LIGURIA
Tra forze economiche e sociali per far fronte alla crisi
Un protocollo d’intesa tra le forze economiche e sociali per definire un sistema di azioni strategiche al fine di far fronte alla gravità della crisi economico finanziaria e sostenere lo sviluppo del sistema Liguria: è il patto per lo sviluppo della Regione Liguria firmato lo scorso dicembre a Genova dal presidente della Regione e da ventidue rappresentanti del mondo economico e sociale regionale. Il patto segna le linee lungo le quali correrà, nei prossimi anni, lo sviluppo del territorio e prevede azioni a sostegno delle imprese, del lavoro, della famiglia e dei diritti di cittadinanza del welfare e allo sviluppo e al consolidamento delle reti. La firma del documento rappresenta anche un rafforzamento del metodo concertativo. Competitività, innovazione e ricerca sono le tre parole chiave citate nel patto per sostenere il sistema ligure, caratterizzato dalla presenza di poche grandi imprese, da un numero limitato di medie imprese e di molte piccole microaziende, per lo più sottocapitalizzate. Sul fronte delle infrastrutture, il patto chiede l’avvio di un confronto con il governo per la definizione di un programma riguardante il Terzo Valico, la Pontremolese, il raddoppio ferroviario tra Andora e Finale ligure, l’autostrada Albenga-Millesimo-Predosa. Altri punti del patto riguardano il territorio, l’ambiente e l’energia, il servizio sanitario regionale, la salvaguardia dei livelli di reddito, la qualità, la sicurezza e la stabilità del lavoro, il federalismo fiscale e l’extragettito portuale, gli strumenti finanziari a sostegno delle imprese.Per uno sviluppo sostenibile. “Uno schema condiviso di obiettivi su cui orientare lo sviluppo della Regione” e un modo per “garantire uno sviluppo sostenibile della Regione orientando le risorse disponibili e i fondi europei affinché possano essere utilizzati in maniera mirata per lo sviluppo delle realtà produttive del nostro territorio”: è questo l’obiettivo del “Patto per lo sviluppo” nelle parole di Sergio Migliorini, segretario regionale della Cisl Liguria. Sviluppo economico e produttivo, tutela dei più deboli, tutela della quantità e qualità del lavoro sono le priorità del patto. Come ha ricordato Migliorini, l’accordo prevede specifiche “manovre anticongiunturali” attuate “grazie ai fondi stanziati per la ricerca, la tecnologia, l’innovazione e la formazione” al fine di “mantenere ad un livello elevato le imprese e la qualità del lavoro”.L’intervento in campo fiscale. Realizzazione di nuove infrastrutture, politiche sanitarie regionali, qualità e sicurezza sul lavoro sono altri importanti capitoli del piano. Decisivo anche l’intervento in campo fiscale nel quale, come ha ricordato il segretario regionale della Cisl, “la Regione, quest’anno, ha ridotto l’addizionale regionale sull’Ire per i redditi fino a 20 mila euro”. “Inoltre – ha aggiunto – dal primo gennaio prossimo, la stessa scenderà dall’attuale 1,4% allo 0,9% per i redditi fino a 25 mila euro con l’obiettivo di arrivare nel 2010 ad abbatterlo per i redditi fino a 30 mila euro” comprendendo in tal modo “l’89% dei liguri con redditi da lavoro dipendente o da pensione”. Altro importante capitolo è quello che riguarda gli aiuti finanziari alle imprese. “In un momento di crisi come quello attuale – ha aggiunto – il sistema pubblico può supplire il credito bancario con fondi dedicati” al fine di “evitare la chiusura delle piccole e piccolissime imprese che, quasi sempre, sono quelle più a rischio sul fronte del lavoro”.Segnale positivo. Il patto per lo sviluppo della Regione Liguria è “un segnale positivo sia per la tempestività che per la modalità che ha coinvolto tutte le associazioni imprenditoriali e sindacali”: così Marco Castagnola, presidente della Compagnia delle opere (Cdo) della Liguria. Il documento, ha proseguito, “contiene spunti interessanti anche se per valutarlo bisognerà aspettare di vedere come verrà attuato”. “Avremmo preferito che si mostrasse un po’ più di coraggio sul versante della sussidiarietà orizzontale – ha poi aggiunto – perché sussidiarietà vuol dire anzitutto riconoscere e aiutare quello che già esiste”. Un “punto interessante”, ha spiegato, “è il riconoscimento, come punto di forza, del sistema delle piccole imprese” dal momento che rappresenta il “l’asse portante dell’economia italiana e ligure in particolare”.Piccole e medie imprese. Un altro aspetto positivo messo in luce dal documento è l’avere considerato il terzo settore “come produttore di servizi” e quindi come “soggetto dello sviluppo economico”. Castagnola ha poi ricordato come, per l’economia ligure, sia fondamentale il sistema portuale, la cantieristica e tutta una serie di piccole attività attive nei campi dell’informatica, dell’artigianato e dei servizi. “Molte aziende – ha continuato il presidente di Cdo Liguria – hanno fatto negli ultimi anni un notevole passo avanti: fino a non molto tempo fa, infatti, erano subalterne alle grande imprese risultando in pratica manodopera esterna. Al contrario, oggi molti imprenditori hanno sviluppato professionalità importanti e sono stati in grado di creare notevoli contatti con l’estero sia in termini di clienti, che di fornitori e partner”. a cura di Adriano Torti(14 gennaio 2009)