DIALOGO INTERRELIGIOSO
Russia: verso l’elezione del nuovo PatriarcaIn tutte le Chiese ortodosse russe si sono celebrati il 13 gennaio servizi in suffragio del Patriarca Alessio II, morto 40 giorni fa, esattamente lo scorso 5 dicembre. A Mosca, è stato il Locum Tenens, il metropolita Kirill, a presiedere la Divina Liturgia e il Requiem nella Cattedrale della Epifania dove il Patriarca Alessio è sepolto. Secondo la tradizione ortodossa, un’anima si presenta al giudizio finale di Dio al 40° giorno della sua morte, lo stesso tempo trascorso da Gesù sulla terra dopo la Risurrezione, fino all’Ascensione. Per questo motivo è tradizione intensificare le preghiere per il defunto in questo giorno. Intanto fervono i preparativi per il Concilio locale (l’organo più ampio e rappresentativo della Chiesa ortodossa russa), chiamato ad eleggere il 28 e il 29 gennaio il nuovo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Le norme contenute nello Statuto della Chiesa ortodossa russa sono molto generiche e non prescrivono una procedura d’obbligo. Nella storia, infatti, i Patriarchi passati sono stati eletti con procedure diverse: Alessio II è stato eletto con voto segreto tra tre candidati proposti dal Concilio episcopale. In una intervista all’agenzia russa Interfax, il metropolita Kirill ha detto che gli anni del suo ministero “hanno mostrato che la scelta è stata quella giusta”. Anche questa volta quindi – ha annunciato il metropolita Kirill – il Santo Sinodo ha chiesto al Concilio episcopale (25-26 gennaio) di designare tre candidati al seggio patriarcale. A sua volta il concilio locale può proporre candidati supplementari. Secondo lo statuto della Chiesa ortodossa russa, il candidato al seggio patriarcale deve essere un vescovo, aver superato i 40 anni, avere una formazione teologica superiore, ed essere dotato di esperienza alla guida di una diocesi. Le elezioni saranno segrete “per garantire a ciascun partecipante la possibilità di votare in pieno accordo con la sua coscienza”. Riguardo alle caratteristiche che dovrà avere il nuovo Patriarca, il metropolita Kirill, dopo aver elencato quanto Alessio II ha fatto per la rinascita della Chiesa russa, ammette: “il suo successore avrà il difficile compito di mostrarsi alla altezza del suo predecessore defunto. Un immenso lavoro ci attende nel futuro: la nostra epoca genera problemi nuovi che richiedono un lavoro serio”. Francia: incontro all’EliseoAppelli e solidarietà per la pace in Medio Oriente e alle popolazioni di Gaza e Israele. È quanto hanno espresso i rappresentanti delle Chiese e delle religioni in Francia al presidente della Repubblica, Nicholas Sarkozy, durante la tradizionale cerimonia di auguri di inizio anno che si è svolta lunedì 12 gennaio al Palazzo dell’Eliseo a Parigi. Erano presenti, tra gli altri, il card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi accompagnato dal card. Philippe Barbarin, di Lione; il Metropolita greco-ortodosso Adamakis Emmanuel, presidente dell’Assemblea dei vescovi ortodossi, il pastore Claude Baty, presidente della Federazione protestante di Francia, il nuovo Gran Rabbino di Francia Gilles Bernheim e Mohamed Moussaoui, presidente del Consiglio francese del culto musulmano. I rappresentanti religiosi – ha detto al quotidiano cattolico La Croix padre Stéphane Duteutre, segretario del card. Vingt-Trois – hanno parlato della guerra a Gaza e delle sue conseguenze in Francia, richiamando il capo dello Stato “alla moderazione e alla prudenza”, soprattutto in seguito agli atti di antisemitismo che hanno scosso l’opinione pubblica francese in seguito al tentativo di incendiare la sinagoga di Tolosa il 5 gennaio scorso. In un comunicato diffuso dall’Eliseo, si apprende che durante l’incontro il presidente Sarkozy ha ribadito la “sua volontà a evitare ogni trasposizione sul territorio francese di un conflitto internazionale alla cui risoluzione la Francia sta operando con tutte le sue forze”. Sarkozy ha poi “condannato con grande determinazione ogni violenza commessa, con il pretesto di questo conflitto, contro le persone, i beni provati e gli edifici religiosi”, assicurando che “questi atti non rimarranno impuniti”.Italia: giornata dell’ebraismoLa Chiesa cattolica italiana celebra anche quest’anno il 17 gennaio la Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei. Dal 2006, ebrei e cattolici proponevano per la “Giornata” una riflessione comune sui dieci comandamenti. Quest’anno però per decisione dell’Assemblea dei rabbini italiani, gli ebrei non parteciperanno alla Giornata per manifestare la loro contrarietà per la nuova formulazione (nel rito latino) della preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo. In un messaggio, l’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo ha chiesto di non “fare di singoli episodi o momenti anche di difficoltà un motivo di sospetto o addirittura di interruzione di un processo di avvicinamento e di mutua comprensione”. “Occorre certamente fare ancora passi avanti sulla via della comprensione e del dialogo”, ma – aggiunge la Cei – “c’è bisogno di affermare, pur non disconoscendo le differenze, la necessità di non tornare indietro rispetto ai passi importanti compiuti in questi ultimi cinquanta anni”.