EUROPARLAMENTO
Abu Mazen atteso alla sessione plenaria iniziata il 2 febbraio
Ha catalizzato su di sé le principali attenzioni politiche e mediatiche prima ancora di arrivare a Strasburgo. Il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmoud Abbas, noto anche con il nome di Abu Mazen, era stato invitato dall’Europarlamento nell’ambito delle iniziative per il dialogo interculturale. La sua presenza nell’emiciclo, annunciata per il 4 febbraio, ha assunto ben altra attenzione in ragione del conflitto in atto in Medio oriente, rinfocolatosi nelle ultime settimane e che ha già causato numerosissime vittime con una escalation della tensione internazionale. Quale energia per il futuro? L’incontro fra gli eurodeputati e Abu Mazen è però solo uno dei punti forti di una sessione plenaria (2-5 febbraio) dall’agenda fitta. Si è cominciato il 2 febbraio una relazione sul tema energetico che chiede ai governi di dotarsi di sufficienti rigassificatori, sollecita “grandi investimenti infrastrutturali” e una rete energetica comune, piani anticrisi e “l’intensificazione delle relazioni nel Mediterraneo e con la Russia” per agevolare gli approvvigionamenti. La relatrice Anne Laperrouze ha osservato che “è necessario un radicale mutamento della politica energetica per raggiungere i tre obiettivi che l’Ue deve perseguire in materia, ossia la sicurezza dell’approvvigionamento e la solidarietà tra gli Stati membri, la lotta al cambiamento climatico e la competitività”. Anche perché “l’Unione importa oggi il 50% dell’energia che consuma e tale percentuale potrebbe raggiungere il 70% nel 2030”. Il testo della deputata francese insiste sul risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, sulla ricerca. Afferma poi una nuova attenzione verso il nucleare, “purché ne sia garantito un uso sicuro nel quadro di norme Ue armonizzate”.Imprese, e-commerce e Guantanamo. Vari altri argomenti economici e di politica estera erano stati inseriti nel calendario dei lavori. Un’interrogazione orale alla Commissione ha ad esempio dato vita a un dibattito in aula in merito agli “strumenti per difendere la produzione e l’occupazione nel settore tessile europeo alla luce dei problemi causati con la scadenza dell’accordo con la Cina”. Sempre in ambito economico, sono stati posti sul tavolo la crisi dell’industria automobilistica (con la possibilità di aiuti di Stato), la presenza delle piccole e medie imprese sui mercati mondiali, lo sviluppo dell’e-commerce. Il 3 febbraio è stato dedicato, fra l’altro, alle attività della Cia in Europa e alla possibile risposta comune al neo presidente americano Barack Obama rispetto alla chiusura del centro di detenzione di Guantanamo. Su questo tema si è discusso alla presenza dei rappresentanti del Consiglio e della Commissione, dopo che i ministri degli esteri dei 27 non avevano trovato un approccio condiviso sulla possibilità di accogliere in Europa 245 detenuti di Guantanamo. Kosovo, un anno dopo. Il Parlamento Ue non poteva poi trascurare una riflessione sul Kosovo, a un anno dalla autoproclamata indipendenza, avvenuta il 17 febbraio 2008. Il giorno precedente l’Unione europea aveva deciso di inviare in Kosovo, nel quadro di una risoluzione Onu, la missione civile e amministrativa denominata Eulex, il cui mandato di due anni terminerà “non appena le autorità kosovare avranno acquisito l’esperienza necessaria a garantire lo Stato di diritto a tutti i cittadini”. La missione è però operativa ufficialmente solo dal 9 dicembre scorso e la presidenza ceca ha dichiarato di volerla rendere “il più efficace possibile”. Del resto gli Stati membri sono tuttora divisi sulla questione dell’indipendenza di Pristina. Cina: commercio, diritti, sicurezza. La relazione dell’olandese Corien Wortmann-Kool, attesa in emiciclo il 5 febbraio, torna a trattare dei rapporti tra Europa e Cina. Il documento all’esame dei parlamentari rileva le intense relazioni commerciali dell’Unione con il grande paese asiatico: infatti a partire dal 2006 l’Ue è il principale partner commerciale della Cina, mentre questa è il secondo partner commerciale dell’Unione dal 2007. Wortmann-Kool sottolinea che le relazioni commerciali tra i due attori globali “devono basarsi sui principi di reciprocità, sviluppo sostenibile, rispetto dei limiti ambientali, contributo agli obiettivi mondiali di prevenzione dei cambiamenti climatici, concorrenza leale e scambi commerciali equi”. La relazione, però, afferma che lo sviluppo della partnership deve “proseguire di pari passo con lo sviluppo di un dialogo politico effettivo, proficuo ed efficace”. Qui si sottolineano i problemi circa la tutela dei diritti umani, la lotta al lavoro minorile, la promozione della libera associazione. Il documento ribadisce l’urgenza di un contrasto coordinato alle merci contraffatte ed esprime “profonda preoccupazione” per “l’elevato numero di incidenti imputabili a prodotti cinesi pericolosi”, come giocattoli, cibi e farmaci.