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Europa: il dovere più alto nei confronti di Israele e Palestina
Purtroppo, i tragici avvenimenti in Terra Santa danno ancora una volta ragione a chi diceva che “per non cambiare nulla, deve sembrare che tutto cambi”. Da oltre mezzo secolo, il Medio Oriente ed assieme ad esso il pianeta intero bruciano e soffrono nell’attesa di una soluzione definitiva e pacifica al conflitto israelo-palestinese. Conflitti e negoziati si susseguono ad intervalli pressoché regolari con il risultato di asfissiare il processo di pace. Un gatto che si morde la coda in un vicolo cieco! Ed è proprio per questo motivo che nel processo di pace c’è del marcio, come c’è del marcio nei suoi protagonisti. Al punto che l’analista oggettivo non può esimersi dal pensare che un eventuale accordo di pace stabile sia contrario agli interessi di più d’una delle molte, troppe parti in causa.Un po’ a sorpresa, nel 1994 l’Accademia del Nobel di Oslo decise di premiare con la massima onorificenza mondiale per la pace il Primo Ministro di Israele Yitzak Rabin ed il leader dell’allora Organizzazione per la Liberazione della Palestina Yasser Arafat. Non certo degli agnellini, dal momento che leggendone le gesta con gli occhi della storia si intuisce immediatamente la loro lontananza da San Francesco o da Madre Teresa. Il Nobel per la Pace fu comunque un’iniziativa piena di simbolismo e speranza, volta a far deporre le armi, superare l’odio e costruire la convivenza. Il triste seguito è noto: Rabin assassinato (per mano israeliana) e Arafat neutralizzato (anch’esso dai “suoi”). Nella più assoluta inazione da parte della Comunità Internazionale.La storia si ripete. Nel passato, le missioni diplomatiche degli Stati Uniti, dell’Unione Sovietica e della parte meno dura del mondo arabo (l’assenza dell’Europa era totale) cercavano ovviamente senza riuscirci di bloccare l’emorragia con un cerotto. Ma alle spalle innocenti del Popolo palestinese senza terra e del Popolo israeliano senza frontiere sicure persistevano ininterrotti i do ut des del commercio di armi, diamanti e petrolio e del sostegno economico illecito alle organizzazioni terroristiche. Nel presente, le coppie Bush-Obama e Putin-Medvedev, i vertici di Hamas, Iran e Siria accecati da visioni komehinistiche ed alqaedistiche del Corano ed il sanguinario Governo di Tel Aviv giocano allo stesso gioco. Con l’unica differenza della presenza – effimera fino a prova contraria – di Nicolas Sarkozy (non certo dell’Europa come Unione che persegue nella sua politica di finanziare non si sa cosa dando soldi a non sis a chi) il quale cerca a sua volta di lenire con un palliativo il corpo agonizzante del processo di pace.Dopo cinquant’anni di guerra e di odio, qualsiasi soluzione imposta dall’esterno non è più realistica. Né si potrà mai voltar pagina con le bombe degli uni e gli attacchi terroristici degli altri. La gratuita dimostrazione di forza di Israele e la negazione della democrazia di Hamas stanno a dimostrare – per chi ancora non se ne era reso conto – come le caste che governano i due fronti non auspicano la pace in Terra Santa. L’influenza della business politics è ancora troppo grande. Non potete servire a Dio e a Mammona. Punto. Ogni azione nasconde la volontà di non agire, ogni tentativo è in realtà una farsa.Ciò non significa in alcun caso la resa. Sarebbe una sconfitta per l’umanità. La soluzione di conflitti e differenze tra Popoli e Nazioni necessita di molto tempo. Gli esempi sono infiniti, e sono sotto i nostri occhi. In Europa la pace regna sovrana tra gli Stati che la compongono solo da sessant’anni a questa parte! E la soluzione è stata trovata quasi per caso dagli stessi Europei. Potremmo dire lo stesso della rivoluzione americana, dell’apartheid in Sudafrica o delle dispute tra Cina e Giappone. Questo è il destino anche del Medio Oriente, questo è il destino anche dei Popoli di Israele e di Palestina! Il destino va però incoraggiato. Persuadere alla pace ed alla fratellanza è certo un dovere per chi ne ha responsabilità politica e capacità morale, in ogni angolo del pianeta. Europa in testa. Osservando i fatti, quello che ognuno di noi può fare è di pregare affinché Dio abbia compassione per i suoi Figli ed illumini chi ha bisogno di essere illuminato.