TERRA SANTA

“Costringere” al dialogo

Vescovi Ue e Usa: la soluzione di altri conflitti e la crisi in Medio Oriente

Guardare alla soluzione di conflitti, che hanno segnato la storia di altri Paesi, per trovare la forza e le idee per chiudere una crisi ultredecennale che ha fatto sprofondare la Terra Santa ed il Medio Oriente in una spirale di violenza della quale Gaza è solo l’ultimo triste esempio. È la riflessione proposta all’inviato di SIR Europa, Daniele Rocchi, da mons. Eamon Martin, segretario generale della Conferenza episcopale irlandese, alla sua prima visita in Terra Santa, che fa parte del Coordinamento dei vescovi europei (Ccee-Comece) e statunitensi in questi giorni riuniti a Betlemme per la loro annuale visita di solidarietà alla Chiesa di Terra Santa e alle sue comunità cristiane.Qual è il possibile contributo delle Chiese europee alla soluzione della questione mediorientale?“La situazione è davvero complessa. Il coordinamento per la Terra Santa formato da alcuni vescovi delle varie conferenze episcopali europee e nordamericane vuole proprio favorire all’interno delle proprie Chiese, e degli organismi ecclesiali europei come Ccee e Comece, una comprensione comune del problema; innanzitutto parlando e incontrando le comunità cristiane locali per capire la complessità della loro situazione. Anche queste, infatti, sono parte del problema. Attraverso una migliore conoscenza della situazione si può pensare ad un approccio comune per favorire una soluzione della crisi”.Cosa intende quando parla di approccio comune?“Di porsi in ascolto attento della popolazione per capire come viene vissuta e percepita la crisi che soffre da molti decenni ormai; oltre a ciò abbiamo necessità di muoverci con cura in questo scacchiere, in cui paura e reazioni sono ormai diventate tristi compagne di viaggio delle popolazioni locali, proprio per accompagnarle nella ricerca della loro giusta collocazione valorizzazione in questa tormentata regione. Si tratta della mia prima visita in Terra Santa e la cosa che mi ha colpito maggiormente sono i racconti di vita di questa gente che nonostante tutto si mostra generosa nell’accoglienza del pellegrino, speranzosa nel futuro, ma ormai stanca di tanta inutile violenza”.È forse un esplicito invito a recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa?“Il pellegrinaggio è certamente lo strumento privilegiato per le Chiese europee, ma non solo, di avvicinarsi alla Terra Santa, per fare una forte esperienza di fede, ma anche di condivisione fraterna. È importante che durante i loro pellegrinaggi i fedeli possano incontrare e conoscere la realtà delle comunità cristiane che vivono in Terra Santa. Non solo: pregare con loro per una condivisione spirituale e materiale”.Questa Terra, tuttavia, ha bisogno anche di soluzioni politiche. In questo ambito la comunità internazionale, Europa in testa, non ha saputo fornire, fino ad oggi, nessuna proposta utile. È d’accordo?“Probabilmente è così. Tuttavia nonostante i fallimenti il dialogo resta l’opzione principale cui tendere sia in chiave politica che diplomatica. Come Chiesa possiamo fare un tipo di pressione morale. Ben altro compito spetta alla politica chiamata a radunare intorno ad un tavolo le parti in lotta affinché dialoghino senza sosta per trovare una soluzione condivisa. Questo me lo dice anche l’esperienza in Irlanda del Nord, da cui provengo”.Già il conflitto in Irlanda del Nord: trova delle somiglianze forse con la questione israelo-palestinese?“Posso dire che la guerra è terminata solo quando le parti in lotta, le fazioni, sono state costrette a sedersi, insieme, intorno a un tavolo per discutere. Parlando hanno potuto conoscere e approfondire i vari punti di vista ed opinioni su come uscire dal conflitto. Credo ci sia molto da imparare dalla soluzione di guerre in altri Paesi. Qualcosa già si muove. Nelle università che abbiamo visitato abbiamo visto giovani studenti arabi ed ebrei parlare, scambiarsi vedute ed opinioni, come accadeva in Irlanda del Nord dieci anni fa tra cattolici e protestanti. Si può fermare la violenza mettendosi a dialogare a tutti i livelli, non solo politico. Dall’Irlanda, in questo senso, può arrivare un esempio ed una lezione da seguire per la Terra Santa”.