci ricorda che questa grande «rete» dei giovani nel mondo intero è sempre attiva e in movimento”. Lo ha detto, l’11 dicembre, Benedetto XVI, nell’incontro con gli universitari, nella basilica di San Pietro. Al termine dell’incontro, infatti, l’icona di Maria Sedes Sapientiae, donata da Giovanni Paolo II agli universitari del mondo, passerà dalla delegazione rumena, accompagnata dall’arcivescovo di Bucarest, Ioan Robu, ai giovani australiani, guidati dal cardinale George Pell. “Da quando ho sentito dell’icona di Sedes Sapientiae, che viene affidata a turno a vari Paesi, da allora ho visto in essa un segno particolare, come un segno della Bibbia o come un segno dei tempi”: lo afferma l’arcivescovo di Bucarest Ioan Robu, sintetizzando così il significato della presenza dell’icona di Maria Sedes Sapientiae in mezzo alle comunità universitarie romene. In un’intervista rilasciata a SIR Europa, l’arcivescovo Robu parla della situazione della pastorale universitaria in Romania e sul ruolo di una tale pastorale per la Romania e l’Europa.Quest’anno è stato organizzato a Bucarest l’Incontro dei delegati nazionali di pastorale universitaria, promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali europee. Qual è la situazione della pastorale universitaria in Romania attualmente?“Per parlare della situazione della pastorale universitaria in Romania, bisogna ammettere con chiarezza una cosa: siamo agli inizi di tale attività pastorale. L’incontro a Bucarest dei delegati nazionali di pastorale universitaria è stato per noi un’occasione per riflettere ancora una volta su questa necessità urgente e, nello stesso tempo, per ammettere che abbiamo ancora tanto da fare per avvicinarci al livello dei Paesi che non hanno conosciuto il comunismo e che, di conseguenza, possono parlare, a buona ragione, di una tradizione nella pastorale universitaria. Certo che anche in Romania ci sono dei centri universitari dove la Chiesa ha cercato già da subito, dopo la caduta del regime dittatoriale comunista nel 1989, di riprendere la tradizione interrotta nel 1948. Nonostante questo, siamo ancora agli inizi con questa attività nelle università”.Ci sono delle azioni comuni di pastorale universitaria in Romania tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa?“Dire che ci sono delle azioni comuni di pastorale tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa mi sembra eccessivo. Ci sono dei contatti, colloqui con alcuni cappellani universitari ortodossi, alcuni rari momenti di preghiera comune e basta, niente di più. Infatti, anche gli ortodossi, in questo campo, sono agli inizi e senza esperienza, come noi. Speriamo di arrivare, con il tempo, ad azioni comuni di pastorale nel campo universitario. Considero che prima però bisogna che ciascuna delle due Chiese cresca in questo senso, che ognuna sappia quello che vuole e solo dopo pensare a lavorare insieme, almeno in alcuni settori. Neanche la natura fa salti: dunque neppure questa esperienza nelle università, che ci provoca in tanti modi”. Qual è il ruolo della pastorale universitaria in Romania e nell’Europa di oggi?“Come anche in altre parti dell’Europa, anche in Romania la pastorale universitaria ha il ruolo di aiutare gli studenti e i docenti ad arrivare alla pienezza, alla maturazione che la fede ci offre; essere d’accordo che la ragione e la fede, lungi dall’escludersi l’un l’altra, si completano in modo reciproco; accettare l’autorità del Magistero della Chiesa nell’insegnamento sulla verità che riguarda l’uomo nella sua origine e nel suo destino; di non cedere alle tentazioni nichiliste, ma credere nella redenzione apportata da Cristo attraverso la sua morte e risurrezione”.Cosa vorrebbe dire agli universitari europei?“Di onorare e di amare la beata Vergine Maria e di invocarla in tutte le circostanze della loro vita. E di credere con tutto il cuore nell’insegnamento della Chiesa nella quale siamo nati: una, santa, cattolica ed apostolica”.