PIEMONTE
La nuova legge sul lavoro: formazione, sicurezza, precariato
Dopo due anni di concertazione e confronto fra enti locali, aziende, parti sociali e associazioni del settore occupazionale, anche cattoliche, è stata approvata il 12 dicembre dal Consiglio regionale del Piemonte la legge “Norme in materia di promozione dell’occupazione, di qualità, sicurezza e regolarità del lavoro”, che definisce gli obiettivi e gli strumenti di politica del lavoro sul territorio regionale. Decisamente lunga la lista delle leggi abrogate dall’approvazione della normativa: sono dieci, tra cui la legge 41/1998 sull'”Organizzazione delle funzioni regionali e locali in materia di mercato del lavoro”, fino alla scorsa settimana normativa di riferimento nel campo occupazionale. Approvata in un periodo di crisi dell’economia globale, che su Torino e il Piemonte si fa sentire in modo particolare, la nuova legge sul lavoro si pone obiettivi ambiziosi: tra gli altri la promozione di condizioni lavorative continuative e stabili (incentivando economicamente i datori di lavoro che accettano di assumere tirocinanti a tempo indeterminato); il reinserimento e la permanenza nel lavoro delle persone a rischio di esclusione sociale. E ancora, la promozione di interventi volti alla riduzione dei rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori e alla migliore vivibilità dei luoghi di lavoro, in particolar modo per le lavoratrici madri (per esempio incoraggiando le imprese a realizzare asili aziendali). La legge prevede anche sussidi detassati per famiglie delle vittime di incidenti sul lavoro. Legge necessaria. Il segretario regionale del Mlac (Movimento lavoratori di Azione Cattolica), Tommaso Marino, sottolinea positivamente l’approvazione della legge: “Si sentiva da tempo una forte necessità di riforma nel mondo del lavoro piemontese”. “Tra i pregi della nuova norma – dice Marino – va ravvisata l’istituzione di tirocini di lavoro e orientamento (art. dal 38 al 41) per favorire l’accesso all’impiego dei giovani; ma anche il riferimento alla ‘responsabilità sociale delle imprese’ sul territorio piemontese”, chiamate dall’amministrazione regionale a non occuparsi solo del profitto aziendale, ma a tenere in conto anche interventi di cooperazione con gli enti pubblici e di erogazione di servizi per i cittadini e i lavoratori. L’intento dichiarato è quello di tornare, almeno in parte, al modello della fabbrica-grande famiglia, capace di valorizzare il territorio su cui è insediata.Formazione permanente. “Soddisfatto della posizione regionale sulla responsabilità delle imprese” si dice anche Vittorio Saraco, responsabile lavoro delle Acli per il settore di Torino e presidente della cooperativa sociale “Educazione Progetto”. “Noto con soddisfazione che alcuni punti della nuova legge sono in sintonia con il documento di proposte e osservazioni inviato dalle Acli e dal Forum del Terzo Settore alla Regione in fase di elaborazione del testo di legge. L’attenzione alla sicurezza e la promozione di politiche di prevenzione è tra queste, ma anche il tema dell’invecchiamento attivo su lavoro (art. 47) e della formazione permanente per i lavoratori del settore produttivo”. In particolare quest’ultimo aspetto, osserva Saraco “è uno strumento essenziale per favorire la ricollocazione degli addetti licenziati dalle aziende. Trovo perciò molto appropriato che la legge leghi – anche se non in modo vincolante – il sostegno al reddito alla frequenza di corsi di formazione e aggiornamento”, tentando di passare da una politica puramente assistenziale ad una più attiva.Alcune ombre. Sia Marino sia Saraco individuano però anche punti critici della normativa. “Poteva essere più coraggiosa – osserva Saraco – soprattutto nel campo del coinvolgimento dei territori (che viene citato, ma non esaurito) e nella definizione dei rapporti tra il Comitato istituzionale al lavoro (enti locali) e la Commissione regionale di concertazione (sindacati e associazioni di categoria). Era auspicabile l’unificazione di questi due soggetti, così come un maggiore coinvolgimento del privato sociale nella programmazione”. Per Marino la legge “affronta solo in generale il tema dei precari”. Probabilmente è una questione di forma: “Non è una normativa di questa portata – spiega il responsabile Mlac – che può risolvere concretamente la precarietà del lavoro, anche se già fornisce indicazioni importanti. Sta di fatto che il problema c’è ed è grave: riceviamo molte segnalazioni di addetti (spesso assunti a tempo determinato e quindi assai più ricattabili) costretti a lavorare in condizioni non rispettose della persona, non solo nelle fabbriche, ma anche, per esempio, nel circuito della grande distribuzione commerciale”. La legge potrà contare su una copertura finanziaria di circa 52 milioni di euro. Altri stanziamenti saranno erogati nel 2009 per il settore lavoro piemontese: in particolare verrà almeno raddoppiata (da 10 a 20 milioni di euro circa) la spesa per il sostegno al reddito, mentre anche per il 2009 il Piemonte usufruirà di 34 milioni di euro dal Fondo sociale europeo per politiche occupazionali e iniziative di formazione professionale. a cura di Andrea Ciattaglia(16 gennaio 2009)