CHIESE CRISTIANE
Taizé: per un’Europa aperta e solidalePreghiera, canti, momenti di comunione e di riflessione incentrati anche su temi di attualità. Sono i momenti che hanno scandito il 31esimo Incontro europeo dei giovani organizzato dalla comunità di Taizè, che si è concluso il 2 gennaio a Bruxelles. Dal 29 dicembre circa 40mila giovani provenienti da tutto il mondo hanno preso parte a questa nuova tappa del “pellegrinaggio della fiducia sulla terra”, iniziato oltre trent’anni fa da frère Roger. Giovani polacchi, italiani, tedeschi, francesi hanno rinnovato anche quest’anno la decisione di trascorrere il capodanno in preghiera per la pace nel mondo. E’ seguita poi una “Festa dei popoli” in cui ciascun gruppo ha condiviso con danze e canti l’anima del suo popolo in uno spirito di comunione e festa. Ospiti nelle famiglie di Bruxelles e dintorni, i giovani hanno trascorso il 1° gennaio in famiglia. La sera del 31, frère Alois ha annunciato ai giovani il luogo in cui si svolgerà in Europa il prossimo incontro: è la città di Poznan, in Polonia. L’arcivescovo della città polacca, mons. Stanislaw Gadecki, è arrivato appositamente a Bruxelles per l’annuncio mentre i 9 mila giovani polacchi presenti a Bruxelles hanno accolto la notizia con un lungo applauso. Alois ha poi annunciato che ci sarà quest’anno anche una “tappa asiatica del pellegrinaggio della fiducia” che si terrà nelle Filippine, a Manila, dal 3 al 7 febbraio. Parteciperanno a questo incontro delegazioni di giovani provenienti dall’Europa e dagli altri continenti. Nel cuore dell’Unione europea, Bruxelles, nelle sue meditazioni, fr. Alois ha toccato anche il tema dell’Europa. “I nostri incontri – ha detto nel suo saluto ai giovani il 31 dicembre – contribuiscono da oltre 30 anni ad approfondire una conoscenza reciproca tra i paesi europei. Sì, noi vogliamo una Europa aperta e solidale e vorremmo che le istituzioni europee facciano tutta la loro parte perché l’Europa vada in questa direzione. L’Europa è riuscita a vivere un periodo di pace senza precedenti nella storia. Sono stati i cristiani ad osare passi di riconciliazione insperati tra i popoli europei. Voi, giovani, continuerete a costruire questa pace?”. Quindici giorni prima dell’incontro di Bruxelles, il nuovo priore della comunità di Taizé ha incontrato José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, portando proprio questo messaggio. Mentre durante l’incontro, hanno partecipato ai vari momenti di riflessione e dialogo con i giovani alcuni rappresentanti delle Istituzioni europee, come Jacques Barrot, vice-presidente della Commissione europea e Jan Figel, commissario europeo incaricato per l’educazione, la formazione e la cultura. “Ciò che cerchiamo nel più profondo di noi stessi – ha detto a conclusione dell’incontro fr. Alois – è la pace, la pace del cuore, la pace di tutta la famiglia umana”. “Quale impegno prendere di fronte alla complessità dei problemi che ci circondano come la povertà, le ingiustizie, la minaccia dei conflitti? Andare verso gli altri con grande semplicità. Verso soprattutto i più vulnerabili. Andiamo verso chi è escluso e abbandonato. Cerchiamo di realizzare segni concreti di una Europa aperta e solidale. Pensiamo per esempio agli immigrati così vicini eppure spesso così lontani. Scopriremo la presenza di Cristo anche là dove non l’avremmo mai pensato. Risuscitato, Egli è là, in mezzo agli uomini”.Chiesa di Inghilterra: verso le donne vescovoLa Chiesa d’Inghilterra (guidata dall’arcivescovo Rowan Williams) ha messo a punto un pacchetto di proposte per spianare la strada alla controversa nomina di donne vescovo nel giro di tre anni e per evitare al contempo il rischio di un devastante scisma promosso dai settori più conservatori del clero e dei fedeli che si riconoscono nella cosiddetta area ‘anglo-cattolica’ e in quella ‘evangelica’. Le proposte – elaborate da una apposita commissione di vescovi e rese pubbliche sul sito www.cofe.anglican.org – sanciscono il principio dell’eguaglianza tra donne e uomini per quanto riguarda tutta la carriera ecclesiastica ma, in parallelo, prevedono la designazione di vescovi maschili “complementari” per quelle parrocchie a maggioranza tradizionalista che non vogliono una donna a capo della loro diocesi e nemmeno donne prete. Non è chiaro se il compromesso (presentato molto ottimisticamente dal ‘Times’ come uno “storico accordo”) si rivelerà in grado di ricompattare una chiesa profondamente lacerata proprio dal problema della consacrazione vescovile di donne e gay. La verifica concreta ci sarà dal 9 al 13 febbraio quando il Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra sarà chiamato a pronunciarsi. La Chiesa d’Inghilterra ha aperto le porte all’ordinazione sacerdotale delle donne nel 1994 e conta attualmente in servizio circa tremila preti di sesso femminile, un terzo del totale. Donne vescovo sono già attive nelle chiese anglicane periferiche di Stati Uniti e Nuova Zelanda. Le resistenze più forti arrivano invece dalle comunità anglicane di Africa, Asia e America Latina che nei mesi scorsi sono sembrate pronte allo scisma.