PATRIARCA KIRILL
Cerimonia di intronizzazione a Mosca: gli auguri del mondo ecumenico
Il metropolita Kirill è diventato il 16° Patriarca della Chiesa ortodossa russa. Migliaia le persone presenti nella cattedrale moscovita di Cristo il Salvatore, nonostante la temperatura esterna rigidissima. Milioni sono stati i fedeli che hanno seguito in diretta la cerimonia per televisione, radio ed internet. Oltre 200 i concelebranti e decine le rappresentanze di altre confessioni religiose. La delegazione vaticana è stata guidata dal cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei cristiani. Presente anche il rev. Colin Williams, segretario generale della Conferenza delle Chiese europee (Kek). Tre le autorità politiche, il presidente russo Dmitri Medvedev, il premier Vladimir Putin ed il capo di Stato della Moldova, Voronin. Alle 9,15 le campane della cattedrale hanno iniziato a suonare a festa. Dopo pochi minuti, è arrivato il metropolita Kirill, accolto dal canto di 4 cori. A metà della cerimonia, Kirill è stato fatto sedere per tre volte sulla sedia del Patriarca mentre i presenti pronunciavano la parola greca “Axios”, ossia “degno”. Poi gli sono stati consegnati gli abiti e i simboli del Patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Quindi, la prima benedizione ai fedeli.Il primo discorso e le priorità. Un “compito non facile” che richiede “impegno pieno e totale dedizione”. Con questo stato d’animo il Patriarca Kirill I si appresta a vivere il suo ministero patriarcale. Lo ha detto nel suo primo discorso ufficiale tenuto alla cerimonia di intronizzazione. “Non ci può essere nella vita del Patriarca – ha detto -nulla di personale e privato perché tutto appartiene a Dio e alla Chiesa”. Nel suo discorso, Kirill ha tracciato le priorità che vuole dare al suo ministero. Si è presentato come “difensore dell’unità interna della Chiesa e custode, insieme ai fratelli nell’episcopato, della purezza della fede”. Riguardo al mantenimento dell’unità della Chiesa ortodossa, il Patriarca ha detto che “questo compito assume maggiore significato dopo la nascita di Stati indipendenti sul territorio della Rus’ storica” e che verrà attuata rispettando la “sovranità” di queste entità. Altra “preoccupazione” è quella di “predicare i valori spirituali e morali in relazione alla realtà della vita moderna”. Si tratta cioè di “avvicinare la fede ortodossa ai pensieri, ai sogni e alle speranze delle persone, aiutandole a rispondere alle complesse questioni etiche e filosofiche del nostro tempo”. La Chiesa poi – ha aggiunto il Patriarca – deve dare una testimonianza “per la pace”, non solo nella predicazione ma attraverso “un dialogo aperto e amichevole” tra persone di diverse opinioni e convinzioni, contribuendo così “al consolidamento della pace civile nella nostra società”. Il Patriarca ha fatto accenno a questo punto al dialogo “con i fratelli di altre chiese”, assicurando che la Chiesa ortodossa sarà “aperta” a questo dialogo per “rafforzare e migliorare la cooperazione ed un maggiore coordinamento delle iniziative pastorali e missionarie”. Forte, infine, il riferimento ai giovani che “oggi – ha detto il Patriarca – hanno un disperato bisogno di una guida spirituale”. “Dobbiamo andare incontro ai giovani. Non importa quanto sia difficile per noi. Occorre aiutarli a ritrovare la fede in Dio e il senso della vita, e con essa la consapevolezza che vi è una vera felicità umana”.Ancora plausi dal mondo ecumenico. “È mia fervida speranza che continueremo a cooperare per trovare modi per promuovere e rafforzare la comunione nel Corpo di Cristo, nella fedeltà alla preghiera del nostro Salvatore che tutti siano una cosa sola, perché il mondo possa credere”. È quanto papa Benedetto XVI ha scritto al Patriarca Kirill. A consegnare il messaggio è stato il card. Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, insieme ad un dono: un calice come “pegno del desiderio di giungere presto alla piena comunione”. Nel messaggio, il Papa ha ricordato “l’eredità” lasciata dal Patriarca Alessio II che ha “mantenuto uno spirito di apertura e di cooperazione con gli altri cristiani, e con la Chiesa cattolica in particolare, per la difesa dei valori cristiani in Europa e nel mondo. Sono certo – è l’auspicio del Papa – che Vostra Santità continuerà a costruire su questa solida base, per il bene del vostro popolo e per il bene dei cristiani in tutto il mondo”. Anche il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I ha inviato a Kirill un messaggio in cui si dice “convinto” che durante il suo Patriarcato, le due Chiese “lavoreranno insieme in armonia per la gloria di Dio e la testimonianza comune dell’ortodossia in un mondo provato come il nostro”. Parole importanti alla luce delle difficoltà che negli ultimi due anni sono emerse tra il Patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli. L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams – non potendo partecipare alla sua intronizzazione perché impegnato ad Alessandria di Egitto a presiedere l’incontro dei primati anglicani – ha invitato Kirill in Inghilterra: “Ci sono molte difficoltà tra le nostre Chiese – ha scritto Williams in un messaggio – tuttavia il lavoro compiuto dalla Commissione dottrinale anglicana-ortodossa suggerisce che siamo in grado di impegnarci in uno scambio teologico molto fruttuoso. È mio desiderio più grande poterlo continuare, con il tuo aiuto e la tua benedizione”.