MARCHE
Due proposte di legge in materia di spettacolo
Nelle Marche si stanno discutendo due proposte di legge in materia di spettacolo: una la 112, risale al luglio 2006 ed è specifica sulla diffusione dell’esercizio cinematografico, e una, la 241, più globale su tutti i tipi di spettacolo, comprendenti le attività teatrali e musicali. Le due proposte, ferme al momento in prima commissione consiliare, dove hanno subito notevoli modifiche, dovrebbero poi passare al giudizio dell’aula entro il prossimo mese. La Regione, fino a questo momento, ha come propria legge di riferimento la 29 del 1997, che però disciplina tutto il settore dei beni e delle attività culturali. Dopo l’introduzione, a livello nazionale del decreto legge 28 del 22 gennaio 2004, che ha delegato alle Regioni il compito del rilascio delle autorizzazioni per l’apertura e la ristrutturazione delle sale cinematografiche, le Marche hanno deciso di riorganizzare il settore, anche per “razionalizzare” i costi, che soprattutto per lo spettacolo dal vivo, sono sempre più onerosi. Il comportamento della Regione con le nuove leggi, determinerà, in campo cinematografico, il futuro delle “sale della comunità”, ovvero quelle realtà gestite da parrocchie o enti religiosi, che sono spesso le uniche sale cinematografiche rimaste nei centri storici o nelle piccole cittadine dell’entroterra. Nelle Marche sono circa una trentina e si scontrano contro la “potenza armata” delle multisale, che sono gestite praticamente da un unico proprietario che ne ha dieci su tredici. Le due leggi dovrebbero, per il 2009, confermare i finanziamenti dell’anno precedente e poi procederanno per programmi triennali. Il ruolo della Regione. Il consigliere regionale già relatore della proposta 241, Stefania Benatti, sottolinea come “nello scorso anno la Regione ha messo a disposizione 100.000 euro per il cinema d’essai e le sale rurali” ma che l’ente non può mettere eccessivi “vincoli” sui fondi erogati per le sale cinematografiche a favore di alcune piuttosto che di altre, perché altrimenti favorirebbero un’impropria “concorrenza sleale”. “Con la nuova legislazione – aggiunge poi – la Mediateca delle Marche, che fa lavoro di promozione e di catalogazione cinematografica assume un ruolo di riferimento per tutti gli operatori, soprattutto per quanto riguarda le attività di formazione, promozione di attività cinematografiche e rassegne”. Acec e Cgs insieme . “Noi non proiettiamo solo film – dice Fabio Sandroni, responsabile regionale per i Salesiani del settore cinema – lavoriamo per la formazione, collaboriamo con le scuole, educhiamo al linguaggio cinematografico, portiamo i ragazzi ai festival e con contributi anche poco onerosi potremmo fare tanto”. Per Sandroni non si tratta tanto di sostenere delle strutture che non “rendono” ma di fare un investimento sulla presenza diffusa delle sale sul territorio, perché il rischio “è la morte culturale dei centri più piccoli”. Nelle Marche c’è poi un’esperienza forse unica che merita di essere incoraggiata quella di “Sentieri di cinema” (www.sentieridicinema.it). “Noi dei Cinecircoli giovanili socio-culturali (Cgs) e l’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) abbiamo fatto insieme questo progetto regionale di formazione degli educatori di cinema che è nato nel 2000. L’educazione al gusto, al bello, è educazione al buono: bisogna impegnarsi di più nella qualificazione culturale sui linguaggi. I giornali sono molto attenti al lavoro che facciamo, alle rassegne, il sito ha avuto 250.000 visite, ma mentre noi ci impegniamo tanto ci sembra che a volte la Chiesa non sia molto attenta a questo settore e alla vita delle sale della comunità”. Senza contributi le sale chiuderanno. Anche don Gesualdo Purziani, delegato regionale dell’Acec, sottolinea il problema economico. “Il cinema – dice – fino a qualche anno fa aveva margini di profitto tali da non giustificare eventuali sostegni pubblici. Oggi, invece, sono bisognose di aiuto anche le monosale, che altrimenti si trovano costrette a chiudere perché gli incassi non riescono più a coprire le spese e a garantire lo stipendio ai lavoratori”. Per don Purziani “il piccolo esercizio, quello che promuove cultura cinematografica, che anima i piccoli centri storici, che coinvolge tante persone in circoli e attività varie, sta scomparendo dalle nostre città e paesi”. Il responsabile Acec si chiede anche come la Regione possa “promuovere” la cultura cinematografica con questo sistema di accesso alle copie. “L’attuale monopolio – afferma – non permette di accedere alle copie dei film, ci è impedito anche il noleggio delle pellicole d’essai, spesso oneroso per chi vuole proporre percorsi culturali”. Il sacerdote propone dunque l’esempio del Lazio, “dove la Regione eroga contributi per la stampa di copie dei film diversamente inaccessibili per i piccoli esercizi”.a cura di Simona Mengascini(23 gennaio 2009)