CONSIGLIO EUROPEO

Decisioni di rilievo

Pacchetto clima, crisi economica, questione istituzionale, caso irlandese

Consumata diplomazia francese, fair play britannico, fantasia mediterranea: con questi ingredienti, adeguatamente dosati, il presidente francese Nicolas Sarkozy, alla guida semestrale dell’Ue, ha condotto il Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre, consentendo all’Europa di assumere decisioni di rilievo sulla lotta ai cambiamenti climatici, la crisi economica e la “questione istituzionale”. Superato il “test di credibilità”. Alla vigilia del vertice i temi in agenda erano apparsi troppo numerosi, dovendo discutere i 27 capi di Stato e di governo di strategie ambientaliste, provvedimenti economici, Trattato di Lisbona, ma anche di politica estera e agricola. I due giorni di trattative hanno sbloccato vari dossier, anche se questo ha obbligato la presidenza a mediare fra posizioni diverse fra loro. Il Consiglio ha ad esempio approvato il pacchetto clima/energia, che dovrebbe portare alla riduzione delle emissioni inquinanti del 20% entro il 2020 e aumentare della stessa percentuale l’efficienza energetica e il ricorso alle fonti alternative. Lo “storico accordo”, stando alle parole di Nicolas Sarkozy, è stato possibile grazie a varie concessioni a Polonia, Germania, Italia e paesi dell’est, volte soprattutto alla tutela delle industrie nazionali. Sarkozy ha enfatizzato il risultato del summit, mentre il capo della Commissione José Manuel Barroso ha detto che “l’Europa ha superato il suo test di credibilità” con queste misure ambientali, “le più ambiziose finora esistenti nel mondo intero”. Il pacchetto, dopo nuovi negoziati avvenuti nel fine settimana tra le tre principali istituzioni comunitarie (Consiglio, Parlamento, Commissione), è ora all’attenzione dell’Assemblea di Strasburgo, riunito in plenaria (15-18 dicembre).Ambiente, provvedimenti graduali. “Yes, you can”: il presidente della Commissione Barroso ha preso in prestito il motto del neo presidente americano Barack Obama per affermare che anche gli Stati Uniti e gli altri paesi, se lo vogliono e ne hanno “il coraggio”, possono approvare pacchetti per la salvaguardia ambientale simili a quello varato dal Consiglio europeo. Gli obiettivi del 20-20-20 “che abbiamo confermato – ha detto il capo dell’Esecutivo – erano ritenuti impossibili meno di un anno fa. In questo periodo abbiamo avviato e portato a termine complesse trattative”, tenendo in considerazione gli “interessi generali e quelli nazionali”. Sarkozy ha aggiunto”: “Ora l’industria europea sarà costretta a migliorare” sul versante delle emissioni di gas a effetto serra e ad ammodernarsi, ma “l’Ue non ha imposto costi insostenibili”. La gradualità dei provvedimenti stabiliti dall’Unione è stata apprezzata dai leader presenti in Consiglio e anche dalle associazioni degli industriali. Nel 2010 è però prevista una revisione delle misure contenute nel pacchetto, alla luce dei risultati della Conferenza di Copenaghen del prossimo anno. Dal summit è arrivato inoltre il via libera alle azioni per affrontare la recessione economica, per un impegno finanziario pari a 200 miliardi di euro fra bilanci nazionali e comunitario.Le garanzie all’Irlanda. Per raggiungere un accordo sull’iter del Trattato di Lisbona, il Consiglio europeo ha invece dovuto mettere nero su bianco alcune rassicurazioni rivolte al popolo irlandese e fare un passo indietro sulla riforma della Commissione. Secondo l’articolato, infatti, il collegio dei commissari avrebbe dovuto avere dal 2009 un numero di componenti pari ai due terzi degli Stati aderenti. Sarkozy ha invece spiegato che per avere dall’Irlanda la disponibilità a svolgere un nuovo referendum nel 2009 s’è dovuto garantirle un commissario, rinunciando, di fatto, alla riforma dell’Esecutivo. Inoltre nelle “Conclusioni della presidenza”, documento che riepiloga i risultati del vertice, si legge: “Il Consiglio europeo riafferma che il Trattato di Lisbona è necessario per contribuire a un funzionamento più efficace, più democratico e più efficiente dell’Ue allargata”. Il Consiglio ha poi “preso atto delle preoccupazioni del popolo irlandese”, presentate dal primo ministro Brian Cowen “in tema di politica fiscale, famiglia, questioni sociali ed etiche e politica europea di sicurezza e di difesa con riguardo alla tradizionale neutralità” dell’isola verde. Diritto alla vita, istruzione, famiglia. Nelle “Conclusioni” sono dunque elencate le “garanzie giuridiche” offerte all’opinione pubblica dell’Irlanda, riepilogate in tre punti. “Nulla nel Trattato di Lisbona – assicura l’Ue – modifica in alcun modo, per alcuno Stato membro, la portata o l’esercizio delle competenze dell’Ue in materia di fiscalità”; in secondo luogo, Lisbona “non pregiudica la politica di sicurezza e di difesa degli Stati membri, ivi compresa la politica di neutralità dell’Irlanda”; infine l’Unione offre “la garanzia che le disposizioni della Costituzione irlandese relative al diritto alla vita, all’istruzione e alla famiglia” non siano pregiudicate dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue allegata al Trattato stesso.