LETTONIA

Un ponte per l’Est

L’ingresso nell’Ue: un grande obiettivo raggiunto

Considera l’ingresso nell’Unione europea “un grande obiettivo raggiunto”, atteso “fin dall’indipendenza acquisita nel 1991”; ritiene che “l’Europa abbia fatto crescere la democrazia” nel suo paese; dice sì all’euro e al Trattato di Lisbona mentre deplora una Ue a più velocità. Il presidente della Lettonia Valdis Zatlers sembra avere le idee chiare sull’integrazione comunitaria. E mentre festeggia “il quinto anno di adesione all’Unione e alla Nato”, guarda alle altre repubbliche ex sovietiche per una rafforzata politica di vicinato. Un punto di partenza. Il capo di Stato lettone, invitato a Strasburgo dal Parlamento europeo, si è preparato un discorso dai forti toni europeisti. Tende soprattutto a sottolineare i vantaggi pratici, evidenti, dell’adesione, avvenuta all’indomani del crollo sovietico. Dopo il discorso nell’emiciclo, si concede ai giornalisti, coi quali si intrattiene sui temi dell’attualità internazionale. Definisce l’Unione dei Ventisette come una “famiglia democratica”, della quale “abbiamo voluto far parte sin da quando ci siamo liberati dal comunismo”. Zatlers rivendica la piena partecipazione alla storia e all’identità europea del suo popolo, del quale non tace le sofferenze durante il mezzo secolo post-bellico. Non nasconde nemmeno gli errori più recenti perché, dice, riconoscerli è il primo passo per superarli. “Quando siamo entrati nell’Ue abbiamo considerato tale passo un punto di arrivo, non una nuova occasione, un punto di partenza. Così abbiamo sprecato tante occasioni”. Le “ruggini” interne affiorano nel suo dialogare: “Una volta realizzata l’adesione, il governo dell’epoca non ha forse capito che si trattava dell’avvio di un processo e si è riposato sugli allori”. Grandi valori comuni. La storia affiora di continuo nelle parole di Valdis Zatlers: la Lettonia ha subito una “ideologia totalitaria imposta con i carri armati”: per questa ragione è stata istituita la Giornata nazionale per le vittime del totalitarismo: ricordare significa “prendere coscienza” per poi guardare avanti. E il presidente della repubblica baltica non intende fermarsi al passato. Nel suo discorrere posato, traccia il bilancio di cinque anni nella “casa comune” per poi tornare sull’oggi. “Nell’Ue abbiamo rafforzato la istituzioni democratiche nel nostro paese. Abbiamo potuto perseguire uno sviluppo economico e sociale prima impensabile e, non meno importante, ci siamo sentiti parte dell’identità europea. Il mio popolo ha lavorato su grandi valori comuni, come la libertà – patrimonio prezioso per noi -, la democrazia, l’uguaglianza sostanziale fra le persone”. Grazie ai fondi strutturali giunti da Bruxelles “è stato possibile dare nuovo impulso all’economia nazionale, realizzando infrastrutture, ammodernando l’apparato produttivo, costruendo un clima più favorevole agli investimenti stranieri”. Ciò ha creato occupazione e anche una crescita, per quanto ancora modesta, dei consumi. L’euro nel 2012? “La nostra voce oggi è ascoltata in Europa”. Il presidente osserva: “Io non vedo una Unione di paesi grandi e di paesi piccoli. Tutti sono importanti, ciascuno fa la propria parte. Noi, ad esempio, abbiamo tratto benefici dall’ingresso, ma allo stesso tempo abbiamo assunto delle responsabilità”. Le sfide comuni “che incontriamo sul nostro cammino possono essere affrontate insieme”: e qui elenca la crisi economica, che non ha risparmiato la Lettonia, la regolazione dei mercati finanziari, i problemi energetici, la politica estera. Valdis Zatlers si sofferma sul quadro macroeconomico, insiste sulla “risposta globale” alla recessione, promuove la Commissione e il Consiglio Ue per i tempestivi interventi sul fronte finanziario. “In questo quadro – spiega – la Lettonia punta sulla riduzione del debito pubblico, anche per preparare l’approdo alla zona euro”. L’interlocutore azzarda anche una data: il 2012. Ma cosa risponde agli euroscettici, che sono numerosi anche nel suo paese? “Anche loro – risponde – devono riconoscere i vantaggi accumulati in questi anni. E da euroscettici stanno diventando semplicemente degli scettici!”. “Ponte” verso l’est. Zatlers ha ancora qualche minuto prima della partenza per l’aeroporto: lo attende il volo che lo riporterà a Riga, capitale lettone. Si sofferma da ultimo sui temi di politica estera e sui nodi istituzionali. “La crisi del gas tra Ucraina e Russia ha dimostrato quanto siamo dipendenti per gli approvvigionamenti energetici. Per questo occorre una politica comunitaria in tale settore. E per la stessa ragione dobbiamo avere una politica di vicinato che guardi a est con rinnovata attenzione”. La Lettonia si offre come “ponte” verso l’Europa orientale. Poi il passaggio su Lisbona. “Dobbiamo far intendere ai nostri cittadini che siamo impegnati in un grande progetto comune. Per questo servono regole certe e riforme. Sono favorevole all’immediata entrata in vigore del nuovo Trattato. Al contempo è necessario evitare un’Europa a più velocità”, che minerebbe la “solidarietà” nell’Ue.