TURCHIA
La testimonianza delle suore di Tarso
“Siamo a Tarso dal 1994, chiamate da mons. Ruggero Franceschini, oggi vescovo di Smirne (Izmir). Ma a Tarso non ci sono cristiani e nemmeno cattolici”. Quasi si schermisce suor Maria Di Meglio, una delle tre suore, della Congregazione delle Figlie della Chiesa, che vivono nella città natale dell’apostolo Paolo, quando le si chiede :”Cosa fate a Tarso?”. In realtà la missione delle tre religiose, tutte italiane, è intensa soprattutto in questo Anno Paolino che sta portando a Tarso migliaia di pellegrini. Ad accoglierli, infatti, sono proprio loro, da mattina a sera, preparando la chiesa-museo per la messa, allestendo un piccolo rinfresco e soprattutto portando la loro testimonianza, fatta di contemplazione, di preghiera e di “…nulla”. Daniele Rocchi, per SIR Europa, ha posto alcune domande a suor Maria Di Meglio.Quanti pellegrini sono giunti fino ad oggi a Tarso?“Dall’apertura dell’Anno Paolino, a giugno di questo anno, posso dire che sono diverse migliaia. Direi che i pellegrini più numerosi sono gli italiani, seguiti dagli spagnoli, dai coreani, ma abbiamo visto pellegrinaggi dall’Argentina, dal Portogallo, dalla Francia, dalla Germania, da Hong Kong, dal Messico, dal Giappone. Per il 2009 si prevede l’arrivo di molti tedeschi”. Può descrivere la giornata-tipo dei pellegrini che arrivano da voi e come li accogliete?“La giornata dei pellegrini a Tarso prevede la celebrazione della messa nella chiesa-museo, da noi allestita per l’occasione, cui segue la nostra testimonianza con un momento di accoglienza in cui offriamo un piccolo rinfresco. Al termine i gruppi ripartono, ma ce ne sono diversi, soprattutto spagnoli, che si fermano più tempo e approfittano di una piccola sala, adibita a cappella, per fare adorazione eucaristica. Il lavoro di accoglienza ci impegna molto anche perché la nostra casa non è più vicina alla chiesa-museo, dopo un recente trasloco. Molti arrivano dalla Cappadocia, da Antiochia e da Adana”.Trattandosi di una chiesa-museo, al suo interno possono trovarsi contemporaneamente pellegrini e visitatori comuni….“Spesso capita che all’interno della chiesa-museo si ritrovino sia i cattolici per la messa che musulmani in visita al museo. L’atteggiamento di questi ultimi essenzialmente di rispetto, quando qualcuno disturba interviene il custode. Non mancano certo i diffidenti ma la maggioranza è rispettosa, dei pellegrini e di noi suore. Un rispetto che notiamo anche nella vita di tutti i giorni. Quando usciamo per fare spesa o altro ci salutano, ci chiamano ‘sorella’. Noi non abbiamo divisa, portiamo solo una piccola croce di legno, ma senza l’immagine del Cristo”. Ha parlato di una testimonianza che rendete ai pellegrini che giungono a Tarso. Cosa dite loro?“Il nostro compito a Tarso è ‘nulla’. Quando arrivammo qui, nel 1994, persone del luogo ce lo dissero e ad alta voce: ‘voi qui siete nulla’. Ricordo che mi venne da piangere. Ora sapere di essere nulla ci fa tornare alla mente il seme che per portare frutto deve morire. La gioia è quella del seme. Mons. Ruggero Franceschini, oggi vescovo di Smirne, che ci chiamò in Turchia, una volta ci esortò ad essere frammenti di Vangelo: ‘i frammenti vanno calpestati ma accade che qualche frammento attecchisce e porta frutto’. Seme e frammento è stato anche don Andrea Santoro. Volevano chiudergli la bocca ma quando è stato ucciso questa si è spalancata. Chi non conosceva don Andrea ora lo conosce. Ai pellegrini parliamo anche di don Andrea. Ci fu poi un padre conventuale che, dopo la visita, ci disse: ‘l’Eucarestia è a Tarso grazie a voi. Che Tarso lo sappia o no, l’Eucarestia manda i suoi raggi e questi prima o poi toccheranno qualcuno’. Questa è la nostra gioia e la nostra missione. L’unico tabernacolo nella città di Paolo è il nostro”.E quali sono le reazioni dei pellegrini davanti alle vostre parole?“Le risposte sono confortanti, molti ci scrivono appena tornati a casa: l’ultima mail è di ieri, da Torino, una signora ci ha scritto: ‘dovevo tornare a Tarso per scoprire che il mio cristianesimo era fasullo’. Dalla Spagna c’è gente che prega per noi ogni giorno”. Ma quando non ci sono pellegrini cosa fate?“Svolgiamo servizio nella parrocchia di Mersin, a circa 60 km. da Tarso, dove ci rechiamo ogni giorno per la messa, lì occupiamo dei poveri, del catechismo, della liturgia, dei canti. Ci sono attività con la Caritas come la consegna di pacchi di cibo e vestiti che riguarda anche persone musulmane. In nove anni di Caritas, non abbiamo mai avuto problemi e nemmeno le famiglie. Non mancano amici musulmani che partecipano alle nostre attività. Quando invece siamo a Tarso, e non ci sono pellegrinaggi, cerchiamo di vivere nel silenzio. Più siamo riservate meno fastidio diamo. Essendo ‘nulla’ non possiamo nemmeno organizzare qualcosa per i bambini. A Tarso è così perché non c’è una chiesa aperta al culto. Abbiamo, tuttavia, la speranza che presto ne avremo una e che i pellegrini, anche dopo l’Anno Paolino, continueranno ad arrivare”.