Italia: la forza della vita nella sofferenza”Rispondere a stati permanenti di sofferenza, reali o asseriti, reclamando forme più o meno esplicite di eutanasia” vuol dire dare “risposte false”. A ribadirlo, “con serenità, ma anche con chiarezza”, sono i vescovi italiani, nel messaggio per la prossima Giornata nazionale per la vita, che si celebrerà il 1° febbraio sul tema: “La forza della vita nella sofferenza”. “La vita umana – si legge nel messaggio del Consiglio episcopale permanente, diffuso oggi – è un bene inviolabile e indisponibile, e non può mai essere legittimato e favorito l’abbandono delle cure, come pure ovviamente l’accanimento terapeutico, quando vengono meno ragionevoli prospettive di guarigione”. Al contrario, per la Chiesa italiana, “la strada da percorrere è quella della ricerca, che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per combattere e vincere le patologie – anche le più difficili – e a non abbandonare mai la speranza”. I vescovi si occupano anche di un’altra piaga: l’aborto. Per i presuli italiani, “al dolore non si risponde con altro dolore”, ed anche come alternativa all’aborto “esistono soluzioni positive e aperte alla vita, come dimostra la lunga, generosa e lodevole esperienza promossa dall’associazionismo cattolico”. “La via della sofferenza – si legge nel messaggio – si fa meno impervia se diventiamo consapevoli che è Cristo, il solo giusto, a portare la sofferenza con noi”. “È un cammino impegnativo”, ammette la Chiesa italiana, ma “quando il peso della vita ci appare intollerabile, viene in nostro soccorso la virtù della fortezza”, che “è la virtù di chi non si abbandona allo sconforto: confida negli amici; dà alla propria vita un obiettivo e lo persegue con tenacia”. In una parola, la via della croce scelta da Cristo, che “ci dimostra che nessuna sofferenza, per quanto grave, può prevalere sulla forza dell’amore e della vita”.Olanda: la Bibbia, gli ebrei, i cattoliciCome si rapportano cattolici ed ebrei con le Scritture? Questo è il tema centrale della giornata dell’Ebraismo, che verrà celebrata per la seconda volta nei Paesi Bassi il prossimo 17 gennaio. All’argomento i vescovi olandesi hanno dedicato un sito (www.dagvanhetjodendom.nl). A differenza dello scorso anno, quando i vescovi hanno incontrato i rabbini e gli amministratori delle due congregazioni ebraiche olandesi, la giornata di quest’anno è più rivolta alla comunità dei fedeli. Secondo Tineke de Lange, rappresentante del Consiglio cattolico per Israele obiettivo della Giornata è quello di “riflettere sul nostro modo di pensare le radici ebraiche della nostra fede. Gesù stesso era ebreo e il cristianesimo è emerso dell’ebraismo – continua de Lange – se si perde di vista questo si nega la nostra identità e non riusciamo a capire noi stessi”. Sempre a proposito della Bibbia de Lange avanza le seguenti questioni “si dice spesso che Ebrei e Cristiani hanno in comune l’antico Testamento. Ma intendiamo lo stesso libro? E quale ruolo gioca questo libro in entrambe le comunità? E il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento?”. Il sito www.dagvanhetjodendom.nl contiene anche suggerimenti per le preghiere e la liturgia che affiancano il percorso di avvicinamento tra le due comunità.Portogallo: guardando a GuantanamoSi è concluso nei giorni scorsi a Fatima l’incontro nazionale dei cappellani carcerari e visitatori cattolici, quest’anno incentrato sul tema “Prigioni in Portogallo – Oggi e Domani”. “Tutti coloro che lavorano nel settore carcerario – ha detto il coordinatore nazionale, padre João Gonçalves, al termine dei lavori – devono impegnarsi ed unire gli sforzi, affinché si possano determinare dei concreti processi di riabilitazione dei detenuti; processi che portino a un loro effettivo reinserimento sociale”. Per padre Gonçalves, “le pene devono puntare, mediante lo studio o il lavoro, all’acquisizione di capacità professionali, e favorire l’integrazione in un ambiente familiare e occupazionale”. Accogliendo le sfide che giungono dal contesto internazionale, padre Gonçalves ha anche manifestato “la disponibilità” dei responsabili delle cappellanie portoghesi a “ricevere nelle nostre carceri prigionieri provenienti da Guantanamo”. Del resto, ha aggiunto, “circa un quinto della popolazione carceraria del nostro Paese è composta di stranieri e, se il ministero della Giustizia, a cui spetta ogni decisione, riterrà che ci siano le opportune condizioni, i cappellani e i visitatori delle prigioni portoghesi sono disponibili ad assistere queste persone e a cercare di dare il proprio contributo affinché siano loro garantite le degne condizioni di reclusione e di vita”.