TERRA SANTA

Ad alta voce

La domanda per la pace dei vescovi europei e americani in Terra Santa

Si è chiusa il 15 gennaio con un rinnovato appello per la fine della guerra a Gaza – la visita in Terra Santa dei vescovi del coordinamento delle Conferenze episcopali di Usa e Europa a sostegno della Chiesa cattolica e dei cristiani in Terra Santa iniziata il 10 gennaio. Nel documento finale (clicca qui) i presuli ribadiscono che “non ci può essere pace senza che il popolo viva in pace, non ci possono essere sicurezza e giustizia senza sicurezza e giustizia per tutti. La fede ci dona la speranza che la giustizia, la pace e il perdono sono possibili”. I 9 vescovi firmatari del testo, dalla Scandinavia, Francia, Spagna, Canada, Usa, Germania, Inghilterra e Irlanda, si rivolgono ai leader della comunità internazionale esortandoli a “lavorare con israeliani e palestinesi per fermare subito la violenza a Gaza e fornire assistenza umanitaria. Ma – aggiungono – non bisogna fermarsi qui. Con una sola voce facciano anche pressione sulle due parti in lotta affinché costruiscano una pace giusta con sicurezza per Israele ed uno Stato per i palestinesi”. Nel corso della visita, seguita dall’inviato di SirEuropa, Daniele Rocchi, il Coordinamento ha incontrato alcune comunità cristiane locali, abitanti di Gaza e parlato, tra le altre cose, di rilascio di visti ai religiosi e delle relazioni tra Santa Sede e Israele.La persona al centro. “Se si vuole veramente cercare la pace è urgente rimettere al centro la persona e la sua dignità anziché la forza. Questo è il primo obiettivo da perseguire”. È stato il commento rilasciato al Sir di mons. William Kenney, vescovo ausiliare di Birmingham e rappresentante della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) che ha accompagnato la presentazione del comunicato finale del Coordinamento delle Conferenze episcopali di Usa e Ue. Chiaro il riferimento al conflitto di Gaza, intorno al quale ruota tutto il testo. “Sono rimasto molto colpito dai sentimenti della popolazione, quasi tutti hanno amici e parenti a Gaza, si sentono veramente a disagio – ha spiegato il vescovo – qui tutti hanno la consapevolezza di non poter fare assolutamente nulla per i loro familiari ed amici, di non potere influire in nessun modo sulla crisi”. La speranza di una svolta pacifica per Kenney risiede nella riscoperta di “un elemento comune a tutte e tre le grandi religioni: ogni uomo e donna è fatto ad immagine e somiglianza di Dio. Se si riscoprisse questo, nessuno oserebbe levare un’arma contro il suo fratello”. Il rappresentante della Comece ha poi rimarcato il possibile contributo di pace dell’Ue definita “il più grande progetto di pace vivente” e che per questo “non potrà mai essere estranea ad un impegno in prima linea a favore della pace in Medio Oriente e non solo tra israeliani e palestinesi”. “Da parte sua – ha concluso – la Comece non farà mai mancare il suo sostegno spirituale e materiale alla Chiesa di Gerusalemme, alle comunità locali e a tutta la popolazione attraverso la promozione di progetti di solidarietà, di pressioni sui governi dei propri Paesi e sull’incremento dei pellegrinaggi”.Perché solo ora? È la domanda posta ad alta voce dal patriarca di Gerusalemme Fouad Twal e relativa gli sforzi diplomatici forse troppo tardivi per fermare il massacro di Gaza. “Assistiamo ora ad uno sforzo diplomatico che cerca di risolvere il conflitto di Gaza. Ci sono volute tre settimane di morti, con molti bambini e donne che non hanno niente a che fare con Hamas e con Israele, di terrore, di feriti, di distruzioni. Perché?”. Alla presentazione, il 15 gennaio a Gerusalemme, del comunicato finale del Coordinamento delle Conferenze episcopali di Usa e Ue, Twal ha sottolineato che “dai politici che arrivano in questa regione sentiamo tante parole, tante promesse, ma nessuna ha un seguito, una sua applicazione. Siamo molto tristi e soffriamo per questo”. “Ringrazio il Coordinamento dei vescovi per la sua vicinanza spirituale e materiale grazie alle sue visite qui in Terra Santa – ha aggiunto – dimostrandoci che siamo tutti Chiesa universale. A questa chiedo di starci vicino con la preghiera, con la promozione di progetti come adozioni, gemellaggi, scambi e cooperazione. Ma soprattutto con i pellegrinaggi: ai fedeli di tutto il mondo venite in Terra Santa, non c’è nessun pericolo. Il 2008 è stato un anno fantastico, abbiamo vissuto un Natale come non si viveva da anni, pieno di fedeli di ogni parte del mondo ed il 2009 promette di essere migliore. È un modo anche per far sentire la vicinanza ai fratelli di Gaza, lontana dai Luoghi Santi ma nei cuori di tutti. Chi vuole amare questo Paese – ha concluso – lo deve fare prendendosi parte del peso della Croce di Gesù che le comunità di qui portano giornalmente”.