PREMIO SAKHAROV
Il riconoscimento “per la libertà di pensiero” al cinese Hu Jia
Una sedia vuota con una fotografia, un messaggio della moglie, la testimonianza diretta di Elena Bonner e di numerosi insigniti degli scorsi anni: è la cornice entro la quale il Parlamento europeo ha assegnato il 17 dicembre il Premio Sakharov per la libertà di pensiero 2008 al dissidente cinese Hu Jia nel corso della sessione plenaria a Strasburgo. Assente il vincitore perché detenuto a Pechino, il suo impegno per i diritti umani è stato affidato alle parole della consorte e a quelle della vedova del fisico russo cui è intestato il premio, giunto alla ventesima edizione.Attivista perseguitato. Il Premio Sakharov è andato quest’anno a Hu Jia, attivista per i diritti umani e dissidente della Repubblica popolare cinese. Numerose le cause per il quale si è impegnato negli scorsi anni: dalla salvaguardia ambientale alla prevenzione e cura dell’Aids, fino alla richiesta al governo del suo paese di “riconoscere pubblicamente il massacro di piazza Tienanmen” del 1989. Arrestato più volte, Hu Jia ha potuto rivolgersi una sola volta ai deputati europei, grazie a una videoconferenza, nel novembre 2007, quando era agli arresti domiciliari. La sua voce era stata sollecitata in occasione di una riunione sui diritti umani in Cina in vista dei Giochi olimpici della scorsa estate. Accusato dalle giustizia cinese di “incitamento alla sovversione del potere statale”, è stato condannato il 3 aprile 2008 a tre anni e mezzo di carcere, che sta tuttora scontando.Le parole della moglie. “Io non ho un passaporto e quindi non ho potuto venire in Europa per ritirare il Premio Sakharov” che il Parlamento ha assegnato “a mio marito. Hu Jia si trova in carcere a Pechino. Le sue condizioni fisiche sono un po’ migliorate. Invece tra noi non possiamo comunicare liberamente, perché tutto viene sottoposto a censura”. Zeng Jinyan è la moglie del vincitore del Premio: spiega – mediante un videomessaggio giunto a Strasburgo – che il dissidente cinese ha saputo del riconoscimento solo nei giorni scorsi. Chiarisce: “Hu avrebbe voluto essere lì. Poi mi ha detto che forse il Parlamento europeo gli ha assegnato il premio per il suo lavoro a favore dell’ambiente e per la lotta alla diffusione dell’Aids”. “Per i diritti umani – ha aggiunto Hu Jia – ho fatto così poco… Anzi, mi riprometto di raddoppiare il mio impegno”. Zeng Jinyan ha “coraggiosamente registrato questo messaggio sapendo del rischio che corre”, ha spiegato il presidente dell’Assemblea, Hans-Gert Poettering. Nel video, la giovane donna ricorda che il desiderio di Hu Jia è che “si crei una rete internazionale per sostenere le famiglie delle persone che lottano per i diritti umani”.Libertà economiche e politiche. “Non si possono mai fare eccezioni sul rispetto dei diritti umani, perché essi sono la base per il futuro del mondo e delle nostre civiltà”. Elena Bonner, vedova di Andrej Sakharov, è intervenuta in aula durante la cerimonia per la consegna del premio alla libertà di parola. Dapprima ha fatto riferimento al coraggio di Hu Jia e di quanti sono attivi in ogni continente per la difesa degli stessi principi. “I diritti umani sono violati in tanti paesi e non sempre sono adeguatamente sostenuti in Europa”. Nel suo intervento davanti ai deputati, e poi incontrando i giornalisti, la Bonner ha sostenuto la causa di “tutte le persone e le organizzazioni che difendono le libertà essenziali”; ha poi denunciato le violazioni alla democrazia in Cina, in Turchia (popolo curdo) e anche nel suo paese. “La situazione in Russia è tremenda” per quanto riguarda la democrazia, ha denunciato l’ospite, puntualizzando: “Russi e cinesi hanno scelto la strada sbagliata. Il capitalismo dal volto umano” che propongono “è impossibile in regimi autoritari. Le libertà economiche senza quelle politiche e personali non portano a nulla”. SchedaAndrej Dmitrievitch Sakharov (1921-1989), cui è intestato il Premio per la libertà di parola dell’Europarlamento, era un matematico e fisico sovietico. Ritenuto l’inventore della bomba a idrogeno, si battè fra gli anni ’50 e ’80 contro la corsa agli armamenti nucleari ingaggiata da Unione Sovietica e Stati Uniti. Fondatore del Comitato per la difesa dei diritti dell’uomo e delle vittime, intervenne più volte a favore dei dissidenti dell’Europa dell’est. Nel 1975 gli fu assegnato il Premio Nobel per la pace, che però non potè ritirare di persona. Arrestato nel 1980, fu liberato e riabilitato nel 1986 dal presidente Michail Gorbaciov. Dal 1988 l’Assemblea di Strasburgo assegna un riconoscimento che porta il suo nome alle persone oppure alle organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti umani, della democrazia, della libertà di pensiero e di espressione. Nell’Albo d’oro figurano Nelson Mandela, Alexander Dubcek, Las Madres de la Plaza de Mayo, Ibrahim Rugova, le Nazioni Unite, Alexander Milinkevich e, lo scorso anno, Salih Mahmoud Osman.