INGHILTERRA E GALLES
L’ecumenismo nella Settimana di preghiera
Una funzione di vespri nella cattedrale di Westminster, giovedì 22 gennaio, per commemorare la fine del mandato del card. Cormac Murphy-O’Connor come presidente dell’organismo ecumenico “Churches Together in England” e momenti di preghiera in chiese in tutto il paese dove verrà usato il materiale preparato quest’anno dalla Corea e costruito attorno al passaggio della scrittura Ezechiele 37:15-28 che racconta di due pezzi di legno che simbolizzano I due regni nei quali è stato diviso Israele. Così le Chiese cristiane di Inghilterra e Galles vivranno, dal 18 al 25 gennaio, la Settimana per la preghiera per l’unità dei cristiani. Silvia Guzzetti per SIR Europa ha intervistato due esperti impegnati in prima linea nel lavoro ecumenico, mons. Andrew Faley, responsabile per il dialogo ecumenico per la “Conferenza Episcopale di Inghilterra e Galles” e il reverendo Peter Colwell, della “Chiesa Riformata Unita”, segretario per la vita della chiesa e i rapporti interreligiosi dell’associazione ecumenica “Churches Together in Britain and Ireland”.Perdita di entusiasmo. Diversi sono gli ostacoli a livello teologico come le divisioni sul ruolo del Papa come centro di unità e sulla ordinazione delle donne e dei pastori omosessuali che sembrano aver rallentato il progresso verso l’unità. “Quando il movimento ecumenico è cominciato negli anni Settanta e Ottanta sotto la leadership cattolica del card. Basil Hume e quella anglicana dell’Arcivescovo Michael Ramsey – ricorda il reverendo Peter Colwell – c’era molto entusiasmo e la passione per l’unità di questi due leader ha fatto fare al dialogo progressi importanti. Si è cominciato così a pregare insieme, lavorare insieme, tra le diverse chiese, a livello locale. Una novità assoluta”. “Oggi, purtroppo, soprattutto a livello nazionale, si può parlare di un inverno ecumenico. L’ecumenismo ha perso entusiasmo”. “Forse in vent’anni abbiamo fatto un progresso così notevole che adesso siamo un po’ fermi. Dobbiamo pregare e lavorare insieme per capire quale è il prossimo passo in avanti perché non è chiaro”. “Si tratta anche di un momento difficile dal punto di vista economico. Le diverse congregazioni perdono vocazioni e quindi molta attenzione ed energia sono dirette ai problemi finanziari e al calo nelle vocazioni. E’ importante essere pazienti, pregare per capire attentamente in che direzione Dio ci sta conducendo”.Il cammino non si ferma. Un punto di vista più ottimista sullo stato dei rapporti ecumenici viene da mons. Andrew Faley. “Sono d’accordo sul fatto che l’entusiasmo generale per il lavoro ecumenico degli anni Settanta e Ottanta si è affievolito. La Chiesa Cattolica rimane in ogni caso impegnata pienamente in questo lavoro come anche ha ricordato di recente Papa Benedetto XVI. Importanti passi avanti sono stati fatti con le Chiese orientali, con quella di Russia, quella bizantina ortodossa e quella orientale ortodossa come testimonia l’accordo raggiunto a Ravenna. La Chiesa Cattolica ha una forte dimensione universale e non viene fermata nel cammino verso l’unità dalle difficoltà che si riscontrano a livello locale”. Le difficoltà degli anglicani. “L’ecumenismo – osserva Faley – ha progredito di più nel dialogo con le chiese orientali rispetto alle chiese europee protestanti”. Ed aggiunge: “La Comunione anglicana sta attraversando un momento difficile e si sta interrogando su che cosa significa essere Chiesa e in che direzione deve muoversi. Le divisioni che esistono in questo momento rendono difficile per la Chiesa Cattolica trovare un interlocutore. Con le chiese orientali condividiamo il riconoscimento dei Sacramenti e degli ordini sacerdotali anche se esiste il problema del ruolo del Pontefice al centro della Chiesa”.Il dialogo dipende da chi guida la Chiesa. “Il dialogo ecumenico dipende molto dalle personalità di chi guida la Chiesa”, dice ancora Faley. “In questo momento, per esempio, il Primate cattolico card. Murphy-O’Connor e quello anglicano Rowan Williams hanno ottimi rapporti e sono tutti e due impegnati in prima persona nel dialogo ecumenico e questo si riflette anche a livello locale”. La via verso il futuro? “Come ha detto il card. Kaspers è l’ecumenismo spirituale la via verso il futuro. La preghiera e la lettura delle Scritture. Fino ad oggi siamo stati bravissimi nell’ecumenismo attivo, adesso tocca a quello della preghiera. Dobbiamo invitare i nostri fratelli cristiani a pregare insieme e a leggere insieme le Scritture”.