COMECE
Europe infos: crisi finanziaria, rifugiati, islam, staminali embrionali
“La deregolamentazione costa cara quando il ‘dovere di regolare’ non appare prioritario” e “trent’anni di mancanza di regole hanno rischiato di far saltare il pianeta” afferma Henri Madelin nel numero di dicembre di “Europe infos”, mensile della Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) e dell’Ocipe (Ufficio cattolico di informazione e iniziativa per l’Europa), che si apre con una nota del segretario generale Comece Piotr Mazurkiewicz sui rischi di una “sindrome populista” in Europa (cfr. SIR Europa 87/2008).L’insegnamento della Chiesa. Soffermandosi sul “ritorno della politica in Europa e altrove come garanzia del funzionamento dell’economia” per evitare l’irresponsabilità di alcuni dirigenti e la generalizzata perdita di fiducia”, Madelin osserva che in tempi brevissimi “lo Stato dovrà vigilare sulla migliore allocazione possibile tra attività speculativa e azione bancaria classica, azionari e salariati, imprese e pubblici poteri” in vista di una vera “solidarietà tra poveri e ricchi nel nostro continente e nel resto del mondo”, e rammenta i quasi 1900 miliardi di euro destinati al consolidamento del sistema finanziario Ue e al ripristino delle condizioni normali di finanziamento dell’economia. A fronte di ciò, commenta, basterebbero “trent’anni” e “solo” 150 miliardi di euro per “sradicare la fame dal pianeta”. Per Madelin “è il momento di rivisitare il concetto di regolazione contenuto nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa cattolica, il cui magistero, a partire dall’enciclica “Rerum novarum” del 1891, afferma principi di giustizia, solidarietà e sussidiarietà “affinandoli nel tempo secondo il mutamento delle congiunture”. Stefan Lunte rammenta da parte sua l’impegno dei vescovi della Commissione affari sociali della Comece, che nell’incontro dell’8 e 9 ottobre a Parigi hanno affrontato la questione “del futuro della protezione sociale e delle politiche in materia nell’Ue” anche “alla luce della crisi dei mercati finanziari”. Per i vescovi, sottolinea Lunte, ogni progetto politico deve fondarsi sulla ricerca del “bene comune”.Rifugiati iracheni. Nonostante si sia parlato di loro per tutto l’anno, “le condizioni di vita dei rifugiati iracheni nei Paesi limitrofi non sono affatto migliorate, in particolare per i cristiani”. A rilevarlo è Alessandro Calcagno. Sono circa 2 milioni gli iracheni che vivono nei Pesi confinanti; “tra quelli residenti in Siria e Giordania, 43mila non hanno alcuna possibilità di rientrare in Iraq”. All’interno del Paese si contano circa 2 milioni e 700 mila sfollati. Diverse le discussioni in materia in seno alle istituzioni Ue: per Calcagno “non si chiede alcun privilegio, ma un reinsediamento dei rifugiati cristiani nell’Unione europea potrebbe contribuire a risollevarne la difficile situazione, anche si tratta di uno strumento da valutare con cura per assicurare il mantenimento della comunità cristiana in Iraq”. L’auspicio, infine, che “l’Ue continui a sollevare la questione delle minoranze religiose (cristiane e non) nelle discussioni con il governo iracheno”.Cristiani e musulmani in Europa. “Essere cittadino d’Europa e uomo di fede” è il tema della Conferenza islamo-cristiana che si è svolta alla fine di ottobre a Malines (Belgio) su iniziativa del Comitato congiunto per le relazioni con i musulmani in Europa (Crme), del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee) e della Conferenza delle Chiese d’Europa (Kek). A riprenderne le conclusioni è Vincent Legrand che rammenta l’appello del card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e vicepresidente Ccee, ad “un vero partenariato tra musulmani e cattolici in Europa per promuovere a livello mondiale i valori umanisti che ci appaiono fondamentali”. Anche la dichiarazione adottata al termine dei lavori esprime, per Legrand, “unità di intenti nel quadro di una cittadinanza attiva” affinché “l’Europa divenga laboratorio di conoscenza reciproca”. Cellule staminali embrionali. Sull’importanza che la ricerca sulle cellule staminali embrionali non divenga oggetto di brevetto si sofferma Katharina Schauer, illustrando le conseguenze di una sua eventuale commercializzazione, nell’attesa della decisione dell’Epo (Istituto europeo per i brevetti) in merito al ricorso riguardante la domanda di brevetto “Warf/Thomson”, basata su un metodo per ottenere colture di staminali da primati, inclusi gli umani. Nel frattempo, lo scorso 25 novembre l’Epo ha respinto in ultima istanza tale domanda, non concedendo quindi il brevetto richiesto. Info: www.comece.org.