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A dieci anni dall’introduzione della moneta unica
Da dieci anni, l’euro è la divisa dell’Unione europea, o per essere più precisi, degli Stati membri che sono entrati nell’unione monetaria e che hanno accettato l’euro come proprio mezzo di pagamento. Oramai sono 16 Paesi. Il 1° gennaio 1999, dieci anni fa, quando venne introdotto l’euro come moneta contabile (quindi non ancora circolante nei nostri portafogli), erano undici: Francia, Germania, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Finlandia, Irlanda, Austria, Portogallo e Spagna. Da allora hanno aderito Grecia, Malta, Cipro, Slovenia e per ultima, il 1° gennaio 2009, la Slovacchia. Anche gli altri Stati Ue si sono impegnati, nella logica del processo di integrazione europea, ad aderire progressivamente all’unione monetaria e a utilizzare l’euro. Tuttavia, nell’interesse della stabilità, prima di aderire all’euro occorre soddisfare determinati criteri concernenti la gestione del bilancio, l’indebitamento e l’inflazione, motivo per cui la maggior parte dei nuovi Stati aderenti dell’Europa centro-orientale non hanno potuto ancora utilizzare la valuta unica. Per contro, esistono alcuni Stati Ue dell’Europa occidentale, ossia Gran Bretagna, Svezia e Danimarca, che pur rispondendo ai criteri, non sono finora entrati nell’area dell’euro per motivi politici. I primi dieci anni di vita della moneta comunitaria dimostrano che la sua introduzione è stata un grande successo, sebbene non tutti i cittadini abbiano accolto bene la nuova divisa. Nonostante le accuse di alcuni consumatori e di altri scontenti, il valore dell’euro è stato riconosciuto sia dai singoli cittadini, così come dalla comunità in generale. Peraltro, chi finora non aveva espresso un giudizio positivo nei confronti dell’euro, si dovrebbe ricredere da quando la crisi finanziaria ed economica ha sconvolto il mondo, toccando anche l’Europa, una crisi che supera abbondantemente gli alti e i bassi dell’economia finora conosciuti. Senza la stabilità assicurata in virtù della divisa europea e senza il patto di solidarietà scaturito dalla moneta comune, le conseguenze della crisi sarebbero state molto più ardue da controllare: difficilmente si potrebbe offrire ai cittadini – o anche all’economia – una protezione efficace e reperire i fondi necessari per il superamento della crisi. L’analisi della situazione originatasi al di là del Canale della Manica in conseguenza della crisi, dimostra infatti che i britannici devono oggi pagare caro il proprio euroscetticismo. Il loro rifiuto nei confronti dell’euro, unitamente alla loro filosofia liberistica in campo finanziario ed economico, ha condotto al collasso della produzione e del commercio, nonché a un considerevole deprezzamento della sterlina inglese. I britannici non hanno voluto rinunciare alla loro divisa, in quanto convinti che essa fosse superiore all’euro: nella loro ossessione ideologica per la sovranità nazionale, hanno preferito il percorso individuale/nazionale alla comunanza europea. Ma il valore dell’euro non risiede solo nella sua funzione pratica o nel suo successo politico: esso ha anche un valore ideale, in quanto simbolo di unità, solidarietà e solidità. L’euro è un segno del fatto che i popoli e gli Stati – che hanno accolto la divisa europea come unità di misura per i propri valori materiali – sottopongono le proprie economie e commerci a un destino comune. E c’è qualcos’altro: l’Unione monetaria europea, con l’euro in quanto moneta comunitaria e con la Banca centrale europea, autonoma e sovranazionale, rappresenta un sistema federale. Tale sistema anticipa una struttura che l’intera Unione europea potrebbe intraprendere, ma per rispondere alla propria vocazione deve ancora procedere a un’evoluzione costituzionale al di là del Trattato di Lisbona. Per questo motivo, nella politica monetaria l’Unione europea ha un peso considerevole anche a livello internazionale, oggi non più inferiore rispetto agli Usa, diversamente da quanto avviene nella politica estera e della sicurezza. Nell’Unione monetaria, la federazione europea prefigura la federazione politica del futuro.