GAZA

Ccee-Comece, Germania, Svizzera, Italia

Ccee-Comece: vescovi Usa ed Ue in Terra SantaSi svolgerà dal 10 al 15 gennaio la tradizionale visita in Terra Santa dei vescovi del coordinamento delle Conferenze episcopali di Usa e Europa a sostegno della Chiesa cattolica e dei cristiani in Terra Santa. Il programma dei lavori, che avranno base a Betlemme, prevede incontri con il nunzio apostolico, mons. Antonio Franco, con il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal e con i leader religiosi delle denominazioni cristiane presenti in Terra Santa. In agenda anche visite al presidente israeliano Peres e a quello palestinese Abu Mazen. Al termine dei lavori verrà emesso un comunicato. La delegazione è composta da vescovi di Canada, Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Svizzera ed Usa. Con loro anche rappresentanti del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece). Alla vigilia della partenza, il vescovo di Liverpool, mons. Patrick Kelly, che guida la delegazione, ha rinnovato l’appello “per la fine immediata di ogni violenza a Gaza. Il conflitto ha radici profonde ma bisogna adoperarsi per fermare il conflitto che blocca ogni aiuto umanitario. Urge una leadership saggia e coraggiosa che possa raggiungere la pace e relegare la violenza al passato. Non bisogna restare in silenzio davanti all’ingiustizia ma proclamare la riconciliazione. E’ questo lo scopo della nostra visita in Terra Santa”.Germania: in aiuto della popolazione 30.000 euro per gli ospedali di Gaza. A stanziarli è la sede tedesca dell’opera assistenziale Misereor che intende così procurare medicinali, attrezzatura ospedaliera e posti letto. “A Gaza, la situazione umanitaria è catastrofica. Talvolta, i medici sono costretti ad eseguire interventi di emergenza senza ferri e guanti sterili” ha riferito Maria Haarmann, responsabile di Misereor per il Medio Oriente. Secondo l’organizzazione di medici israeliani partner di Misereor, “Physicians for Human Rights-Israel”(Phr-Israel), i morti finora sono oltre 520 e circa 2700 i feriti: un terzo delle vittime sono donne e bambini. Diversi pazienti ammalati di cancro e pazienti affetti da malattie croniche sono stati dimessi dagli ospedali per far posto ai feriti. La situazione è ulteriormente aggravata da problemi di approvvigionamento idrico, di riscaldamento e di erogazione di energia elettrica. “Da anni Phr-Israel è impegnata per il diritto alla salute della popolazione palestinese nei territori occupati”, ha affermato Josef Sayer, responsabile di Misereor. “Negli scontri bellici essa rappresenta un segno di speranza che supera le frontiere”. Oltre al lavoro costante di volontariato, Phr-Israel cura corsi di aggiornamento per i colleghi palestinesi e si impegna per ottenere da Israele i necessari permessi di espatrio per i pazienti che non possono essere curati nella Striscia di Gaza.Svizzera: “aiuto bambini Betlemme”Il Caritas Baby Hospital di Betlemme è pronto ad accogliere i bambini feriti della Striscia. “Poiché come palestinesi non possiamo arrivare a Gaza, vogliamo fornire qualsiasi tipo di aiuto possiamo dare qui da Betlemme. A questo scopo l’ospedale è pronto ad accogliere a Betlemme i bambini provenienti da Gaza, che necessitino cure, con l’allestimento di mezzi di trasporto adeguati” ha detto Hiyam Awad Marzouqa, primaria dell’ospedale pediatrico che con l’organizzazione cattolica svizzera “Aiuto Bambini Betlemme” sta allestendo una “rete di aiuto” proprio per i bambini della Striscia. “Gli aiuti tradizionali non bastano a Gaza. Occorre una forma flessibile di collaborazione”, ha affermato oggi Anna Beck, direttrice dell’organizzazione. “Questa rete di aiuto è supportata da europei, palestinesi e israeliani e le prime azioni di intervento sono già state avviate. Tra queste la consegna di materiale sanitario alle cliniche mobili della “Palestinian Medical Relief Society” che opera a Gaza. Si sta già pensando a programmi di recupero per i bambini traumatizzati. Gli aiuti alla popolazione arrivano anche da israeliani”. “Il rispetto fondamentale verso il prossimo, la ricerca di giustizia nell’approccio reciproco e la tutela dei debiti, ci fanno lavorare per lo stesso obiettivo”, ha spiegato Barbara Schmid-Federer, vice-presidente dell’organizzazione. Italia: la preghiera dell’Azione Cattolica L’Azione Cattolica Italiana, con tutte le Ac del mondo, si unisce al Papa e ai fedeli delle Chiese cristiane di Gerusalemme in preghiera per la fine del conflitto nella striscia di Gaza. Accogliendo le parole del Santo Padre, infatti, la Presidenza nazionale dell’Azione Cattolica Italiana invita tutte le associazioni diocesane e parrocchiali “a unirsi nella comune preghiera per la Terra Santa, anche in occasione delle molte iniziative che l’Ac tradizionalmente dedica nell’intero mese di gennaio al tema della pace”. In particolare il 18 gennaio, inizio della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in concomitanza con i lavori del Consiglio nazionale, l’Azione Cattolica Italiana a tutti i livelli, con l’Ac dei diversi paesi del mondo, si unirà in una invocazione comune per la Pace in Terra Santa. Due gli Angelus in cui Benedetto XVI ha lanciato un appello per la cessazione delle ostilità nella striscia di Gaza: “la guerra e l’odio non sono la soluzione dei problemi”, l’ammonimento del 4 gennaio. Di qui l’appello rivolto ai due fronti, israeliano e palestinese, ad “un’azione immediata per porre fine all’attuale tragica situazione”. Nell’Angelus di ieri, festa dell’Epifania, il Santo Padre ha incoraggiato “le iniziative e gli sforzi di quanti, avendo a cuore la pace, stanno cercando di aiutare israeliani e palestinesi ad accettare di sedersi attorno ad un tavolo e di parlare”.