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Un buon semestre

Presidenza Ue: la Francia passa la mano alla Repubblica Ceca

Con l’incontro dei capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri, svoltosi tra I’11 e il 12 dicembre, il Presidente Nicolas Sarkozy ha potuto concludere con successo il semestre francese dell’Unione europea, straordinariamente movimentato. Certamente, anche stavolta la Conferenza si è chiusa con compromessi. Nessuno se ne deve lamentare, poiché l’unione dell’Europa presuppone l’intesa tra i responsabili del destino dei Paesi e dei popoli che partecipano a questa grande avventura. Intesa significa tuttavia venirsi incontro, non prendere sul serio solo i propri interessi e le proprie aspettative ma anche quelle dei partner. Ciò è riuscito anche stavolta e non è cosa da poco.Il governo irlandese si è detto disponibile a ripresentare nel prossimo anno il referendum sul trattato di riforma di Lisbona, importantissimo per l’evoluzione dell’Unione, e che era stato respinto in giugno dai cittadini. L’eventualità di un esito positivo di questa seconda consultazione sta nel fatto che i capi di Stato e di governo si sono impegnati ad accettare alcune richieste degli irlandesi: anche in futuro, l’Irlanda sarà rappresentata nell’esecutivo europeo con un commissario e l’Unione rispetterà la costituzione e le leggi irlandesi in determinati settori politici, particolarmente il divieto dell’aborto e la neutralità militare. La garanzia di rispettare il diritto irlandese non presenta problemi, poiché lo stesso trattato di riforma contiene una garanzia di questo genere. Per contro è deplorevole aver acconsentito a che l’Irlanda – e quindi anche qualsiasi altro Stato membro – possa pretendere un commissario proprio, in quanto la riduzione del numero dei commissari era stata disposta nell’interesse di ottenere un lavoro efficiente della Commissione, anche in considerazione dell’ingresso di altri Stati nell’Unione.Anche per i due insiemi di temi politici all’ordine del giorno del summit, sono state trovate soluzioni che hanno reso necessario tralasciare ciò che era auspicabile, ma che sono pur tuttavia straordinariamente significative e promettenti per il futuro. Si tratta della politica energetica e climatica, nonché della politica economica e congiunturale, ossia il superamento delle crisi. Con una riduzione significativa (del 20% entro il 2020) delle emissioni di biossido di carbonio e con le consistenti riduzioni dei consumi energetici non solo sono stati confermati gli ambiziosi obiettivi fissati già nello scorso anno: sono state decise anche misure atte a garantire che tali obiettivi possano davvero essere raggiunti. Questi provvedimenti devono essere progettati in modo da non gravare eccessivamente sull’industria, al fine di non mettere a repentaglio i posti di lavoro. E gli oneri che tali misure comportano devono essere ripartiti in modo equo tra i singoli Stati membri. Ciò è evidentemente riuscito, mediante una serie di eccezioni che scontenteranno alcuni ambientalisti.Si è inoltre ottenuto il consenso per un programma di finanziamento, proposto dalla Commissione europea (nell’ordine di 200 miliardi di Euro) per rianimare l’economia minacciata dalla recessione e per salvaguardare i posti di lavoro.Il management dinamico del Presidente francese ha fatto bene all’Unione Europea. All’approssimarsi del nuovo anno, la presidenza passerà dalla Francia alla Repubblica ceca: da questo Paese nessuno si attende una leadership forte, poiché il Presidente ceco è un euroscettico dichiarato.