CONSIGLIO D'EUROPA

Con slancio rinnovato

Un programma intenso e un fermo no alla violenza in Terra Santa

I grandi ambiti di azione a caratteri cubitali: “Diritti umani, democrazia, Stato di diritto”. E, sullo sfondo, la scritta “47 paesi”. Con una grafica ammodernata si presenta la nuova versione del sito del Consiglio d’Europa (www.coe.int): la “rinfrescata” giunge in apertura dell’anno che vedrà le celebrazioni per il 60° di fondazione della più antica organizzazione sovranazionale del vecchio continente, che ha sede a Strasburgo, a pochi passi dal Parlamento Ue. Il calendario per il 2009. Il CdE è da sempre attento alle esigenze di comunicazione verso i cittadini degli Stati membri, che comprendono quasi tutta l’Europa, fino agli estremi confini orientali. Ma forse la principale realizzazione dell’organizzazione è la “Convenzione europea dei diritti dell’uomo”, la cui applicazione è demandata alla adiacente Corte dei diritti dell’uomo, che “garantisce le libertà e i diritti fondamentali di 800 milioni di europei” e che a sua volta festeggerà nel corso dell’anno il suo 50° anniversario. Nel presentare il calendario per il 2009, i vertici del Palais de l’Europe hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si legge: “Siamo orgogliosi che questa organizzazione abbia saputo difendere e promuovere i diritti umani e le libertà fondamentali nel corso degli ultimi sessant’anni”. “Contributo essenziale alla democrazia”. Miguel Angel Moratinos, ministro spagnolo degli esteri e presidente di turno del Comitato dei ministri CdE, Lluís Maria De Puig, alla guida dell’Assemblea parlamentare (Apce) e Terry Davis, segretario generale, hanno aggiunto: “Il Consiglio d’Europa ha fornito un contributo essenziale al processo di democratizzazione di tutta l’Europa, grazie in particolare alla sua attività normativa, alle consulenze che fornisce in materia costituzionale e al suo lavoro di monitoraggio e di osservazione delle elezioni”. Ha inoltre “difeso e sviluppato lo Stato di diritto attraverso la stipula di oltre 200 convenzioni elaborate dagli paesi membri”.Stop al conflitto in Terra Santa. In questi giorni anche nella sede CdE il tema al centro dell’attenzione è però il conflitto riapertosi in Medio Oriente. Secondo Lluís Maria de Puig, “la violenza, la distruzione e la morte non risolveranno mai” i problemi tra israeliani e palestinesi. “Al contrario, porteranno allo scoppio di ulteriori violenze e a nuove morti. L’unica soluzione possibile è di tipo politico: ristabilire il cessate il fuoco, riaprire il dialogo e ritornare alla negoziazione”. L’Assemblea, “che si è sempre pronunciata a favore della pace e dei diritti umani, non può accettare la mortale escalation di queste ultime ore”. “L’Apce è pronta ad offrire il proprio aiuto a entrambe le parti per giungere a una soluzione pacifica”, purché queste mostrino “la volontà politica di agire in tal senso”.Sostegno alle posizioni Onu. Dal canto suo Terry Davis aggiunge: “Sono sconvolto dal poco interesse dimostrato per la sorte della popolazione civile vittima della ripresa delle ostilità in Medio Oriente. Condanno la decisione di Hamas di aver messo fine al cessate il fuoco. È proprio tale decisione che è all’origine dello scoppio delle violenze. Israele ha il diritto legittimo di proteggersi dai razzi lanciati dai militanti palestinesi contro obiettivi israeliani ma dovrebbe farlo nel pieno rispetto delle norme di diritto internazionale, sia per quanto riguarda gli aiuti umanitari sia per la tutela dei diritti umani. Questa è la ragione per la quale deploro l’eccessivo ricorso alla forza da parte di Israele e l’aver posto ostacoli all’aiuto umanitario”. Dal Consiglio d’Europa giunge quindi “pieno sostegno” alle iniziative intraprese dal segretario generale Onu, Ban Ki-moon, “per mettere fine alle ostilità e rilanciare il processo politico con l’obiettivo di giungere a una soluzione pacifica e duratura del conflitto”. A Madrid il compleanno CdE. Non è escluso che le questioni mediorientali siano dibattute durante la prossima sessione dell’Apce, fissata dal 26 al 30 gennaio. Nella stessa seduta si discuteranno le conseguenze della guerra tra la Georgia e la Russia. Infatti la presidenza spagnola del CdE (novembre 2008-maggio 2009) ha posto i temi della politica estera tra le quattro priorità del semestre, accanto alla valorizzazione della Corte dei diritti, al sostegno ai valori fondamentali CdE e all’impegno per “un’Europa sotto il segno dell’inclusione e della coesione”. In questo ultimo ambito, il governo spagnolo si è impegnato a sviluppare azioni in vari ambiti: i fenomeni migratori e la lotta contro la tratta degli immigrati; la gestione delle società multietniche e culturalmente diverse; i bambini e la giustizia; la situazione di rom e sinti. La Spagna completerà il suo mandato il 12 maggio prossimo, in occasione di una sessione del Comitato dei ministri che si terrà a Madrid e che ricorderà il 60° del Consiglio d’Europa, fondato esattamente il 5 maggio 1949.