GERMANIA

Con parole nuove

I centri cattolici per la vita, il matrimonio e la famiglia

Circa 100.000 persone all’anno da aiutare: queste le cifre dell’attività svolta dai centri di assistenza cattolici per il matrimonio, la famiglia e per la vita della Germania. I centri offrono aiuto alle persone in difficoltà, con particolare attenzione a coppie – sposate o meno – in situazioni critiche. Per il futuro, i centri hanno l’obiettivo di incrementare il sostegno alle relazioni di coppia, nonostante la carenza di risorse. L’importanza di questo aspetto è stata sottolineata a Berlino il 13 gennaio dal card. Georg Sterzinsky, Presidente della Commissione per il matrimonio e la famiglia della Conferenza episcopale tedesca e da Erhard Scholl, Presidente dell’Associazione federale dei consulenti cattolici per il matrimonio, la famiglia e per la vita. Intervistati dall’agenzia di stampa cattolica tedesca Kna, Sterzinsky e Scholl hanno delineato la situazione attuale in Germania e le prossime sfide. Riportiamo una breve sintesi dell’intervista.Portare pace. “Circa 100.000 persone in tutta la Germania si rivolgono ogni anno ai nostri centri di assistenza”, ha raccontato Scholl, nell’illustrare le attività dei consulenti. “Per lo più esistono liste d’attesa, l’offerta non è sufficiente. Le diocesi finanziano in gran parte il servizio: si tratta di circa 28 milioni di Euro all’anno”. “I soldi mancano davvero”, ha osservato il card. Sterzinsky. “Anche quando le finanze non erano così scarse come ora, si è sempre detto che per la consulenza per il matrimonio, la famiglia e per la vita i soldi erano insufficienti, in quanto lo Stato non interviene con rifinanziamenti. Ciononostante, si tratta anche di pastorale e non di un servizio sociale qualunque. Se non si aiutano le coppie a stabilizzare il loro matrimonio, tutti gli appelli alla fedeltà non sono completamente credibili”, ha aggiunto. Oltre all’attività di consulenza, ciò che la Chiesa può fare, secondo il card. Sterzinsky, è “portare più pace nella vita delle famiglie, affinché queste possano essere più unite. La sollecitazione causata dall’attività professionale di madre e padre incide sulla comunicazione in famiglia e anche gli adolescenti e i giovani si orientano sempre più verso l’esterno. Spesso, quindi la famiglia resta solo il posto dove si dorme. In questo vedo una grande difficoltà”, ha constatato. “Per questo motivo dobbiamo offrire più spazi e strutture in cui le persone sperimentino quanto fa bene stare insieme come famiglia”. Una vita insieme. Sulla crescente opposizione tra matrimonio civile e sacramento del matrimonio, il card. Sterzkinsky ha affermato che occorre “rappresentare la comprensione del matrimonio in Chiesa in una lingua che arrivi alla persona di oggi, affinché comprenda che in esso è presente Dio, che esso realizza l’alleanza d’amore tra Dio e la Chiesa. In questo, rivolgo un appello a noi vescovi e ai teologi: dobbiamo sempre far presente che non il ‘caso serio’ non è il fatto che si litighi e ci si separi, bensì il rimanere insieme una vita intera. Non esiste un matrimonio senza crisi e non può esistere il matrimonio senza il perdono. Ma il ‘caso serio’ è riuscire a superare le crisi con il perdono, e vivere una vita felici insieme”. “Il principio della Chiesa di un’unione per tutta la vita corrisponde al bisogno di molte persone”, ha aggiunto Scholl. “Le separazioni sono per lo più l’epilogo di un lungo periodo di dolore e di incertezza. E quando nel corso dell’attività di consulenza si chiede alla coppia cosa l’ha unita, cosa si è trovato di buono e di degno d’amore nell’altro, queste domande colpiscono molto le persone, perché si parla di argomenti di cui oramai non parlano più. Se la coppia riesce a riprendere questa comunicazione, riesce a tornare alle radici della relazione”. Un aiuto per tutti. “I consulenti non devono escludere dal servizio le coppie che hanno già deciso di separarsi o di divorziare: non siamo qui solo per quelli a cui è andato tutto bene, che ci sono riusciti”, ha puntualizzato il card. Sterzinsky. “Siamo qui anche per chi è stato provato duramente dalla vita. Non spetta a noi giudicare se abbiano o meno colpa della separazione. Quel che dobbiamo fare noi è aiutare. Queste coppie non vanno stigmatizzate. Ma allo stesso tempo, non possiamo, con tutta la comprensione che abbiamo per chi ha fallito, non avere più il coraggio di dire: provate seriamente e con tutti i mezzi, ad essere fedeli e a sfruttare ogni occasione per resistere, pretendendo prima da voi stessi e solo dopo avanzando pretese verso l’altro”.