TURCHIA

Riconoscimento necessario

I vescovi turchi da Benedetto XVI

Istituire una commissione bilaterale tra Santa Sede e Turchia per studiare le questioni “non ancora risolte” come “il riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica e delle sue proprietà”. La proposta arriva direttamente da Benedetto XVI che il 2 febbraio ha ricevuto in udienza i vescovi della Conferenza episcopale della Turchia, in occasione della visita ad limina. “Conosco – ha detto il Papa rivolto ai presuli – il vostro desiderio e la vostra disponibilità ad un dialogo sincero con le autorità per trovare una soluzione ai vari problemi che si pongono nelle vostre comunità, tra cui il riconoscimento giuridico della Chiesa cattolica e le sue proprietà. Un tale riconoscimento non può che essere benefico per tutti. È lecito sperare che dei contatti permanenti possano essere stabiliti, per esempio, attraverso una commissione bilaterale per studiare le questioni non ancora risolte”. Nel suo discorso Benedetto XVI ha inoltre ribadito che “spetta allo Stato assicurare, in maniera effettiva, ai cittadini e alle comunità religiose la libertà di culto e quella religiosa rendendo inaccettabile ogni violenza verso i credenti, qualunque sia la loro religione”. A questo riguardo non è mancato un ricordo “di tutti i cristiani, preti e laici, che hanno testimoniato la carità di Cristo, a volte fino al dono supremo della vita, come don Andrea Santoro”.Tarso, verso una soluzione. “Abbiamo registrato piccoli passi in avanti soprattutto per la chiesa di Tarso, che speriamo di poter avere in affitto. Le prossime settimane saranno decisive per una soluzione della questione”. Commenta al Sir mons. Luigi Padovese, presidente dei vescovi turchi (Cet) al termine dell’udienza. “Ci sono stati contatti – spiega – tra il sottoscritto, ed anche l’ambasciatore di Germania delegato dal suo Governo a seguire la vicenda, con le autorità turche. Siamo arrivati ad un passo dalla soluzione del problema magari con la concessione della chiesa anche in affitto, possibilità gradita anche alla controparte turca. Ora si tratta di trovare una formula giuridica che permetta questo passo. Intanto i pellegrini continuano ad arrivare. Abbiamo avuto un calo nel mese di dicembre ma adesso il numero sta tornando a crescere. Arrivano pellegrini da tanti Paesi nonostante la crisi economica globale”.Una Commissione bilaterale. Circa l’istituzione di una Commissione Bilaterale Santa Sede-Turchia, ventilata dal Papa nel suo discorso, il presidente della Cet si dice “felice che il Pontefice l’abbia voluta richiamare perché fa parte di un bisogno di chiarezza che, forse, in Turchia è arrivato il momento di avere. Più di un anno fa, infatti, avevamo inoltrato una richiesta simile al presidente della Repubblica, in cui affermavamo che c’è bisogno di vedersi per affrontare alcune questioni. Siamo una minoranza quasi insignificante – dichiara mons. Padovese – ma non si può ignorare che esistiamo. Credo che la Turchia debba cominciare a considerare anche la realtà delle minoranze. Le parole del Papa possono aprire a rinvigorire questo dialogo che da tempo abbiamo in atto con le autorità di Ankara e che sta dando, ripeto, dei segni positivi, soprattutto per quello che riguarda Tarso. Tuttavia occorre che dalle professioni di buona volontà si passi ai fatti”. Maggiore inculturazione. Non sono mancati riferimenti all’azione pastorale della Chiesa in Turchia. “Sotto questo aspetto – afferma Padovese – il Papa ci ha esortato a lavorare per una maggiore inculturazione della nostra Chiesa che non sia ‘in’ Turchia ma ‘di’ Turchia. I giovani rientrano in questa più incisiva azione pastorale ma non dobbiamo dimenticare che, da questo versante siamo carenti di forze fresche. Siamo, infatti, una minoranza e questo si riflette anche nel campo della presenza giovanile. Iniziative per loro vengono organizzate, a metà marzo avremo il pellegrinaggio dei giovani a Tarso e Antiochia, ma dobbiamo fare i conti con le enormi distanze geografiche che separano le chiese e che impediscono anche una migliore conoscenza reciproca”. A risentirne è anche la pastorale vocazionale, anche perché, sottolinea il vescovo, “non si può aprire un seminario: questo è uno dei cardini di cui spero di parlare con la controparte governativa, ammesso che accettino di creare questa commissione. È giusto che la Turchia dica che è un Paese in cui tutti hanno il diritto di essere e professare la propria fede però occorre anche che dia la possibilità alle comunità di mantenersi”.