VESCOVI LEFEBVRIANI
Le reazioni dei vescovi europei al Decreto della Congregazione per i vescovi
Benedetto XVI, “dopo un processo di dialogo tra la Sede Apostolica e la Fraternità Sacerdotale San Pio X” ha accolto la richiesta di rimuovere la scomunica ai quattro vescovi ordinati nel 1988 da mons. Marcel Lefebvre: lo ha reso noto sabato 24 gennaio, un comunicato della Santa Sede, accompagnato dal Decreto della Congregazione per i vescovi, firmato il 21 gennaio dal cardinale prefetto Giovanni Battista Re. Nel Decreto, si dice che il Papa è “fiducioso” che la Fraternità sacerdotale San Pio X non risparmi “alcuno sforzo per approfondire nei necessari colloqui con le Autorità della Santa Sede le questioni ancora aperte, così da poter giungere presto a una piena e soddisfacente soluzione del problema posto in origine”. “Con questo atto – aggiunge il Decreto – si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace – conclude la nota – vuol essere anche un segno per promuovere l’unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione”. Il Decreto ha avuto una vasta eco sulla stampa ed ha registrato forti reazioni negative dalle comunità ebraiche che si sono risentite perché uno dei quattro vescovi a cui è stata revocata la scomunica, il britannico Richard Williamson, è noto per le sue teorie revisionistiche riguardo allo sterminio degli ebrei. Un cammino ancora lungo. Secondo il card. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e membro della Commissione pontificia “Ecclesia Dei”, “la remissione della scomunica non è mai un fine ma l’inizio di un processo di dialogo”. Ed aggiunge: “Papa Benedetto XVI ha voluto andare fino in fondo a ciò che poteva fare come mano tesa, come invito alla riconciliazione. Il Papa, teologo e storico della teologia, conosce il dramma che rappresenta uno scisma nella Chiesa”. “Lui stesso si è sentito investito della missione di ricucire i fili sfilacciati dell’unità ecclesiale”. Il cardinale francese invita a questo proposito a ricordare che questo Papa “conosce molto bene il dossier” relativo a mons. Lefebvre in quanto se ne interessò su richiesta di papa Giovanni Paolo II come allora card. Ratzinger costatando alla fine “il fallimento della sua missione”. La revoca della scomunica – prosegue Ricard – “apre un cammino da percorrere insieme. Questo cammino sarà sicuramente lungo. E richiederà una migliore conoscenza e stima reciproche”. Ci sono infatti, osserva l’arcivescovo , “due questioni fondamentali” da affrontare: “la struttura giuridica della Fraternità di San Pio X nella Chiesa e un accordo sulle questioni dogmatiche ed ecclesiologiche”. Ma soprattutto, “ad un certo punto, dovrà essere posta la questione del testo stesso del Concilio Vaticano II come documento del Magistero di primaria importanza. È la questione fondamentale”. Ma non è tutto: “le difficoltà – avverte l’arcivescovo – non saranno necessariamente solo di tipo dottrinale. Altre, di tipo culturale e politico possono emergere. Le ultime esternazioni, inaccettabili, di mons. Williamson che negano il dramma dello sterminio degli ebrei, ne sono un esempio”. Altri passi da compiere. “Con la revoca della scomunica – osserva mons. Kurt Koch, presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri – il Papa offre una mano tesa per la riconciliazione”. Il Decreto firmato dalla Congregazione dei vescovi “sottolinea che altri passi sono ancora necessari per un ristabilimento della piena unità tra la totalità della Fraternità di San Pio X e la Chiesa cattolica. Papa Benedetto XVI è giunto a questa decisione perché convinto che con il riconoscimento dell’insegnamento e dell’autorità del Papa, si aprono delle buone prospettive per condurre a termine le attuali discussioni relative a questioni non risolte, legate alla necessaria accettazione del Concilio Vaticano II. In questo modo, una riconciliazione completa nella piena comunione, fondata su una fede comune, dovrebbe poter essere resa visibile il più rapidamente possibile. Spero e prego perché questa riconciliazione arrivi”. La Shoah, simbolo della follia omicida. Padre Eric de Beukelaer, portavoce della Conferenza episcopale belga mette in guardia dal rischio di “confondere questa questione con eventuali dichiarazioni di un vescovo tradizionalista che nega la realtà della Shoah” ed aggiunge: “non si può che deplorare tutto questo. La Shoah resta il simbolo della follia omicida di un regime disumano ossessionato dall’idea di annientare il popolo ebraico. Qualsiasi persona che ne minimizza la portata, si comporta da ideologo più che da storico. Ferisce, facendo così, il nostro dovere di memoria. È evidentemente inaccettabile e… poco intelligente”. Sullo stesso argomento si sofferma anche il presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, che definisce “infondate e immotivate” le dichiarazioni rese da uno dei quattro Vescovi interessati circa la Shoah; “dichiarazioni – aggiunge l’arcivescovo italiano – peraltro rese alcuni mesi or sono e solo adesso riprese con intento strumentale; dichiarazioni già ripudiate dalla stessa Fraternità”.Antisemitismo: incompatibile con la Chiesa. “L’antisemitismo è una peste che tutti dobbiamo combattere” ed “è inaccettabile e incompatibile con la visione cristiana dell’umanità”. Le precisazioni sono del vescovo cattolico di Stoccolma, mons. Arborelius Anders. Per il vescovo Anders è “importante evidenziare che la revoca della scomunica di Richard Williamson non significa che siano stati accettati i suoi pensieri personali sull’Olocausto. Quello che ha detto è grave e inaccettabile”. Anche in Svezia ci sono delle persone intorno alla Fraternità sacerdotale di San Pio X che tendono verso l’estrema destra. Il vescovo Anders Arborelius ha fortemente e chiaramente respinto questa posizione. “Chi ha queste tendenze, a prescindere da chi sono, va contro la dottrina fondamentale della Chiesa in cui tutte le persone hanno lo stesso valore universale”. Il vescovo ha poi ricordato che lo scorso anno, all’Angelus del 17 agosto, papa Benedetto XVI ha evidenziato che “tutte le comunità cristiane devono essere consapevoli che il razzismo è incompatibile con la missione della Chiesa. È importante, soprattutto nel nostro tempo – ha aggiunto mons. Anders – che ogni comunità cristiana approfondisca sempre più questa sua consapevolezza, al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano”.“Questioni ancora aperte”. Mons. Heinrich Mussinghoff, presidente della sottocommissione per le relazioni religiose con l’Ebraismo della Conferenza episcopale tedesca, ha confermato il sostegno dei vescovi tedeschi agli sforzi del Papa per “ottenere l’unità della Chiesa”, pur osservando che esistono “questioni ancora aperte”. Il provvedimento, ha ammesso, “ha suscitato una serie di domande critiche” sulla “corrispondenza tra le posizioni di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI”, soprattutto a causa delle tesi negazioniste del vescovo lefebvriano Richard Williamson. “Contrastiamo con la massima decisione questa negazione espressa dell’Olocausto”, ha dichiarato Mussinghoff, ricordando come i vescovi della Fraternità non riconoscano il documento ‘Nostra Aetate’ sulle relazioni tra Chiesa e religioni non cristiane. “Esprimiamo la chiara e grande aspettativa e la richiesta urgente che nel corso dei colloqui, i quattro vescovi e la Fraternità di S. Pio X manifestino in modo inequivocabile e credibile la loro fedeltà al Concilio Vaticano II e in particolare alla dichiarazione ‘Nostra Aetate’, le cui finalità vennero fatte proprie da papa Giovanni Paolo II nel suo lungo pontificato con perseveranza ed effetti benefici”.Una ferita e una vergogna per l’Europa. “È vergognoso e angosciante che ci siano ancora voci che negano apertamente la Shoah e contestano il diritto del popolo ebraico all’esistenza”: lo ha sottolineato il card. Christoph Schönborn, presidente della Conferenza episcopale austriaca, in una lettera al rabbino capo Paul Chaim Eisenberg in occasione della Giornata della Memoria dell’Olocausto. Schönborn ha affermato “che lo sterminio degli ebrei resta una ferita dolente e una vergogna dell’Europa”, ricordando che “anche i cristiani hanno partecipato a questo grande delitto o hanno distolto lo sguardo”. “Ci furono giusti nei popoli”, che salvarono Ebrei a costo della loro vita, “ma furono troppo pochi”. “Qualsiasi Cristiano che prenda sul serio la propria fede, deve inchinarsi con riconoscenza e rispetto davanti alle radici ebraiche della cristianità e alle persone che rappresentano tali radici”, ha proseguito. “Le dichiarazioni del Concilio Vaticano II e dei papi hanno fatto capire ai cristiani che il ricordo delle radici ebraiche del cristianesimo implica anche l’affetto verso l’ebraismo contemporaneo. Ciò è tanto più importante in un periodo in cui i drammatici scontri in Medio Oriente comportano sempre il rischio che i vecchi pregiudizi antisemitici provochino i loro effetti nocivi in una nuova forma”.