IRLANDA

Un piano per gli ultimi

I vescovi preoccupati per la crescita della povertà nel Paese

Un piano strategico nazionale per aiutare gli ultimi e riduzioni volontarie di stipendi è quanto chiedono i vescovi irlandesi al Governo nazionale per affrontare la crisi economica globale. Il Piano si intitola “Sulla scia della tigre celtica: la povertà nell’Irlanda contemporanea”. ( Per “Tigre celtica” si intende il rapido e forte sviluppo economico del Paese negli ultimi anni) Alcuni dati per meglio comprendere l’emergenza povertà in Irlanda: nel 2007 la società di san Vincenzo la più importante associazione di beneficenza del Paese impegnava oltre 43 milioni di euro per gli esclusi, nel 2008 ha impegnato 55 milioni. In Irlanda oggi un bambino ogni nove, 111.000 in tutto, sta tutto il giorno senza aver mangiato o abita in una casa fredda perché i genitori guadagnano meno del 60% del reddito medio nazionale e non hanno soldi per cibo e riscaldamento. Da leader europeo negli anni del boom economico l’Irlanda ha raggiunto il penultimo posto nella zona dell’euro per la sua performance nell’economia. Silvia Guzzetti per SIR Europa ha intervistato il vescovo Raymond Field, presidente della commissione per la giustizia e gli affari sociali della Conferenza episcopale irlandese che ha firmato il documento.Alla luce di questi dati pensa che il governo stia facendo le cose giuste?“Penso che il governo stia facendo del suo meglio in circostanze molto difficili. Noi siamo preoccupati che nel momento in cui si fanno tagli per recuperare soldi non vengano puniti i più poveri. È importante che non vengano fatti tagli al settore dell’educazione e dell’assistenza sociale. Siamo stati immersi nella globalizzazione e nella globalizzazione non ci sono principi guida ispirati dal bene comune, chi è più forte sopravvive”.Nel documento si sottolinea che anche negli anni del boom c’erano i poveri. Il rischio è che saranno ancora questi a pagare il prezzo più alto di questa crisi?“Durante gli anni della tigre celtica molti hanno tratto vantaggio dalla ricchezza senza che essa venisse ridistribuita tenendo conto anche dei più poveri. Il settore industriale e finanziario si è avvantaggiato enormemente così come è aumentato il consumismo e quindi anche gli sprechi. Ci rendiamo conto oggi che di molte cose avremmo potuto fare a meno e paghiamo il prezzo di questa voglia di beni non necessari. I poveri di oggi sono anche quelle persone che non sanno affrontare la vita e la gestione del denaro in modo opportuno e quindi finiscono in povertà. Ma ci sono anche i nomadi che si spostano in continuazione e persone che per un momento di crisi nella vita, una malattia mentale, la perdita di un posto di lavoro, una disgrazia in famiglia, si ritrovano povere”.Ma se ci sono persone responsabili della loro stessa povertà non c’è il rischio che il sistema del welfare alimenti forme di assistenzialismo di lunga durata?“È importante che ci siano dei controlli che impediscano alle persone di approfittarsi dei sussidi dello stato sociale, ma è altrettanto importante accettare che ci saranno sempre dei poveri, persone non in grado di badare a loro stesse ed è importante che vi sia un sistema di welfare per aiutarle”.Avete chiesto per affrontare la crisi una riduzione volontaria degli stipendi, una revisione della soglia minima di reddito per avere diritto all’assistenza sanitaria, un piano per aiutare chi manca di riscaldamento, sussidi più alti e più aiuti per i genitori poveri che fanno fatica a pagare gli asili per i figli…“La Società di san Vincenzo ha visto un aumento enorme di persone che chiedono aiuto. Nel 2008 è stato del 30% in tutta Irlanda e del 40% nell’area di Dublino. Molti che prima erano tra i maggiori contributori oggi si trovano nella situazione di dover chiedere”.Vede degli aspetti positivi in questo momento di crisi?“Sì. Penso che ci stiamo rendendo conto di quanto siamo vulnerabili, visto che la crisi arriva inaspettata, e di quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri e della comunità alla quale apparteniamo. Ci stiamo accorgendo ora che il materialismo non soddisfa i nostri bisogni più profondi. Alla Gmg di Sydney ho visto quanto i giovani abbiano desiderio di una dimensione spirituale per dare significato autentico alla vita e di come siano consapevoli che i soldi, il lavoro o i beni di consumo non portano la felicità. Penso anche che questa crisi sia l’occasione per ripensare il sistema economico e, anziché lasciarlo in mano alla globalizzazione selvaggia, farlo regolare dal bene comune. Per questo abbiamo proposto di lanciare “un piano nazionale di sviluppo per le persone” che garantisca uno standard minimo di vita e buon accesso a educazione e sistema di sussidi, concentrandosi sullo sviluppo di infrastrutture umane nelle nostre comunità”.