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Germania: più sanità per i sans-papiersIn occasione della Giornata internazionale dei diritti umani, le Chiese, insieme con l’Ordine federale dei medici tedesco (Bäk), hanno chiesto una migliore assistenza medica per le persone senza permesso di soggiorno. “Fedeli all’art. 2 della Convenzione Onu per i diritti umani, ci impegniamo per un’assistenza medica adeguata per tutti i cittadini, indipendentemente da razza, religione, provenienza o status sociale”, ha dichiarato il 9 dicembre ad Amburgo Frank Ulrich Montgomery, incaricato per i diritti umani della Bäk, intervistato al riguardo dall’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna. “In base al numero ridotto di pazienti senza documenti, curati negli studi medici, si evince tuttavia che questo gruppo di cittadini non viene raggiunto”, ha dichiarato Walter Brandstadter, Vice-presidente del Bäk. Secondo le stime, infatti, in Germania vivono fino ad un milione di “sans-papiers”. La responsabile per i profughi della Chiesa evangelica-luterana dell’Elba settentrionale (Nek), Fanny Dethloff, ha fatto presente che i diritti umani, vincolanti a livello di diritto internazionale, sono validi indipendentemente dal possesso del diritto di soggiorno. In tal senso, sia l’Ordine dei medici che il Nek hanno sollecitato una soluzione politica per l’assistenza medica di queste persone. “La maggior parte di loro evita di andare dal medico per paura di essere scoperta ed espulsa”, ha ricordato Montgomery, che ha proposto come soluzione il modello del fondo applicato nei Paesi bassi. Pur lodando l’organizzazione cattolica dei Malteser, per il servizio di assistenza medica ai migranti, Montgomery ha ribadito che “sarebbe molto meglio se esistesse un sistema regolamentato di finanziamento e compensazione per queste persone, affinché possano andare senza paura negli studi medici. Finora, i Malteser hanno assicurato, dal 2001 ad oggi, l’assistenza medica a circa 15.000 pazienti in dieci città tedesche. Inghilterra e Galles: un monastero eco-sostenibileÈ il primo monastero pensato per conservare l’ambiente e comprenderà una fogna fatta con canne di palude, tetti con erba, pannelli solari, un boiler verde e legno prodotto in modo responsabile ovvero senza danneggiare la natura. Ad abitarlo saranno le suore benedettine di Nostra Signora della Consolazione che hanno deciso di abbandonare la splendida abbazia vittoriana di Stanbrook Abbey, nella campagna del Worcestershire, centro ovest di Inghilterra, per questa dimora più modesta che si trova nel parco nazionale di North York Moors, nel profondo nord di Inghilterra. Questa famiglia appartenente all’ordine benedettino ha alle spalle 385 anni di storia ed ha cambiato cinque monasteri. Questo ultimo trasloco è dovuto al calo nelle vocazioni. Per ventidue suore e due novizie è diventato impossibile mantenere il vecchio monastero. “Gestiamo un edificio troppo grande, spendendo migliaia di sterline che non abbiamo per mantenerlo e riscaldarlo con gas e combustibile che non vanno bene per l’ambiente” spiega la badessa di Stanbrook Andrea Savage. Le suore hanno commissionato agli architetti “Feilden Clegg Bradley Studios” un edificio semplice in armonia con la natura. Il risultato è un piccolo monastero, con trenta camere dotate di Internet per le suore, una chiesa, una biblioteca e uno spazio per accogliere fino a quindici persone.Portogallo: patto sociale per la scuolaIn occasione di un incontro con il ministro dell’educazione la Piattaforma Sindacale dei professori portoghesi si è incontrata nei giorni scorsi con il presidente della Conferenza episcopale (Cep), mons. Jorge Ortiga, per una riflessione congiunta sullo stato dell’educazione e sui principali problemi riguardanti l’organizzazione scolastica nazionale. Il portavoce delle associazioni dei docenti, Mário Nogueira, ha inteso precisare il senso del dialogo avuto con la Cep: “Noi riteniamo che la Chiesa sia in grado di fornire un contributo importante affinché le scuole possano tornare ad una situazione di più tranquilla normalità. L’intenzione con la quale abbiamo richiesto questa udienza non è certo quella di una pretesa d’appoggio alle nostre rivendicazioni, ma siamo convinti che grazie a questo incontro le problematiche attuali della scuola saranno affrontate e considerate dal governo con una maggior attenzione”. Da parte sua, mons. Ortiga ha dichiarato che “la Chiesa portoghese è fortemente preoccupata per i dibattiti che agitano il campo dell’educazione e si augura che essi trovino soluzione il più rapidamente possibile”. Il presidente ha ricordato che “nell’ultima assemblea plenaria di novembre, la Cep ha redatto una Lettera pastorale sulla scuola, nella quale si afferma che la dottrina della Chiesa si fonda sull’interesse per la persona”. “Al punto in cui sono arrivate le cose” – ha concluso – “diventa imperioso ed urgente giungere ad una specie di patto sociale, perché la scuola esiste solamente in funzione degli alunni, e sono loro che in questo momento si trovano ad essere maggiormente in difficoltà”.