Gli ultimi griots

SENEGAL

Vestito di azzurro, uno zucchetto nero in testa. L’atmosfera assorta è interrotta solo dal vociare dei bambini e ragazzi del quartiere che curiosano o fanno dispetti. I bambini del “Piccolo Coro” cantano, lui spiega nel buio del crepuscolo e poi della notte cosa significa essere griot. Dialike Boiate è uno degli ultimi griots e tra i più famosi a Dakar. Ultimi perché sono anziani, e perché difficilmente i figli, attratti dalla modernità, vogliono condividere il destino dei genitori, che è quello di suonare la kora (il tipico strumento a 21 corde che sembra un incrocio tra un arpa e un liuto) e tramandare la storia e la cultura orale con il canto. La società senegalese è divisa infatti in una sorta di caste, i griots (termine francese che significa menestrello o cantante di lodi) sono al livello superiore, sono i maestri della parola, quelli che raccontano la storia. Griot non si diventa ma si nasce. Essendo griots anche le donne (chiamate griottes), solitamente si sposano tra di loro. I griots hanno sempre svolto importanti funzioni sociali. Al tempo dell’Impero del Mali (tra il 1200 e il 1500, prima che arrivassero i colonizzatori bianchi), che comprendeva Senegal, Mali, Gambia, Guinea Conakry e Bissau, i griots suonavano e cantavano alle corti dei re. “Erano dentro le istituzioni ma erano liberi di dire la verità, di essere anche la voce del popolo presso i regnanti – racconta Dialike Boiate -. Altro loro compito era quella di riconciliare le persone (famiglie, amici, vicini) o le comunità in conflitto”. Ora cantano soprattutto alle cerimonie, alle iniziazioni degli adolescenti, ai matrimoni o in occasioni importanti, a volte componendoli appositamente per il festeggiato o i festeggiati. Perché i canti dei griots e delle griottes possono essere antichi e nuovi. Nel villaggio di Touba, ad esempio, la griotte ha in testa un cappello da Babbo Natale ed un paio di occhiali da sole neri. E’ buffa e spiritosa, ed insieme alla sua collega più anziana in boubou azzurro chiaro porta a spasso un impolverato televisore finto, mentre le altre donne cantano e danzano agitando i corpi possenti e sollevando polvere su polvere. Cantano le gesta del riparatore di televisori del villaggio vicino, perché questi sono, nei villaggi, gli eroi e i miti di cui tessere le lodi, questa è la storia orale e attuale che verrà poi tramandata di madre in figlia, insieme alle storie del passato. Fino a quando, però? (21 gennaio 2009)