PUGLIA
Una legge contro le emissioni di diossina
Il 16 dicembre il Consiglio regionale ha approvato una legge che mira a ridurre le emissioni in atmosfera di diossina e furani. Gli impianti già esistenti sulla base dei criteri indicati dal protocollo di Aarhus, ratificato dalla legge 125/06, non potranno emettere una somma di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani (Pcdd+Pcdf) maggiore di 2,5 nanogrammi e di 0,4 nanogrammi per metro cubo, rispettivamente a partire dal 1 aprile 2009 e dal 31 dicembre 2010. In caso di superamento dei limiti, dopo una diffida a rientrarvi, il gestore dell’impianto sarà tenuto ad arrestarne immediatamente l’esercizio. Nella relazione che accompagna il provvedimento si evidenzia una situazione di criticità dell’impianto Ilva di Taranto che, secondo una stima, produrrebbe “più del 90% del totale delle emissioni di diossina degli impianti italiani”. Secondo l’Agenzia regionale per la protezione ambientale esistono “condizioni critiche dello stato di salute della popolazione tarantina”.Beneficio per il territorio. “È una legge interessante perché è la prima in Italia ad essere cosi rigida nei parametri imposti”, che “non sarà facile mantenere da parte dell’Ilva”, dice don Nicola Macculli, incaricato regionale per la pastorale sociale, del lavoro e della salvaguardia del Creato. “Sono riferimenti che abbasseranno di molto diossina, in un territorio”, come quello tarantino, “tra i più inquinati d’Europa”. Il fatto che tre consiglieri della opposizione di centro destra abbiano votato a favore, “senza alcun voto contrario”, fa dire che “il bene deve superare gli schieramenti”. È una legge “che può fare discutere se ci saranno restrizioni occupazionali. In passato pur di lavorare non si è badato alla salute, vedi i casi di Manfredonia e Brindisi”. Oggi “ambiente e posti lavoro sono elementi dello stesso quadro e non antagonisti”. “Regione, governo e industriali devono fare la loro parte, perché il tema ambientale è troppo prezioso per poterlo giocare sulla pelle delle persone”. La legge “salvaguarda il bene degli abitanti e degli operai”, e tiene conto “delle modalità di produzione”. “Un punto di equilibrio – continua – bisogna trovarlo tra chi produce e chi vive e lavora”. Resterà da vedere “come l’azienda risponderà a questa normativa”.Il caso Ilva. Il limite dei 2,5 nanogrammi, previsto per il prossimo 31 marzo, “è senz’altro alla portata dell’Ilva”, dice Giorgio Assennato, direttore dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale). Sul limite dello 0,4, da assolvere dal 31 dicembre 2010, “il problema è piuttosto legato al ritardo con cui l’Ilva sta definendo la sperimentazione delle misure delle migliori tecniche disponibili”. “Nessuno studio di fattibilità è pervenuto dall’Ilva”, prosegue. L’area tarantina “presenta situazioni di interesse sanitario”. Esiste infatti una incidenza “di patologie tumorali – vescicali e polmonari – e di patologie respiratorie croniche” associate a situazioni ambientali, che è “molto maggiore rispetto ai dati regionali e anche superiore alla media nazionale”. I dati però “non sono catastrofici”. La situazione “è frutto di decenni di assenza di controlli ambientali”. La stessa Ilva “riconosce che prima del 1999, quando furono collocati i nuovi elettrofiltri”, dal camino da cui esce diossina, le emissioni “erano di 20-30 volte superiori ai livelli attuali”, conclude.Debolezza civile. “Taranto è una città che convive da decenni con gli allarmi di quell’inquinamento ambientale, di molte altre città dei nostri tempi, che spesso è associato a uno sviluppo industriale indirizzato a promuovere l’economia locale e l’occupazione”, dice Walter Napoli, chimico tossicologo e analista ambientale. “I meccanismi dell’assuefazione ai danni ambientali e al pericolo per la salute da una parte e, dall’altra, i timori per una eventuale perdita di posti di lavoro, rendono debole l’attenzione della società civile verso questo tipo di problemi. Un fenomeno sociale comprensibile ma anche una pericolosa china per una dignità umana sempre meno presente negli interessi e nelle scelte dei decisori tecnici e politici”, prosegue. “Questo tipo di situazioni – conclude – interrogano, tutti, sulle urgenti e nuove strategie da promuovere per portare le responsabilità politiche e tecniche nell’ambito diffuso, della prassi democratica, delle scelte informate, consapevoli e condivise”.Momento storico. “L’approvazione della legge è stata vissuta come primo momento di una presa di coscienza del grande problema di Taranto”, esordisce Paola D’Andria, responsabile della sezione tarantina della Associazione Italiana contro le leucemie. “Siamo contenti e consapevoli che dobbiamo fare altri passi”. “È un momento storico. La Puglia ha fatto un passo avanti rispetto alle altre Regioni”, continua. Dall’Osservatorio associativo “ci siamo resi conto che il problema della salute è importante a Taranto e si può affrontare solo in questo modo”. La legge “non rimedierà ai danni fatti ma è importante per il futuro” e porta al “rispetto del Creato”, perché non “bisogna usare arroganza verso ciò che è stato donato”. a cura di Antonio Rubino(19 dicembre 2008)